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Acqua pubblica, il Comune ritardò il passaggio alla gestione privata: niente maxi-risarcimento alla Gori | LA SENTENZA

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Stop al maxi-risarcimento alla Gori per il ritardato passaggio di gestione dell’acqua pubblica a quella privata. E’ quanto è stato deciso da una sentenza del Tribunale di Torre Annunziata, al quale si era rivolto l’azienda che gestisce il servizio idrico. Il Comune rischiava un nuovo salasso, un nuovo buco di bilancio, tra l’altro più volte finito al centro di polemiche politiche.

Fino ai primi anni 2000 la gestione dell’acqua era pubblica. Per l’area stabiese se ne occupava l’Asam, azienda speciale del Comune di Castellammare, che ha poi lasciato spazio alla Gori dopo il processo di privatizzazione. Non senza resistenze da parte dell’ente comunale stabiese. Infatti, soltanto nel 2008 la gestione della rete idrica è passata nella mani della Gori, dopo anni di battaglie politiche e giudiziarie. Proprio il ritardato passaggio di gestione – sosteneva la Gori – avrebbe causato un danno economico e per questo motivo ha chiesto un maxi-risarcimento alla stessa Asam e al Comune di Castellammare.

Una richiesta che non è stata accolta dalla II sezione civile del Tribunale di Torre Annunziata. La sentenza a firma del giudice Luigi Ambrosino decreta il mancato risarcimento alla società Gori, in tale richiesta risulta prescritta. Infatti, una volta trascorsi i cinque anni non è più possibile vantare crediti, anche di fronte un illecito oggettivo. In questo caso, la conferenza dei servizi con cui è stato sancito il trasferimento dalla gestione pubblica a quella privata è datata 23 ottobre 2002, mentre il trasferimento in concreto del servizio è datato 13 maggio 2008. Invece l’atto di citazione è risalente al 2013. A questo punto il Comune è salvo: nessun maxi risarcimento alla Gori. Palazzo Farnese tira un sospiro di sollievo.

Daniele Di Martino


Politica

Debito Asam da 16 milioni, il Comune rischia un nuovo dissesto

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Altra tegola per Cimmino. È di qualche giorno il rigetto da parte dei commissari della proposta di inserire il debito ASAM da 16 milioni nell’organismo speciale di liquidazione. Detta così sembrerebbe una cosa tecnica da addetti ai lavori se non fosse che questo provvedimento di rigetto significa un grande alert per le casse comunali e per lo “spareggio” di bilancio. Si pensi che nel dicembre 2013 la allora amministrazione Cuomo dichiarò il dissesto per cifre intorno ai 15 milioni di euro ed adesso questa partita pregressa Asam si avvicinerebbe a quella somma li’. Vero è che la liquidazione ASAM con la relativa debitoria è storia del 2014 certamente non ascrivivile a Cimmino, tuttavia fa specie che l’assessore al ramo, profonda conoscitrice di tutte le partecipate avendo esercitato ruoli diversi con tutti i colori politici, non abbia dedicato tempo in questi ormai tre anni a questa vicenda. Era in itinere ed in via di completamento una transazione che coinvolgeva Comune Gori e Asam ma le tracce si sono perse nei cassetti di Palazzo Farnese.
Ormai fra un po’ si accende la candelina del terzo anno, il giro di boa del mandato sindacale abbondantemente superato, la scusa della colpa del passato non funziona più.
Buffalo Bill

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