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Violenza di genere, patto tra magistratura, forze dell’ordine e istituzioni

E’ quanto venuto fuori dal convegno organizzato dallo studio Paolillo&Partner, andato in scena ieri al Towers Hotel di Castellammare di Stabia

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Violenza di genere

Un patto tra istituzioni, uomini del diritto e professionisti per contrastare l’emergenza della violenza di genere. E’ quanto venuto fuori dal convegno organizzato dallo studio Paolillo&Partner, andato in scena ieri al Towers Hotel di Castellammare di Stabia. Presenti magistrati, avvocati, politici ed esponenti delle forze dell’ordine.
Ad aprire i lavori, il prefetto Raffaele Cannizzaro, commissario straordinario del Comune di Castellammare di Stabia. «Come amministrazione abbiamo una particolare attenzione su questa tematica – ha detto Cannizzaro – Va fatto ancora tanto lavoro, nel nostro paese, ma anche all’estero, c’è ancora discriminazione. È un problema che non si risolve con la legge, ma partendo dall’educazione dell’uomo».
Centodue i professionisti presenti in sala, 367 quelli collegati attraverso il webinair su Zoom.
«Abbiamo notato la grande attenzione da parte degli enti pubblici sulla tematica della violenza di genere – ha detto l’avvocato Andrea Paolillo, aggiungendo – Da qui ci siamo chiesti: Noi uomini del diritto come possiamo impegnarci? Cosa possiamo fare per sensibilizzare la cittadinanza? Noi abbiamo questo dovere, quello di portare soluzioni pratiche per combattere la violenza di genere».
«Che un uomo organizzi un’iniziativa di questo tipo significa che le cose stanno davvero cambiando», è l’osservazione dell’onorevole Annarita Patriarca, componente della commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e violenza di genere.
«Si dice spesso che il più grande alleato del crimine è la paura. Un’affermazione falsa, il suo più grande alleato è il silenzio – ha detto l’onorevole Annarita Patriarca – Una donna che subisce violenze vive in una situazione di costrizione, di prigionia, tale da fiaccarla lentamente, fino ad arrivare al suo annientamento. Se non diamo alle donne la libertà economica, non le daremo mai la possibilità di liberarsi realmente dal giogo che subisce anche quando denuncia. Molte volte le vittime di violenza sono costrette ad andare via dal luogo dove hanno sempre vissuto, e con a carico i figli, devono avere la possibilità di ricostruirsi una vita».
Una sala che ha denunciato, raccontando esperienze personali, ma che ha innanzitutto, illustrato, documentato e definito il tema in termini giurisprudenziali, grazie ai precisi interventi degli avvocati Rosa Gaia Grassia, Laura Lembo e Rossella del Sarto (entrambe dell’avvocatura regionale Inail), che hanno intrattenuto gli ospiti documentando la giurisprudenza della tutela sul fenomeno del mobbing delle lavoratrici. Particolare attenzione anche agli aspetti psicologici e pedagogici, attraverso gli interventi del comandante della Polizia Penitenziaria di Agrigento, Gesuela Pullara, che ha illustrato i profili dei sex offender e il loro percorso rieducativo nelle carceri.
«Combattere il reato significa avere già una sconfitta, a noi interessa agire prima – ha detto infine Rita Villani, ispettore della polizia di Castellammare di Stabia – Per questo la polizia di stato mette in campo degli strumenti tecnologici per favorire la prevenzione. In alcune città, tra cui Napoli, c’è un progetto in via di sperimentazione: alle donne già vittime di violenza viene consegnato un braccialetto, grazie al quale, al minimo episodio, ci si riesce a mettere in contatto immediatamente con le forze dell’ordine. Abbiamo una banca dati interforze, con dei protocolli di attuazione che consentono l’individuazione di quei campanelli di allarme che permettono la prevenzione e l’applicazione del progetto Scudo. Il 9 marzo abbiamo aperto la “casa di Imma” a Castellammare. Per contrastare la violenza sulla rete la polizia ha creato l’app Youpol. Notevole è anche lo sforzo che la polizia impiega nella campagna di sensibilizzazione “Questo non è amore”. Grazie a questa riusciamo a stare a contatto con i giovani. A Castellammare negli ultimi anni non abbiamo registrato femminicidi. Un risultato che si è avuto anche grazie alle iniziative messe in campo dalla polizia».

Un evento che si è concluso con il prezioso intervento del magistrato Angelica Di Giovanni, ex presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli.

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