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Politica

De Gregorio-Cimmino: è guerra fredda! L’unica vittima è la città di Castellammare

Il presidente Eav non invita il sindaco alla cerimonia di apertura della Funivia del Faito. Sgarbo istituzionale che incrina ancora di più il rapporto. E a perdere sono i cittadini

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E’ ormai guerra fredda. Umberto De Gregorio e il sindaco Gaetano Cimmino non hanno ancora deposto l’ascia. E lo si capisce quanto, nel corso dell’inaugurazione della nuova stagione della Funivia del Faito, non c’è traccia del primo cittadino. Uno sgarbo istituzionale, perché alla cerimonia erano presenti il presidente del parco dei Lattari, Tristano Dello Ioio, la deputata Carmen Di Lauro e altre personalità. Dal Comune di Castellammare nessuno a rappresentare la città. Ma il realtà è l’invito che non è mai giunto a destinazione a Palazzo Farnese. L’Eav, dopo lo scontro sul cantiere temporaneo installato nelle Nuove Terme (sequestrato dai vigili), non ha nemmeno invitato il primo cittadino o un suo delegato. De Gregorio lo ha ammesso candidamente di non aver preferito la presenza di Gaetano Cimmino. Ma quanto può durare questa guerra fredda, dopo aver sferrato colpi d’ascia a suon di denunce e sequestri? Una guerra che non conviene a nessuno, soprattutto alla città, iniziata proprio dal sindaco di Castellammare. I ballo ci sono progetti vitali per lo sviluppo: l’ascensore del Solaro che collega le Terme con il centro cittadino, la stazione delle Antiche Terme e quella di Pozzano. In questa guerra l’unica vittima è la città di Castellammare.

Daniele Di Martino


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Dimissioni, il «no» di D’Apice dopo una lite in villa con il sindaco | IL RETROSCENA

Commissione ancora al lavoro: pronte le verifiche sulle nuove assunzioni a Palazzo Farnese

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Dopo tanto discutere, sulla stampa e nelle segrete stanze di Palazzo Farnese, non cambierà nulla. Tutti restano al proprio posto. Almeno per ora. Eppure il sindaco Gaetano Cimmino, ben consigliato, aveva provato a smuovere le acque. Voleva dare un segnale alla commissione d’accesso, alla Prefettura, al ministro dell’interno. L’idea di far dimettere Emanuele D’Apice era diventata quasi una necessità. E invece ogni tentativo è risultato vano. Arriva il netto rifiuto di D’Apice a restituire l’incarico che tanto ha fatto discutere, dando il “la” per l’invio della commissione d’accesso, che altrimenti sarebbe arrivata soltanto dopo precise risultanze delle indagini che la Dda e la Procura di Torre Annunziata stanno svolgendo.

Il presidente del consiglio comunale non è disposto a tornare sui propri passi. E nei giorni scorsi l’ha comunicato in un confronto-scontro in villa comunale con il sindaco Gaetano Cimmino. I due sono stati notati mentre discutevano animatamente. Segno evidente del nervosismo che regna a Palazzo Farnese.

Cimmino, in questi giorni, sta provando a rimettere in sesto la barca che pende dal lato della Procura antimafia. Non a caso, il sindaco ha fatto notare sui social la costituzione di parte civile nel processo contro i clan stabiesi. Ha poi dato indirizzi precisi al comandante della polizia municipale per un controllo più accurato del territorio e per l’installazione di new jersey per combattere i parcheggiatori abusivi dell’acqua della Madonna.

Nel frattempo gli occhi dei commissari del Viminale si sono concentrati prima sulle pratiche urbanistiche a favore dei politici di Palazzo Farnese, poi sulle parentele «scomode» dei consiglieri comunali. Infine, un altro capitolo da affrontare sono anche le ultime assunzioni attraverso i concorsi pubblici. In questo caso potrebbero spuntare delle sorprese tra i nomi dei nuovi assunti, con verifiche sui legami di parentela con politici di Castellammare e del napoletano.

Daniele Di Martino

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