Lo stop del campionato potrebbe salvare la Juve Stabia: così si rischia la retrocessione

La Juve Stabia rischia grosso se si dovesse tornare a giocare. Una squadra senza una società coesa rischia di naufragare in mare, un mare chiamato serie C!

Le perplessità e le difficoltà di una eventuale ripartenza hanno sempre interrogato i vertici della Juve Stabia. Dai troppi tamponi da effettuare alla mancanza di strutture adeguate, fino all'attuazione di un protocollo impossibile per una società di provincia come quella stabiese. Tutto giusto. E infatti la piazza, così come la stampa, è sempre stata d'accordo con le dichiarazioni effettuate sia da Manniello che da Langella. "Difficile ripartire, saremo d'accordo a scendere in campo solo con le giuste rassicurazioni". Hanno gridato per mesi, i due soci di maggioranza gialloblu'., come dargli torto?.  Ma dopo la sfuriata in diretta dell'altra sera, forse, anzi senza forse, le motivazioni di non tornare a giocare sono ben altre.

L'ambiente non è sereno e questo ormai lo capirebbe anche un cieco. Tutti i dipendenti sono sull'orlo di una crisi di nervi. Una dirigenza ormai spaccata in due. Team Langella Vs Team Manniello, un vero e proprio scontro stile Marvel Cinematics Universe (riferimento a Team Capitan America Vs Team Iron Man ndr). Una guerra civile, una guerra interna che non potrebbe portare nessun buon frutto. E allora non scendere in campo, rimandare tutto a ottobre (inizio della nuova stagione) sarebbe di fondamentale importanza per una Juve Stabia alla ricerca di una identità societaria. Come può un calciatore, nonostante i soliti i discorsi "sono situazioni che non ci riguardano", tornare in campo serenamente? E' una domanda retorica, perché la risposta è evidentemente scontata. Un giocatore, anche il più professionista del mondo, riscontrerebbe difficoltà enormi a esprimersi al meglio in una situazione del genere. Come può un dipendente dare il meglio se i suoi datori di lavori sono in guerra? E allora, probabilmente, la speranza dei calciatori gialloblu' è quella di tornare in campo direttamente per la prossima stagione. Nonostante la loro voglia di calcio sia tanta, in questa situazione di crisi societaria parlare di calcio è davvero difficile.

L'unica soluzione a questo grande problema sarebbe quella di mettersi intorno a un tavolo, discutere della situazione e cercare di uscirne da persone civili. Senza insulti, senza sbroccare come due sere fa. Dopodiché, per dare un po' di serenità all'ambiente intero, organizzare una conferenza stampa e innanzitutto scusarsi. Perché una figuraccia del genere si fa fatica a ricordarla nella storia della Juve Stabia ma probabilmente dell'intero calcio italiano. Dopo le scuse e un chiarimento in diretta allora forse si potrebbe pensare a giocare a pallone. Ma fino ad allora bisognerà pregare affinché la Lega B cristallizzi la classifica e arrivederci. E' un rischio troppo grande adesso tornare a giocare in queste condizioni. Un rischio chiamato Serie C o addirittura qualcosa di più pericoloso come un fallimento societario. E allora in questi casi nemmeno il mago Fabio Caserta potrebbe fare qualcosa. In attesa di novità, anche la tifoseria attraverso i social si è schiarata: "Meglio non giocare, rischiamo grosso".

ANTONIO CARLINO

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