Castellammare, mezzo consiglio comunale si ammutolisce sul Referendum. Centrodestra compatto sul Sì

Mezzo consiglio comunale di Castellammare di Stabia non si esprime sul referendum sulla giustizia. A pochi giorni dal voto (22 e 23 marzo), in pochi hanno reso note le intenzioni di voto. Ma mentre l’opposizione di centrodestra si mostra compatta per il fronte del sì (e non poteva essere altrimenti), dietro i silenzi del centrosinistra stabiese si cela una spaccatura sulla separazione delle carriere dei magistrati.

Mentre è noto il “no” convinto del sindaco Gigi Vicinanza, buona parte della maggioranza potrebbe votare “Sì” preferendo quindi di non dichiararlo pubblicamente. Infatti, nessuno o quasi ha preso parte a iniziative sul referendum. Nessuno dei consiglieri comunali di maggioranza è intervenuto, né al sostegno del Sì che del No.

A parte il presidente del consiglio comunale Roberto Elefante, che si è detto ancora indeciso, la maggior parte ha deciso di glissare e a non sottoporsi al sondaggio proposto da StabiaNews.it.

Hanno preferito non partecipare: Tina Somma, Gino Fiorenza, Ciro Cascone, Nello Cuomo, Teresa D’Angelo, Giusy Amato, Giovanni Nastelli, Vincenzo Ungaro, Valeria Longobardi, Lea Iovino e Mimmo Cioffi. Quest’ultimo ha candidamente dichiarato che il voto è segreto: “Sono domande da non fare, si chiama privacy”.

Gli unici a rendere note le proprie intenzioni a favore del NO sono Giovanni Tuberosa (PD), Alessandro Langellotti del Movimento 5 Stelle e Giusy Porzio, appena entrata in consiglio comunale con Stabia Rialzati. Per Langellotti “si tratta di quesiti che intervengono in modo limitato su un sistema complesso, senza affrontare le vere emergenze della giustizia italiana: tempi dei processi, carenza di personale e organizzazione degli uffici. Come evidenziato anche da autorevoli figure quali Nicola Gratteri, e da ex magistrati oggi in Parlamento come Federico Cafiero de Raho alla Camera e Roberto Scarpinato al Senato, la giustizia ha bisogno di riforme serie e strutturali, non di interventi parziali”.

Giusy Porzio: “La mia posizione nasce da una riflessione molto semplice: il sistema proposto non rappresenta, a mio avviso, una reale garanzia di indipendenza della magistratura. Tra gli elementi più critici vi è il meccanismo del sorteggio per la scelta dei componenti. Non si tratta infatti di un sorteggio totalmente libero, ma di una selezione che avviene all’interno di una lista di cinquanta persone individuate dal governo. In altre parole, si sorteggia tra persone già scelte dalla politica. Questo rischia di trasformare il sorteggio in uno strumento solo apparentemente neutrale, ma di fatto condizionato”.

Giovanni Tuberosa: “Votare NO al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 significa difendere l’equilibrio tra i poteri dello Stato e la qualità della nostra democrazia. Le modifiche proposte rischiano di indebolire i meccanismi di controllo e rappresentanza, concentrando troppo potere e riducendo gli spazi di partecipazione. Un cambiamento della Costituzione dovrebbe unire e migliorare davvero il sistema, non creare divisioni o incertezze. Per questo, scegliere NO è una scelta di prudenza, responsabilità e tutela delle istituzioni”.

Anche Maurizio Apuzzo di Base Popolare, in rottura con la maggioranza, voterà no perché “non penso che questa riforma possa rappresentare un cambiamento per il sistema giustizia, serve ben altro”.

All’opposizione l’unica mosca bianca è Ciro Di Martino di Italia Viva: “È stato tutto troppo politicizzato, onestamente non ho ancora deciso. Sentirò anche il partito”.

