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“Mai per sempre”, il film di un figlio di Stabia. “Prima” allo Stabia Hall per la pellicola di Fabio Massa

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Un film made in Stabia presente nelle sale di tutta Italia. “Mai per sempre”, di e con Fabio Massa, è atteso dalla “prima” allo Stabia Hall. Appuntamento domani sera, quando saranno presenti anche gli attori, voluto fortemente dall’attore e regista stabiese che si sta facendo strada nel panorama del cinema italiano.
“Mai per sempre” è un film completamente partenopeo, gli attori scelti hanno dato al cinema italiano prestigio con le loro splendide interpretazioni nel corso degli anni. Cristina Donadio (“Scianel” in Gomorra) ha interpretato mia madre anche nel mio precedente film, “Aeffetto domino”, film sempre diretto da Massa. In questo nuovo progetto, il suo personaggio ha un’intimità più oscura e profonda, un po’ come tutti coloro che portano con sé un mondo da scoprire. La sceneggiatura è stata scritta a quattro mani con Demetrio Salvi e la collaborazione di Diego Olivares. È iniziato tutto dall’ultima scena: l’idea era di partire da un confronto molto forte tra i due amici, Luca e Antonio. “Mi interessava indagare su tutte le sfaccettature del tradimento e dell’abbandono – spiega Fabio Massa – Da lì è nata una storia che prende le distanze dai luoghi comuni e cerca di approfondire i lati oscuri di ognuno di noi. Non era nostra intenzione parlare di camorra, infatti non lo abbiamo fatto, ma non abbiamo potuto evitare di toccare alcuni argomenti come la corruzione, come si evince dal ruolo dell’avvocato Saverio”.
“Mai per sempre” è una storia di stampo quasi shakespeariano. In una delle scene troviamo anche Manila Aiello, moglie del regista, che porta in grembo il piccolo Christian, alla sua prima prova “celata” cinematografica”.
“Mai per sempre” è una storia di amicizia, di amore, di eterna lotta tra il bene e il male. Luca è un ragazzo napoletano di famiglia benestante che vuole essere felice, costruirsi una famiglia e avere un lavoro onesto. Per realizzare i suoi sogni, preferisce andare via dalla sua città, apre un’officina meccanica con il suo miglior amico Antonio e si innamora di Maria, una ragazza ucraina con la quale decide di crearsi una famiglia. Ma quando tutto sembra essere perfetto, Maria dovrà fare i conti con il passato: Livio torna in paese diventando l’ostacolo della sua felicità. Ma Maria non sarà la sola a vivere una violenza, perché anche Silvana, la madre di Luca, vive un dramma. Grazie a Saverio, infatti, l’avvocato che in passato le è stato
vicino, Silvana si è potuta allontanare dal suo ex marito che ha abusato di lei. Tutto ciò, piano piano, si trasformerà in un rimorso, perché “Non doveva andare così…“
“E’ un film grazie al quale ho avuto modo di indagare sui coni d’ombra e di luce nella vita possibile di ognuno di noi! Un film duro, forte, a tratti struggente così come è stato definito dalla critica – commenta il regista stabiese – Ho avuto la fortuna di dirigere attori che hanno dato al cinema italiano prestigio con le loro splendide interpretazioni nel corso degli anni. Cristina Donadio (“Scianel” in Gomorra) ha interpretato mia madre anche nel mio precedente film, “Aeffetto domino”. In questo nuovo progetto, il suo personaggio ha un’intimità più oscura e profonda, un po’ come tutti coloro che portano con sé un mondo da scoprire. Un film che ha portato a casa circa 30 premi internazionali e che esce nelle sale dopo aver superato il lock down. Il film doveva uscire il 16 aprile, si trova finalmente a vivere il buio della sala! La prima nella mia città non poteva mancare… ho sempre portato Castellammare in ogni dove con i miei lavori! Questa volta lo faccio dedicando alla città la prima nazionale con il cast in sala! Tra gli altri mi piace sottolineare la presenza di un’altra meravigliosa attrice made in Stabia nel cast, Benedetta Valanzano, che ha ricoperto un ruolo da coprotagonista in modo eccellente! L’appuntamento è da giovedì 24 allo Stabia hall, per la prima sera vi faremo compagnia in sala”.


