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Falò dell’Immacolata, l’opposizione si «anticipa»: «Ecco il regolamento per la festa nei quartieri»

Dopo il successo di Sant’Antonio Abate, si risveglia la voglia di fucaracchi nei rioni stabiesi. Arriva la proposta dei consiglieri di minoranza al sindaco Cimmino

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Il grande successo del falò di Sant’Antonio Abate risveglia anche la voglia dei fucaracchi dell’Immacolata a Castellammare. I consiglieri di opposizione tentano di giocare di anticipo e propongono al sindaco Cimmino un regolamento per l’accensione dei falò nei quartieri, finora vietati senza dare valide alternative ai vari rioni cittadini.

L’esempio da seguire è quello di Sant’Antonio Abate, dove la sindaca Ilaria Abagnale ha organizzato una manifestazione (questa volta solo in streaming per via dei contagi) emozionante e una rappresentazione quasi teatrale dell’accensione del falò. Un qualcosa da emulare.

Casca a pennello la proposta dell’opposizione di approvare un regolamento. «L’obiettivo della manifestazione – si legge nella proposta – è di trasformare l’intera città ed in particolare i quartieri in un grande laboratorio enogastronomico, artigianale e musicale, compiendo un vero e proprio viaggio nel mondo della tradizione popolare, con spettacoli e artisti di strada lungo le strade della città.

Per questo motivo gli attori che saranno coinvolti nella manifestazione (operatori commerciali, Parrocchie, associazioni, comitati di quartiere e altri attori territoriali), dovranno sviluppare una proposta commerciale e/o culturale basata sulla promozione e valorizzazione delle risorse locali tipiche.

Tali organizzazioni per poter aderire alla manifestazione dei “Fucaracchi dell’Immacolata” e sviluppare una proposta dovranno insieme costituire un apposito “Comitato per i falò” registrandosi presso il Comune.

Il Comitato per il Falò deve chiedere tutte le dovute autorizzazioni per svolgere la manifestazione e acquista la legna a proprie spese e deve essere certificata la non tossicità della legna utilizzata. È il Comitato ad allestire il Falò e lo stesso non può in nessun caso essere più alto di due metri. Il Comitato per il falò, sotto la propria responsabilità, deve provvedere alla pulizia dell’intera area utilizzata per la manifestazione».

Daniele Di Martino


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Politica

I commissari ordinano la demolizione degli abusi del clan a Faito

Il caso finito anche nella relazione della commissione d’accesso

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Giù gli abusi nel castagneto della camorra. La commissione straordinaria ordina la demolizione di opere realizzate abusivamente in un terreno su Monte Faito, un tempo gestito da esponenti del clan Di Martino e utilizzato per la coltivazione della cannabis anche dopo la confisca. Uno dei casi finiti delle pagine della commissione d’accesso, tra i motivi di scioglimento dell’amministrazione comunale di centrodestra. Gli ispettori del ministero rilevarono un’incongruenza tra un sopralluogo effettuato dalla polizia municipale e dai carabinieri. Mentre i vigili urbani dichiaravano che i terreni «…erano risultati inaccessibili in quanto situati in zona impervia e montuosa…», gli uomini dell’Arma hanno accertato che invece erano facilmente individuabili e accessibili con autovettura e che su di essi risultano allestiti stalle e ricoveri, all’interno dei quali si trovavano animali di varie razze. Proprio questi manufatti allestiti per il ricovero degli animali saranno abbattuti a spese del Comune.

“E’ emerso che tali beninon sono utilizzabili per alcuna finalità pubblica che contempli un utilizzo da parte di esseri umani, dal momento che trattasi di baraccamenti in lamiera, con struttura mista in ferro e blocchi in lapilcemento, del tutto fatiscenti e privi di ogni requisito statico-strutturale oltre che igienico-sanitario” si legge tra gli atti propedeutici ai lavori di demolizione.

Palazzo Farnese pone l’accento sulla “necessità del ripristino dello stato dei luoghi e del legittimo uso del suolo”, con la possibilità di rivalersi sui trasgressori per il recupero in danno degli esborsi sostenuti.

Per fare ciò verrà individuata una ditta specializzata attraverso trattativa diretta su piattaforma MePa, pescando quindi tra le ditte incaricate solitamente dalla Procura Generale della Repubblica, soprattutto iscritta nella white list della Prefettura Napoli.

Daniele Di Martino

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