Per il resto un coro unanime per il “Sì”. Il capo dell’opposizione Mario D’Apuzzo, avvocato penalista, sostiene la battaglia referendaria: “Voto Sì perché sono convinto della bontà della riforma ed anche per aiutare la sinistra che in questo momento ha la necessità di predicare diversamente da come pensa. Voterò quindi anche per loro…”.

Antonio Alfano spiega di sostenere convintamente il sì “perché credo che la separazione delle carriere sia un passo fondamentale per garantire un sistema giudiziario più equo e realmente imparziale.

Distinguere chiaramente i ruoli di chi accusa e di chi giudica rafforza la fiducia dei cittadini nella giustizia e tutela meglio i diritti di tutti.

Questa posizione è coerente con la mia visione politica di centrodestra, che pone al centro l’equilibrio tra i poteri e la necessità di riforme strutturali capaci di rendere le istituzioni più efficienti e credibili.

Ritengo che questa riforma rappresenti un’opportunità concreta per modernizzare il sistema giudiziario e renderlo più vicino ai principi di imparzialità e responsabilità che devono guidarlo.

Allo stesso tempo è auspicabile un rinnovamento drastico dell’intero sistema procedurale giudiziario che ponga fine a processi lunghi e si orienti maggiormente alla certezza della pena”.

Rosanna De Simone: “Voterò sì per la divisione delle carriere e perché il giudice deve essere imparziale e libero e soprattutto super partes”.

Nicola De Filippo (Forza Italia) vota Sì: “Lo farò per avere una giustizia più giusta e senza più correnti e su questa strada va la distinzione delle funzioni (carriere) che serve a recuperare credibilità e fiducia sull’imparzialità dei processi”.

Antonio Federico (STABIA UNICA): “Il mio voto sarà Sì, perché credo che con la separazione delle carriere i giudici avranno più autonomia, si evita la sovrapposizione dei ruoli e si garantisce maggiore indipendenza reciproca”.

Antonio Cimmino: "In qualità di avvocato e cittadino ho deciso di esprimere convintamente il mio voto SÌ al referendum sulla separazione delle carriere tra magistratura requirente e magistratura giudicante. La mia scelta nasce innanzitutto da una riflessione giuridica e istituzionale. In ogni processo penale è fondamentale che il giudice sia percepito e sia effettivamente terzo ed imparziale rispetto alle parti. La netta distinzione tra chi esercita l’azione penale – il pubblico ministero – e chi è chiamato a giudicare rappresenta un principio di equilibrio e garanzia del processo, coerente con il modello accusatorio introdotto nel nostro ordinamento.

La separazione delle carriere, infatti, rafforza il principio della terzietà del giudice, evitando commistioni tra funzioni che, per loro natura, devono rimanere distinte: da un lato l’accusa, dall’altro il giudice chiamato a valutare in modo imparziale le prove e le ragioni delle parti. Si tratta di una riforma che mira a rendere il processo più equilibrato e più vicino ai principi di giustizia e garanzia propri di uno Stato di diritto moderno.

Come avvocato, impegnato quotidianamente nella difesa dei diritti dei cittadini, ritengo che una maggiore chiarezza nella distinzione dei ruoli tra accusa e giudice possa contribuire a rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia e a rendere il sistema processuale più trasparente ed equilibrato.

Il voto favorevole a questo referendum rappresenta quindi, a mio avviso, una scelta di responsabilità volta a migliorare il funzionamento della giustizia e a garantire con maggiore forza i principi di imparzialità e di equo processo.

Per queste ragioni invito tutti i cittadini ad informarsi e a partecipare al voto, perché la qualità della nostra democrazia passa anche attraverso riforme capaci di rendere il sistema giudiziario più chiaro, più equilibrato e più vicino alle esigenze di giustizia dei cittadini".

Anche Gisella D’Amora ha annunciato che voterà Sì, come il resto dell’opposizione di centrodestra.

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