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Politica

L’Asl privatizza le cure domiciliari e il trasporto, sindacati sul piede di guerra

Duro documento di Cgil, Cisl, Uil, Fials e Nursing Up

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L’Asl privatizza le cure domiciliari e il trasporto degli infermi, i sindacati sono sul piede di guerra. Con un duro documento unitario di Cgil, Cisl, Uil, Fials, Nursing Up, indirizzato al direttore generale, esprimono tutto il dissenso: « In riferimento alle delibere citate in oggetto, dove si evince la chiara volontà politica di affidare a terzi, servizi strategici e pezzi del sistema pubblico quali cure domiciliari e trasporto infermi, esprimiamo tutto il nostro dissenso, la nostra disapprovazione, il nostro assoluto distacco – si legge nel documento – Riteniamo che questi servizi debbano essere assolutamente a gestione pubblica, prestazioni dirette da parte di operatori del SSN, al fine di fornire ai cittadini e ai lavoratori, il massimo delle garanzie possibili.
Spesso questi appalti non risolvono neppure il paventato risparmio economico, ma altro non sono che autentiche penalizzazioni nei riguardi dei lavoratori, molto spesso sottopagati, ai quali vengono applicati contratti assai fantasiosi con regole mai condivise e rispettate. Ci saremmo aspettati, considerato l’altissimo numero di precari presso la nostra azienda, un atteggiamento diverso indirizzato al superamento del precariato nelle strutture pubbliche che passi attraverso la sempre più internalizzazione dei servizi.

Dobbiamo prendere atto invece, che si vuole continuare a percorrere il sentiero della provvisorietà, della incertezza, della insicurezza. Ci saremmo aspettati più coraggio dopo la tempesta pandemica, che ha dimostrato che c’è da edificare un nuovo modello di Sanità del territorio, altro che esternalizzare.

Il Covid ha messo in risalto ed ha accentuato la necessità di un contesto pubblico forte, di dare risposte e assicurazioni necessarie che purtroppo sono mancate. Dobbiamo avere un’altra visione del futuro, ripercorrendo quelli che erano i principi fondanti del SSN, in attesa delle risorse che il PNRR distribuirà alle varie aziende sanitarie affinché la sanità sia sempre più “pubblica” e per tutti.

Pertanto, questa politica aziendale tesa alle esternalizzazioni, da noi non condivisa, va rivista e ridiscussa».


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Politica

I commissari ordinano la demolizione degli abusi del clan a Faito

Il caso finito anche nella relazione della commissione d’accesso

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Giù gli abusi nel castagneto della camorra. La commissione straordinaria ordina la demolizione di opere realizzate abusivamente in un terreno su Monte Faito, un tempo gestito da esponenti del clan Di Martino e utilizzato per la coltivazione della cannabis anche dopo la confisca. Uno dei casi finiti delle pagine della commissione d’accesso, tra i motivi di scioglimento dell’amministrazione comunale di centrodestra. Gli ispettori del ministero rilevarono un’incongruenza tra un sopralluogo effettuato dalla polizia municipale e dai carabinieri. Mentre i vigili urbani dichiaravano che i terreni «…erano risultati inaccessibili in quanto situati in zona impervia e montuosa…», gli uomini dell’Arma hanno accertato che invece erano facilmente individuabili e accessibili con autovettura e che su di essi risultano allestiti stalle e ricoveri, all’interno dei quali si trovavano animali di varie razze. Proprio questi manufatti allestiti per il ricovero degli animali saranno abbattuti a spese del Comune.

“E’ emerso che tali beninon sono utilizzabili per alcuna finalità pubblica che contempli un utilizzo da parte di esseri umani, dal momento che trattasi di baraccamenti in lamiera, con struttura mista in ferro e blocchi in lapilcemento, del tutto fatiscenti e privi di ogni requisito statico-strutturale oltre che igienico-sanitario” si legge tra gli atti propedeutici ai lavori di demolizione.

Palazzo Farnese pone l’accento sulla “necessità del ripristino dello stato dei luoghi e del legittimo uso del suolo”, con la possibilità di rivalersi sui trasgressori per il recupero in danno degli esborsi sostenuti.

Per fare ciò verrà individuata una ditta specializzata attraverso trattativa diretta su piattaforma MePa, pescando quindi tra le ditte incaricate solitamente dalla Procura Generale della Repubblica, soprattutto iscritta nella white list della Prefettura Napoli.

Daniele Di Martino

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