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Politica

I sindaci stabiesi e la maledizione della tratta ferroviaria dismessa. Dopo Pannullo ora rischia anche Cimmino

L’ex sindaco fu sfiduciato dopo un incontro con il primo cittadino di Gragnano. Ora l’attuale fascia tricolore è a rischio scioglimento

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Quella maledetta tratta ferroviaria tra Castellammare e Gragnano. Corsi e ricorsi storici. Perché ogni volta che un sindaco stabiese è vicino alla risoluzione di quest’annoso problema, si interrompe bruscamente il mandato elettivo.
E’ accaduto con Toni Pannullo e rischia di accadere, adesso, a Gaetano Cimmino.
C’è un aneddoto che forse non è mai stato raccontato finora. E narra proprio della missione dell’allora sindaco Toni Pannullo nella vicina Gragnano. Doveva essere un tranquillo pomeriggio di febbraio (2018), precisamente il giorno 5, quando l’allora primo cittadino del Pd si recò nella città della pasta per mettere nero su bianco un accordo con il sindaco di allora Paolo Cimmino. Si parlò appunto della riattivazione della tratta ferroviaria attraverso l’introduzione di un tram leggero.
Dopo poche ore, fu sfiduciato proprio in uno studio notarile di piazza San Leone a Gragnano.
Proprio in questi giorni il sindaco attuale Gaetano Cimmino – su cui pende la spada di Damocle dello scioglimento – ha incontrato virtualmente (in videoconferenza) il primo cittadino di Gragnano per l’attivazione della tratta ferroviaria dismessa da anni. E ironia della sorte potrebbe essere proprio uno degli ultimi atti da sindaco, perché in settimana il Consiglio dei Ministri dovrebbe esprimersi sull’eventuale scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche.
Se così fosse, la tratta ferroviaria Gragnano-Castellammare si confermerebbe una bestia nera per i sindaci stabiesi. Dopo Pannullo toccherebbe a Cimmino.

Daniele Di Martino


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Politica

ELEZIONI | Reddito di Cittadinanza, proposta di Nora Di Nocera: “Va implementato”

La candidata al Senato per il centrosinistra: “Mantenere una parte del sussidio anche dopo aver trovato lavoro”

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“Il redddito di cittadinanza va implementato e va mantenuto anche dopo aver trovato un lavoro”. E’ la proposta di Nora Di Nocera, candidata per il centrosinistra al Senato per il collegio di Castellammare-Torre, in vista delle elezioni del 25 settembre.

“Il reddito di cittadinanza è una misura sacrosanta che va salvaguardata ed implementata. Il rdc, inoltre, ha permesso a tanti italiani di beneficiare di un reddito in un momento molto complicato per l’intero Paese che ha attraversato la crisi economica e sociale derivante dalla pandemia da Covid – spiega la candidata – Del resto, la storia ci dice che è stato il Partito Democratico ad aver introdotto tale misura come reddito di inclusione, poi diventato reddito di cittadinanza. E’ perciò vero che il reddito viene percepito in Campania e nel Sud Italia in percentuale maggiore rispetto al Nord, ma non penso né che possa condizionare il voto né che sia un disincentivo al lavoro nella nostra regione. Se ci sono dati in tal senso allora dobbiamo inserire la possibilità per i percettori di mantenere una parte del sussidio nel caso in cui trovino un impiego. L’accompagnamento al lavoro è una necessità di cui bisogna discutere, ma parliamo comunque di una misura necessaria di contrasto alla povertà, che ricordo a tutti che non è una colpa. Dati Istat confermano che nel 2020 grazie al reddito di cittadinanza e di emergenza si è evitato che circa un milione di cittadini arrivasse sotto la soglia della povertà assoluta”.

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