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Politica

I giovani del Pd: «Non è dignitoso lavorare per 3 euro all’ora»

Il movimento giovanile Dem replica alle tante lamentele dei ristoratori che non trovano personale estivo

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Riceviamo e pubblichiamo l’intervento dei giovani Dem di Castellammare:

In questi giorni abbiamo guardato con attenzione al dibattito cittadino sul reddito di cittadinanza e sulle difficoltà a trovare personale a cui stanno andando incontro determinate attività. Per quanto ci riguarda non vogliamo focalizzarci sulla funzionalità e sui difetti del reddito di cittadinanza, ma sull’abbinare a questo le difficoltà nel trovare personale, l’immagine dello scansafatiche ignorando anche il contesto di opacità che riguarda i diritti dei lavoratori.
Noi giovani non vogliamo lavorare. Vogliamo stare sulle spalle dei nostri genitori, anzi ci divertiamo ad essere un peso per loro, senza combinare proprio nulla nella nostra vita. Perché a quanto pare per combinare qualcosa, non c’è altra chance che ridursi a lavorare 12 ore al giorno per 3 euro all’ora (quando ti va bene), 600 euro non bastano nemmeno per l’affitto e ci ritroveremmo comunque a vivere fino ai 35 anni a casa coi nostri cari, che non è proprio la massima aspirazione per la nostra generazione. Accettare un lavoro sottopagato ci permetterebbe quindi di smettere di gravare sulle spalle dei nostri genitori? Noi non crediamo. E quindi si, non abbiamo voglia di lavorare a queste condizioni. Non abbiamo voglia di essere sottovalutati, di lavorare quando questo significa essere malpagati rispetto alle ore di impegno e sudore. Non abbiamo voglia di lavorare quando questo significa essere a nero, assunti senza contratti, senza garanzie di quei diritti stabiliti dalla legge, quei diritti duramente acquisiti con le lotte di chi è venuto prima di noi. Non abbiamo voglia di lavorare quando questo significa essere assunti con contratti il cui contenuto nasce e muore sulla carta, senza mai incrociarsi con i veri termini del rapporto di lavoro. Non abbiamo voglia di lavorare quando questo significa piegarsi alla retorica del si è sempre fatto così, del ‘bisogna fare esperienza o gavetta’, che automaticamente vuol dire accettare quello che nei fatti è sfruttamento. Non abbiamo voglia di lavorare quando questo significa lavora a tuo rischio e pericolo.
La nostra non vuole essere una generalizzazione, sappiamo che tutto questo non riguarda tutte le attività o tutti gli imprenditori. Ma sappiamo anche che, così come noi abbiamo basato queste parole sulle nostre esperienze personali, così anche molti lettori, che abbiano 20, 30, 40 anni, avranno pensato a quell’episodio vissuto sulla propria pelle, su quella di un proprio amico, di un proprio parente.
Sappiamo che grande parte di queste attività sono già state gravemente penalizzate dalla pandemia e dalle misure di contrasto alla crisi sanitaria, tuttavia non riusciamo a sopportare la retorica del giovane che preferisce stare sul divano con il reddito piuttosto che lavorare. Una retorica che da diverso tempo è tornata alla ribalta delle cronache nazionali e non. Perché parlare solo del reddito, ignorando tutto ciò che circonda il mondo del lavoro, vuol dire avere una visione parziale. Perché se un sussidio di 600 euro fa concorrenza ad un’offerta di lavoro, forse il problema non è nel sussidio.

Giovani Democratici-Stabia
Andrea Buonocore
Francesco Coppola
Emanuela Sorrentino
Aniello Somma
Nicoletta Gargiulo
Alessio di Capua
Marcella Somma
Alberto Di Somma
Giuseppe Camorino


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Politica

Dimissioni, il «no» di D’Apice dopo una lite in villa con il sindaco | IL RETROSCENA

Commissione ancora al lavoro: pronte le verifiche sulle nuove assunzioni a Palazzo Farnese

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Dopo tanto discutere, sulla stampa e nelle segrete stanze di Palazzo Farnese, non cambierà nulla. Tutti restano al proprio posto. Almeno per ora. Eppure il sindaco Gaetano Cimmino, ben consigliato, aveva provato a smuovere le acque. Voleva dare un segnale alla commissione d’accesso, alla Prefettura, al ministro dell’interno. L’idea di far dimettere Emanuele D’Apice era diventata quasi una necessità. E invece ogni tentativo è risultato vano. Arriva il netto rifiuto di D’Apice a restituire l’incarico che tanto ha fatto discutere, dando il “la” per l’invio della commissione d’accesso, che altrimenti sarebbe arrivata soltanto dopo precise risultanze delle indagini che la Dda e la Procura di Torre Annunziata stanno svolgendo.

Il presidente del consiglio comunale non è disposto a tornare sui propri passi. E nei giorni scorsi l’ha comunicato in un confronto-scontro in villa comunale con il sindaco Gaetano Cimmino. I due sono stati notati mentre discutevano animatamente. Segno evidente del nervosismo che regna a Palazzo Farnese.

Cimmino, in questi giorni, sta provando a rimettere in sesto la barca che pende dal lato della Procura antimafia. Non a caso, il sindaco ha fatto notare sui social la costituzione di parte civile nel processo contro i clan stabiesi. Ha poi dato indirizzi precisi al comandante della polizia municipale per un controllo più accurato del territorio e per l’installazione di new jersey per combattere i parcheggiatori abusivi dell’acqua della Madonna.

Nel frattempo gli occhi dei commissari del Viminale si sono concentrati prima sulle pratiche urbanistiche a favore dei politici di Palazzo Farnese, poi sulle parentele «scomode» dei consiglieri comunali. Infine, un altro capitolo da affrontare sono anche le ultime assunzioni attraverso i concorsi pubblici. In questo caso potrebbero spuntare delle sorprese tra i nomi dei nuovi assunti, con verifiche sui legami di parentela con politici di Castellammare e del napoletano.

Daniele Di Martino

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