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Riflessioni e commenti del Centro Studi Piero Calamandrei sugli aspetti giuridici ad oggetto la sentenza della Corte Costituzionale sul “Patrocinio a spese dello Stato per tutte le vittime di violenza sessuale”

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Riflessioni e commenti del Centro Studi Piero Calamandrei sugli aspetti giuridici ad oggetto la sentenza della Corte Costituzionale sul “Patrocinio a spese dello Stato per tutte le vittime di violenza sessuale”

Il 2021 si apre con una sentenza importantissima della Corte Costituzionale in tema di diritti delle donne e di tutte le vittime di violenza, la sentenza n. 1 dell’11 gennaio 2021. Con detta pronuncia la Consulta ha giudicato non fondata la questione di legittimità che aveva investito l’art. 76, comma 4 ter, del DPR n. 115 del 2002 (Testo unico in materia di spese di giustizia), nella parte in cui prevede l’automatica ammissione al patrocinio a spese dello Stato della persona offesa dai reati indicati nella norma medesima.
Trattasi dei delitti di cui agli artt. 572, 583 bis, 609 bis, 609 quater, 609 octies e 612 bis, nonché, ove commessi in danno di minori, dei reati di cui agli artt. 600, 600 bis, 600 ter, 600 quinquies, 601, 602, 609 quinquies e 609 undecies del codice penale, tra i quali rientrano i maltrattamenti in famiglia, le violenze sessuali e lo stalking.
La questione era stata sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24, terzo comma, della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Tivoli, secondo cui la norma consisteva in un automatismo legislativo di ammissione al beneficio al solo verificarsi del presupposto di assumere la veste di persona offesa di uno dei reati indicati dalla medesima norma, con esclusione di qualsiasi spazio di apprezzamento e discrezionalità valutativa del giudice, disciplinando in modo identico situazioni del tutto eterogenee sotto il profilo economico portando a includere anche soggetti di eccezionali capacità economiche, a discapito della necessaria salvaguardia dell’equilibrio dei conti pubblici e di contenimento della spesa in tema di giustizia.
Tale questione di legittimità costituzionale, tuttavia, è stata giudicata infondata dalla Consulta, secondo la quale la scelta effettuata con la disposizione in esame rientra nella piena discrezionalità del legislatore e non appare né irragionevole né lesiva del principio di parità di trattamento, ciò considerando la vulnerabilità delle vittime dei reati di riferimento oltre che le esigenze di garantire al massimo il venire alla luce di tali fattispecie.
Ed invero, si legge nella decisione, “la giurisprudenza costituzionale ha in più occasioni ricondotto l’istituto del gratuito patrocinio nell’alveo della disciplina processuale (sent. n. 81 del 2017; ordinanze n. 122 del 2016 e n. 270 del 2012) nella cui conformazione il legislatore gode di ampia discrezionalità, con il solo limite della manifesta irragionevolezza o arbitrarietà delle scelte adottate”.
La Corte, relativamente al profilo di censura calibrato sull’automatismo del patrocinio a spese dello Stato quale presunzione assoluta, evidenzia che il beneficio in questione non è legato ad una presunzione di non abbienza delle persone offese dai reati, avendo tutt’altre giustificazioni, quali la necessità di adottare provvedimenti e misure tesi a garantire una risposta più efficace verso i reati contro la libertà e l’autodeterminazione sessuale, considerati di crescente allarme sociale, anche alla luce della maggiore sensibilità culturale e giuridica in materia di violenza contro le donne e i minori.
È evidente, dunque, che la ratio della disciplina in esame è rinvenibile in una precisa scelta di indirizzo politico-criminale che ha l’obiettivo di offrire un concreto sostegno alla persona offesa, la cui vulnerabilità è accentuata dalla particolare natura dei reati di cui è vittima, e a incoraggiarla a denunciare e a partecipare attivamente al percorso di emersione della verità.
“Questa sentenza rappresenta un passo importante in un momento storico particolarmente sensibile ai diritti delle donne e più in generale delle vittime di qualsivoglia violenza. Infatti, non può che ritenersi condivisibile la pronuncia della Consulta che, assicurando in tale ambito il patrocinio a spese dello Stato, manifesta la volontà, sempre più forte, di promuovere un sistema più efficace a sostegno proprio delle vittime di maltrattamenti e soprusi. Con l’auspicio che questa sentenza aiuti a contrastare in maniera incisiva tali ignobili reati ed infonda coraggio in tutti coloro che, purtroppo, ne restano coinvolti”.
Questo è il commento dei responsabili del Centro Studi Piero Calamandrei, operante da anni nel campo della formazione, Avv. Alessio Savarese e Avv. Raffaele Torrese, da sempre vicini alle problematiche sociali e promotori di lodevoli iniziative in tal senso.

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