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«Affare Cirio agevolato da Forza Italia», la Procura stringe il cerchio sui big forzisti. Casillo e Iovino (Pd) fuori dall’inchiesta

Avviso di conclusione delle indagini notificato ai deputati Pentangelo e Cesaro. Stralciata la posizione dei referenti del Partito Democratico

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L’affare Cirio sarebbe stato agevolato dai big campani di Forza Italia. Dopo poco più di un anno dai primi avvisi di garanzia, la Procura di Torre Annunziata chiude le indagini e stringe il cerchio intorno ai deputati forzisti Antonio Pentangelo e Luigi Cesaro. Escono di scena, invece, gli esponenti del Partito Democratico. Per il momento cade l’accusa di traffico di influenze per il capogruppo regionale del Pd, Mario Casillo, e per il suo referente stabiese di allora, Gennaro Iovino. La loro posizione è stata stralciata e quindi non figurano tra i destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato ai nove indagati.

Il pm della Procura di Torre Annunziata, Andreana Ambrosino, ricostruisce l’intera vicenda dell’affare Cirio ipotizzando un sistema di corruzione e di nomine pilotate per consentire agli imprenditori Tobia Polese (deceduto) e Adolfo Greco volto a ottenere il permesso a costruire per la realizzazione di appartamenti nell’area che un tempo ospitava la fabbrica di conserve.

Secondo il pm oplontino, Antonio Pentangelo in qualità di vicepresidente della Provincia di Napoli (poi diventato presidente facente funzioni) e Luigi Cesaro (referente politico dello stesso Pentangelo) avrebbero ricevuto utilità da Adolfo Greco e da Tobia Polese per pilotare la nomina di Maurizio Biondi come commissario ad acta (nomina a firma di Antonio Pentangelo) e ottenere il rilascio delle autorizzazioni per l’area Cirio.

Secondo la Procura, lo stesso Biondi sarebbe stato concretamente individuato da Luigi Cesaro e formalmente nominato da Pentangelo in virtù dei rapporti professionali con il figlio di Cesaro, l’architetto Francesco Cesaro, con l’obiettivo di definire quanto prima la pratica edilizia.

In realtà, la nomina del commissario ad acta si è resa necessaria in quanto il settore urbanistica del Comune di Castellammare non si è mai espresso sul progetto di riconversione dell’ex stabilimento della Cirio.

Le indagini hanno ricostruito anche la consegna di un Rolex ad Antonio Pentangelo e la somma di 10mila euro affidata a Luigi Cesaro. Ma anche l’intercessione di Greco affinché l’imprenditore Giuseppe Imperati concedesse in affitto al partito di Forza Italia la sede di piazza Bovio al civico 8 per un canone di tremila euro, a fronte della richiesta iniziale di cinquemila euro.

Per la Procura, Greco avrebbe assicurato sostegno elettorale al figlio di Luigi Cesaro, Armando, eletto consigliere regionale nel 2015 tra le fila di Forza Italia.

Il commissario ad acta Biondi, invece, avrebbe ricevuto somme per 12mila euro in due diverse tranche, consegnate dall’ingegnere Antonio Elefante.

In tutto nove indagati che ora rischiano il processo, compresi gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate per una vicenda legata a controlli fiscali che avrebbero agevolato la società di Greco. 

Daniele Di Martino


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Castellammare volta la faccia a Di Maio, solo Cirillo tentato dal ministro

Il Movimento Cinque Stelle stabiese compatto con Conte. Il consigliere regionale deve sciogliere ancora la riserva

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Mentre Luigi Di Maio fa campagna acquisiti nei consigli comunali della provincia di Napoli, a Castellammare sembra tutti schierarsi con Giuseppe Conte. Nessuna emorragia per i grillini stabiesi. Le stesse deputate Carmen Di Lauro e Teresa Manzo si sono schierate sin dal primo momento con il Movimento. Anche tra gli iscritti ed ex consiglieri comunali, nessuno è stato attirato dalle sirene di Luigi Di Maio. +

L’unico che starebbe valutando l’ipotesi di abbracciare “Insieme per il Futuro” è Luigi Cirillo, consigliere regionale eletto nel movimento Cinque Stelle per la seconda volta tra i banchi del centro direzionale. Del resto in Regione sono in tanti a seguire il ministro degli Esteri, compresa la Ciarambino. Ci sarebbe addirittura un accordo per entrare in maggioranza, come infatti l’invito di De Luca a Di Maio è stato quello di creare insieme una grande forza riformista. E quindi avanti con le grandi manovre.

Daniele Di Martino

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