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“Ecco perchè sono fuggito da Castellammare”, il super narcos Imperiale racconta la sua ascesa

La fuga di Imperiale, il sequestro da bambino, i rapporti con il clan D’Alessandro e il “regalo” ai Cesarano

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Imperiale

La spallata al clan Cesarano arriva anche grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Tra questi c’è Raffaele Imperiale, il super narcos conosciuto in tutto il mondo e diventato famoso per aver custodito due Van Gogh a casa dei suoi genitori a Castellammare di Stabia, in via Pozzillo, zona di competenza proprio del clan Cesarano. Imperiale, per ricostruire degli episodi e i rapporti della sua famiglia con la cosca di Ponte Persica, riannoda i fili del racconto e rivela i motivi per cui lasciò il quartiere della periferia stabiese, proprio su suggerimento degli esponenti del clan Cesarano.

AMICO DEI CLAN STABIESI

Ma la sua famiglia aveva rapporti con tutti i clan della zona, essendo il padre un imprenditore edile molto in vista: “sin da ragazzino ho conosciuto esponenti del clan D’Alessandro, Cesarano e del gruppo Imparato, in quanto mio padre per poter svolgere tranquillamente la propria attività di imprenditore edile aveva bisogno di non avere nemici nella criminalità organizzata locale – si legge nel verbale di interrogatorio – In particolare, mio padre, scomparso alcuni mesi fa, oltre ad aver costruito importanti parchi e palazzi ·

Castellammare e Gragnano è stato anche per diversi anni il presidente della Juve Stabia. Ricordo anche che i figli dei D’Alessandro pure frequentavano casa mia, nonché altri esponenti del clan quali Spagnuolo, Battifredo Renato, i Maranghielli ed altri soggetti affiliati al clan. Mio padre regalava loro soldi ed appartamenti e si trovò pure coinvolto, non volendo, durante la faida tra i D’Alessandro e gli Imparato, tant’è vero che furono anche esplosi dei colpi d’arma da fuoco nei pressi della mia abitazione. Da piccolo io sono stato anche oggetto di un tentato sequestro di persona da parte di soggetti di Casola o Gragnano, cani sciolti”.

I RAPPORTI CON I CESARANO

Chiaramente il rapporto era “molto stretto anche con i Cesarano, in particolare ho conosciuto anche Ferdinando e Gaetano Cesarano che pure da giovani frequentavano la mia abitazione. Li ricordo a bordo piscina. Quando ho iniziato a spacciare droga a Pompei con Procida Vincenzo, poi anch’egli divenuto collaboratore di giustizia, poi deceduto, nonostante il parere assolutamente contrario dei miei genitori che volevano per me una vita retta, ricordo di un ragazzo che veniva a comprare droga da me e che fu picchiato selvaggiamente da me, Procida ed un altro ragazzo di cui non ricordo il nome. Questo ragazzo andò anche in coma e siccome era il figlio di un boss di Santa Maria la Carità, costui si rivolse ai Cesarano per chiedere soddisfazione, alchè Gaetano Cesarano chiamò mio padre Ludovico per dirgli che i Cesarano non potevano più proteggermi e che quindi la soluzione migliore era che mi allontanassi dalla zona stabiese. Questo episodio mi spinse a trasferirmi in Olanda, atteso che mio fratello aveva aperto ivi un coffee shop”.

Da qui l’ascesa di Imperiale alla guida delle rotte internazionali della droga, un affare che non ha mai voluto condividere con i clan stabiesi: “Quando sono diventato un grossista internazionale di droga, non ho coltivato rapporti criminali con i D’Alessandro ed i Cesarano, proprio perché loro non avevano messo in piedi traffici internazionali di droga. L’unico che ha tentato di avere una dimensione internazionale nel traffico degli stupefacenti è stato Belviso Raffaele, che operava con Peppe Gallo detto “O pazzo” di Boscoreale. Belviso mi risulta essere stato vicino ai Cesarano, ma con rapporti non sempre buoni, egli è un parente di Luigi Di Martino detto o profeta che appartenente al clan Cesarano o di Ponte Persica. Quindi anche quando dal carcere, Cesarano Vincenzo, detto “o Mussane” mi chiedeva tramite Inserra Antonio, detto “o guerriero”, di fare affari in materia di droga, io non aderivo a questo invito in quanto facevo sapere di essere legato agli Amato-Pagano e ciò non mi consentiva di avere rapporti con altri clan. Ciò risale tra il 2006 e il 2008”.

IL REGALO AI CESARANO

Raffaele Imperiale racconta poi un episodio estorsivo ai danni di un parente, che poi diventò un regalo del narcos ai Cesarano dopo l’intervento del clan Amato-Pagano di Scampia: “Mio cugino Raffaele Imperiale, costruttore edile, ha raccontato a mio padre di essere stato avvicinato da Corbelli Francesco, detto “Ciccio a puttana”, mi pare nel 2019, che gli aveva chiesto una somma pari a 50.000,00 euro su incarico proprio di Cesarano Vincenzo, “invitandolo” a presentarsi a Ponte Persica il giorno dopo con questa somma di denaro. Per altro in quel momento mio cugino non stava effettuando alcun lavoro in zona sicché si trattava di una pretesa estorsiva senza alcun collegamento con attività edilizie in corso. Quando mio cugino fece questa confidenza a mio padre, il quale subito mi esternò le doglianze di Raffaele, ho interpretato questo gesto come una richiesta rivolta direttamente a me, non essendo Raffaele un personaggio in vista” racconta Imperiale.

“Mio padre mi contattava tramite Ecrochat che utilizzavo comunque per i colloqui famigliari anche quando non ero latitante – si legge ancora nel verbale – Sorpreso per questo fatto, decisi di rivolgermi a Marco Liguori, D’Anna Pasquale ed un altro soggetto, di cui non ricordo il nome, affinché andassero a parlare direttamente con Cesarano Vincenzo da me ritenuto capo dell’organizzazione, atteso che non davo alcun peso al Corbelli. Mi risulta che sia un primo appuntamento che un secondo incontro con il Cesarano, questa volta organizzato da Liguori Marco, unitamente ad una decina di ragazzi, fallirono in quanto non riuscirono a parlare con Cesarano Vincenzo. Tuttavia, questa situazione non passò sotto silenzio perché ho saputo che mio cugino ricevette a casa la visita di Corbelli Francesco che lo incolpò di aver creato un casino per aver “chiamato i napoletani”. Successivamente un emissario di Bruno Carbone, di cui non ricordo il nome, ma so essere di Villa Literno, riuscì ad incontrare Cesarano Vincenzo, il quale prese le distanze da Corbelli dicendo che il suo nome era stato speso malamente e che egli non aveva intenzione di estorcere denaro a mio cugino Raffaele, avendo rispetto per la mia persona. Questa cosa, nonostante avessi capito la falsità nell’atteggiamento di Cesarano Vincenzo, mi aveva comunque gratificato e decisi di mandare un regalo al Cesara no. Era mia intenzione donare una somma pari a 50. 000 euro al Cesarano, ma Carbone mi disse di non esagerare, limitandomi a dare 20.000 euro e così ho fatto, inviando due volte l’anno, Natale e Pasqua, somme tra i 20. 000, 00 e i 25. 000, 00 euro in un cesto che venivano consegnati direttamente nelle mani di Cesarano Vincenzo da questo soggetto di Villa Literno che sapeva interloquire con il Mussone avendo la sua stessa età”.

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