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Inchiesta Olimpo

Processo Olimpo, accuse del Pd a Cimmino: “Solo silenzi su Greco”


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Nessuna condanna e alcuna presa di distanza da Adolfo Greco, imprenditore condannato a 8 anni in primo grado a culmine del processo Olimpo. È questa l’accusa lanciata dal Pd stabiese al sindaco Cimmino. Un duro e lungo comunicato che non manda a dirle al leader del centrodestra stabiese.

“La sentenza di I° grado del processo Olimpo segna un punto di svolta ineluttabile per la nostra città, uno spartiacque tra un prima e un dopo – si legge nella nota del Partito Democratico – Sicuramente ci interessa, e non poco, il dato giudiziario frutto di un lavoro che le forze dell’Ordine e la Magistratura stanno portando avanti orami da anni nella nostra città con eccellenti risultati. Da questa vicenda emerge, però, un dato politico netto: il perverso condizionamento, subito negli anni dalla città, da uno stretto connubio tra imprenditori, politica e Camorra. Pensavamo che ciò destasse nell’opinione pubblica un moto di protesta, una qualche reazione. Invece abbiamo dovuto constatare un silenzio assoluto, una sorta di indifferenza che fa più rumore di qualsiasi parola.

Così come ci aspettavamo dall’Amministrazione Comunale una condanna vera e forte, invece abbiamo dovuto leggere un comunicato che si commenta da solo. In fondo, come può mai il sindaco esternare un giudizio su chi è stato tra i promotori e gli artefici della sua scalata a Palazzo Farnese e successivamente fautore dell’ingresso di “uomini di fiducia” nella squadra di governo cittadina? La camorra va combattuta con azioni concrete e di sostanza e non solo con iniziative simboliche, che guarda caso sono diventate il leitmotiv dell’azione amministrativa da quando è stata concessa la proroga alla commissione d’inchiesta. Dalle parentele scomode si prendono le distanze, le zone grigie e l’imprenditoria collusa va messa alla porta. Gli ingranaggi della macchina burocratica vanno oleati con la correttezza dell’agire nell’interesse esclusivo della città senza il minimo sospetto di zone d’ombra.

Siamo sempre più convinti che l’arrivo della commissione d’inchiesta sia stato un bene per Castellammare, che il lavoro svolto dalla commissione, oramai alle battute finali, servirà a chiarire e dare verità ad azioni amministrative che poco o nulla hanno avuto a che spartire con i principi di trasparenza e legalità.
Per il resto la giustizia seguirà il suo corso.

Si aprirà a breve il tempo della responsabilità nei confronti di questa città. Il tempo di una fase di riprogrammazione, una fase diversa, che come PD abbiamo già lanciato da alcuni mesi sul territorio con le nostre scelte politiche.
Sentiamo la necessità di rivendicare il ruolo della politica, perché oggi più di ieri è giusto che la politica torni a svolgere il suo ruolo. Ognuno faccia la sua parte, cittadini, studenti, lavoratori, mondo dell’associazionismo. Facciamo nostro l’appello che il procuratore nazionale Antimafia Cafiero de Raho lanciava alla nostra città dalle pagine del quotidiano “la Repubblica” lo scorso mese di marzo. Pensiamo a costruire un fronte comune che, partendo da un’ analisi seria e senza sconti delle vicende politiche e amministrative, di cui l’amministrazione comunale dimostra anche oggi di non essere capace, sappia diventare sentinella per la legalità. È il momento della responsabilità, della chiarezza e della determinazione”.


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Politica

Il tempo è scaduto! La commissione d’accesso lascia il Comune, ora c’è l’incubo scioglimento

Dopo sei mesi termina l’incarico degli ispettori del Viminale. E’ attesa la relazione che si pronuncerà sulle eventuali infiltrazioni della camorra a Palazzo Farnese

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Il tempo è scaduto. E’ l’ora della verità a Castellammare. Termina il lavoro della commissione d’accesso, dopo sei mesi di verifiche, per scoprire eventuali infiltrazioni della camorra a Palazzo Farnese. Nulla è stato tralasciato dalla triade del Viminale. In questi 180 giorni sono centinaia i faldoni che sono stati spulciati nei minimi particolari, un lavoro che va di pari passo con le informazioni riservate provenienti dalle forze di polizia e dalla Procura. In effetti, a quanto pare, il capitolo più scottante è quello legato alle parentele di alcuni consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione. Al vaglio ci sono anche le intercettazioni spuntate fuori dalle ultime inchieste, che sembrano aver ipotizzato un legame forte tra imprenditoria, malavita e politica. Un intreccio venuto fuori dalle operazioni messe in atto, dal 2018 a oggi, dall’antimafia e dalla Procura di Torre Annunziata.

C’è poi il capitolo degli atti acquisiti a Palazzo Farnese. Grande attenzione verso appalti come quello dei rifiuti e della gestione del cimitero comunale, come per il settore delle pulizie e infine il tema più scottante della gestione delle pratiche urbanistiche, per cui è stato «ingaggiato» un consulente ad hoc. Non sono stati tralasciati nemmeno temi minori come gli eventi, d’altronde una delle ultime indagini ha scoperchiato la lunga mano della camorra e in particolare di quella stabiese negli eventi privati della penisola sorrentina. Un settore che quindi fa gola alla malavita, quindi meglio vederci chiaro anche nel caso di Palazzo Farnese.

Insomma, tanta carne a cuocere. E ora si attende il verdetto della commissione d’accesso. La triade del Viminale tirerà le somme e lo farà inviando una relazione indirizzata al Prefetto di Napoli, Palomba, appena insediato dopo l’addio di Valentini, colui che ha sancito l’avvio delle verifiche antimafia al Comune di Castellammare. Infine sarà il prefetto a inviare il dossier al ministro dell’Interno, ma ogni decisione sarà ratificata in sede di consiglio dei ministri. Un decisione che potrebbe arrivare ai primi di gennaio.

Daniele Di Martino

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