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Terme, Di Martino: «Quando le aprimmo nessuno voleva pagare il biglietto di ingresso. Unica strada la privatizzazione»

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«Un’operazione che costò 70mila euro ma incassammo solo 3mila euro. Nessuno voleva pagare»

Castellammare di Stabia. «C’è una classe politica che non si è ancora convinta che quelle terme non possono più essere pubbliche ma private». A sostenerlo è Andrea Di Martino, consigliere comunale di opposizione ed esponente di Italia Viva, intervenuto nella giornata di ieri a Rassegna Municipal condotta da Giovanni Santaniello su StabiaNews.it. Durante l’intervista si è affrontato anche il discorso Terme, nell’ambito dello sviluppo turistico della città, attualmente chiuse e sulle quali si attende la firma della regione del protocollo di intesa tra Ministero dello Sviluppo Economico, Comune di Castellammare di Stabia.

«Quando ero vice sindaco – racconta – ci fu l’unico tentativo serio di affidare le terme vecchie. Ci fu un imprenditore del settore alberghiero che partecipò ad un primo step della manifestazione di interesse. Era un albergatore di Napoli, solo che la sua società si chiamava «La Fragolina». A Castellammare – prosegue il racconto – iniziò una derisione per il nome della sua società e quando vide questo clima, chi cercava di avvicinarlo, chi di capire chi era, mandò un messaggio a me dicendo la città non è pronta ad un investimento del genere e di non partecipare alle fasi successive».

L’ultima riapertura al pubblico delle antiche terme risale proprio al 2016 sotto l’amministrazione Pannullo di cui Di Martino era vice Sindaco: «io le terme le ho aperte quando ero vice sindaco, siamo stati aperti da agosto ad ottobre. Il biglietto di ingresso era 5 euro per i non residenti e 3 per i residenti. Un’operazione che ci costò complessivamente 70mila euro. Nei tre mesi incassammo 3mila euro perchè nessuno voleva pagare il biglietto di ingresso, per portare le persone bisognava organizzare gli eventi gratis». emidav


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Dimissioni, il «no» di D’Apice dopo una lite in villa con il sindaco | IL RETROSCENA

Commissione ancora al lavoro: pronte le verifiche sulle nuove assunzioni a Palazzo Farnese

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Dopo tanto discutere, sulla stampa e nelle segrete stanze di Palazzo Farnese, non cambierà nulla. Tutti restano al proprio posto. Almeno per ora. Eppure il sindaco Gaetano Cimmino, ben consigliato, aveva provato a smuovere le acque. Voleva dare un segnale alla commissione d’accesso, alla Prefettura, al ministro dell’interno. L’idea di far dimettere Emanuele D’Apice era diventata quasi una necessità. E invece ogni tentativo è risultato vano. Arriva il netto rifiuto di D’Apice a restituire l’incarico che tanto ha fatto discutere, dando il “la” per l’invio della commissione d’accesso, che altrimenti sarebbe arrivata soltanto dopo precise risultanze delle indagini che la Dda e la Procura di Torre Annunziata stanno svolgendo.

Il presidente del consiglio comunale non è disposto a tornare sui propri passi. E nei giorni scorsi l’ha comunicato in un confronto-scontro in villa comunale con il sindaco Gaetano Cimmino. I due sono stati notati mentre discutevano animatamente. Segno evidente del nervosismo che regna a Palazzo Farnese.

Cimmino, in questi giorni, sta provando a rimettere in sesto la barca che pende dal lato della Procura antimafia. Non a caso, il sindaco ha fatto notare sui social la costituzione di parte civile nel processo contro i clan stabiesi. Ha poi dato indirizzi precisi al comandante della polizia municipale per un controllo più accurato del territorio e per l’installazione di new jersey per combattere i parcheggiatori abusivi dell’acqua della Madonna.

Nel frattempo gli occhi dei commissari del Viminale si sono concentrati prima sulle pratiche urbanistiche a favore dei politici di Palazzo Farnese, poi sulle parentele «scomode» dei consiglieri comunali. Infine, un altro capitolo da affrontare sono anche le ultime assunzioni attraverso i concorsi pubblici. In questo caso potrebbero spuntare delle sorprese tra i nomi dei nuovi assunti, con verifiche sui legami di parentela con politici di Castellammare e del napoletano.

Daniele Di Martino

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