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D’Apice eletto presidente, giallo su un voto «ballerino»: è caccia al franco tiratore del centrodestra

Due voti in meno anche grazie all’assenza cronica di Giulio Morlino: l’ex consigliere della Lega medita le dimissioni

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Emanuele-D'Apice

Semaforo verde per D’Apice ma con un franco tiratore nella maggioranza. Si è arrivati alla terza votazione per poter eleggere il nuovo presidente del consiglio, il successore di Vincenzo Ungaro, eletto tre anni fa al primo colpo con tre voti dell’opposizione.

Questa volta la maggioranza del sindaco Cimmino ha dovuto faticare un po’ prima di raggiungere l’obiettivo: D’Apice sale sullo scranno più alto dell’aula consiliare Falcone-Borsellino, al termine di un lungo botta e risposta. Il sindaco, infatti, cercava una convergenza dell’opposizione. Non c’è stata. Ma Francesco Nappi del Movimento Cinque Stelle, unico candidato alla vicepresidenza, è stato eletto ugualmente al primo colpo anche con i voti della maggioranza.

Preoccupano, però, i numeri in consiglio comunale. Il campanello d’allarme è scattato non solo con l’assenza, ormai cronica, di Giulio Morlino. Il consigliere Dc non era al fianco del capogruppo Barbara Di Maio e dalle stanze di Palazzo Farnese si vocifera di un allontanamento definitivo dalla politica, con sempre più probabili dimissioni. A questo si aggiunge il giallo di un «voto ballerino». Secondo i presenti in consiglio, D’Apice avrebbe dovuto incassare 16 preferenze. E invece si è fermato a 15, con Nappi che ha totalizzato un voto più rispetto alle aspettative. E’ quindi partita la caccia al franco tiratore della maggioranza di centrodestra.

Nonostante tutto, il nuovo capo dell’assise si gode il momento: «Sarò il presidente di tutti, anche dell’opposizione» esordisce Emanuele D’Apice, che poi si commuove quando ricorda il padre scomparso un anno fa: «Devo tutto a lui, mi ha insegnato tutto».

Daniele Di Martino


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Dimissioni, il «no» di D’Apice dopo una lite in villa con il sindaco | IL RETROSCENA

Commissione ancora al lavoro: pronte le verifiche sulle nuove assunzioni a Palazzo Farnese

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Dopo tanto discutere, sulla stampa e nelle segrete stanze di Palazzo Farnese, non cambierà nulla. Tutti restano al proprio posto. Almeno per ora. Eppure il sindaco Gaetano Cimmino, ben consigliato, aveva provato a smuovere le acque. Voleva dare un segnale alla commissione d’accesso, alla Prefettura, al ministro dell’interno. L’idea di far dimettere Emanuele D’Apice era diventata quasi una necessità. E invece ogni tentativo è risultato vano. Arriva il netto rifiuto di D’Apice a restituire l’incarico che tanto ha fatto discutere, dando il “la” per l’invio della commissione d’accesso, che altrimenti sarebbe arrivata soltanto dopo precise risultanze delle indagini che la Dda e la Procura di Torre Annunziata stanno svolgendo.

Il presidente del consiglio comunale non è disposto a tornare sui propri passi. E nei giorni scorsi l’ha comunicato in un confronto-scontro in villa comunale con il sindaco Gaetano Cimmino. I due sono stati notati mentre discutevano animatamente. Segno evidente del nervosismo che regna a Palazzo Farnese.

Cimmino, in questi giorni, sta provando a rimettere in sesto la barca che pende dal lato della Procura antimafia. Non a caso, il sindaco ha fatto notare sui social la costituzione di parte civile nel processo contro i clan stabiesi. Ha poi dato indirizzi precisi al comandante della polizia municipale per un controllo più accurato del territorio e per l’installazione di new jersey per combattere i parcheggiatori abusivi dell’acqua della Madonna.

Nel frattempo gli occhi dei commissari del Viminale si sono concentrati prima sulle pratiche urbanistiche a favore dei politici di Palazzo Farnese, poi sulle parentele «scomode» dei consiglieri comunali. Infine, un altro capitolo da affrontare sono anche le ultime assunzioni attraverso i concorsi pubblici. In questo caso potrebbero spuntare delle sorprese tra i nomi dei nuovi assunti, con verifiche sui legami di parentela con politici di Castellammare e del napoletano.

Daniele Di Martino

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