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Politica

Svolta per l’housing sociale di Sant’Agnello, dissequestrati i 53 appartamenti

Il Riesame accoglie la tesi del progettista a capo della società immobiliare, protagonista anche della vicenda ex Cirio di Castellammare

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C’è «una sostanziale conformità dell’intervento costruttivo realizzato alle previsioni del Put e del Prg». Con queste motivazioni i giudici del Riesame hanno concesso il dissequestro dei 53 appartamenti di Sant’Agnello, finiti al centro di un’inchiesta della Procura di Torre Annunziata. Parliamo del progetto dell’housing sociale realizzato da una società con a capo l’ingegnere Antonio Elefante, lo stesso progettista del complesso immobiliare che sarebbe dovuto sorgere nell’area ex Cirio a Castellammare, ugualmente finito al centro di inchieste giudiziarie.

Questa volta, però, i giudici accolgono la tesi difensiva dell’ingegnere Elefante e in sostanza allontanano lo spettro di lottizzazione abusiva, l’accusa che i pm hanno formulato nei confronti del progettista e di tutta la giunta comunale di Sant’Agnello. Una carta che le difese si giocheranno in sede di processo, dal momento che pochi giorni fa sono stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini.

A questo punto, per non far cadere il castello accusatorio, la Procura sembra intenzionata a fare ricorso in Cassazione, con l’obiettivo di ribaltare il verdetto del Riesame.

Una vicenda che potrebbe andare di pari passo con la questione della Cirio, che vede coinvolti Greco e soci, ma anche politici di Pd e Forza Italia, tra cui Mario Casillo e Luigi Cesaro.

(dadimar)


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Politica

Dimissioni, il «no» di D’Apice dopo una lite in villa con il sindaco | IL RETROSCENA

Commissione ancora al lavoro: pronte le verifiche sulle nuove assunzioni a Palazzo Farnese

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Dopo tanto discutere, sulla stampa e nelle segrete stanze di Palazzo Farnese, non cambierà nulla. Tutti restano al proprio posto. Almeno per ora. Eppure il sindaco Gaetano Cimmino, ben consigliato, aveva provato a smuovere le acque. Voleva dare un segnale alla commissione d’accesso, alla Prefettura, al ministro dell’interno. L’idea di far dimettere Emanuele D’Apice era diventata quasi una necessità. E invece ogni tentativo è risultato vano. Arriva il netto rifiuto di D’Apice a restituire l’incarico che tanto ha fatto discutere, dando il “la” per l’invio della commissione d’accesso, che altrimenti sarebbe arrivata soltanto dopo precise risultanze delle indagini che la Dda e la Procura di Torre Annunziata stanno svolgendo.

Il presidente del consiglio comunale non è disposto a tornare sui propri passi. E nei giorni scorsi l’ha comunicato in un confronto-scontro in villa comunale con il sindaco Gaetano Cimmino. I due sono stati notati mentre discutevano animatamente. Segno evidente del nervosismo che regna a Palazzo Farnese.

Cimmino, in questi giorni, sta provando a rimettere in sesto la barca che pende dal lato della Procura antimafia. Non a caso, il sindaco ha fatto notare sui social la costituzione di parte civile nel processo contro i clan stabiesi. Ha poi dato indirizzi precisi al comandante della polizia municipale per un controllo più accurato del territorio e per l’installazione di new jersey per combattere i parcheggiatori abusivi dell’acqua della Madonna.

Nel frattempo gli occhi dei commissari del Viminale si sono concentrati prima sulle pratiche urbanistiche a favore dei politici di Palazzo Farnese, poi sulle parentele «scomode» dei consiglieri comunali. Infine, un altro capitolo da affrontare sono anche le ultime assunzioni attraverso i concorsi pubblici. In questo caso potrebbero spuntare delle sorprese tra i nomi dei nuovi assunti, con verifiche sui legami di parentela con politici di Castellammare e del napoletano.

Daniele Di Martino

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