Sistema Sorrento, rischio elezioni solo nel 2028

Sorrento rischia di tornare alle elezioni solo nel 2028. Dopo le dimissioni in blocco dei consiglieri comunali nel giugno 2025 — seguite all'arresto dell'ex sindaco Massimo Coppola per corruzione il 21 maggio dello stesso anno — l'ente è guidato dal Commissario prefettizio Rosalba Scialla.

Senza ulteriori scossoni giudiziari, il cronoprogramma sarebbe chiaro: urne aperte nella finestra elettorale di maggio 2026. Ma uno scenario diverso si fa strada: il rischio concreto che i cittadini debbano aspettare il 2028. Ecco perché.

L’ombra della camorra e la Commissione d’Accesso

A sparigliare le carte, all’inizio di questo mese di marzo, è stata la nomina di una Commissione d’Accesso. Tre funzionari dello Stato stanno setacciando atti e delibere per verificare la presenza di infiltrazioni camorristiche nella vita amministrativa. L’iter segue tappe obbligate:

Indagine: La Commissione raccoglie elementi e produce una relazione.

Valutazione: Il Prefetto esamina il documento e invia il proprio parere al Ministero dell’Interno.

Verdetto: Se le infiltrazioni sono confermate, il Consiglio dei Ministri decreta lo scioglimento per camorra.

L'incastro normativo: il "timer" del 2028

Se lo scioglimento venisse confermato, il calendario elettorale verrebbe stravolto da un preciso incastro di leggi:

Il nuovo Commissariamento: La gestione passerebbe dal singolo commissario attuale a una Commissione Straordinaria (tre membri) per un periodo dai 18 ai 24 mesi.

Il calcolo dei tempi: Ipotizzando un decreto di scioglimento entro l'estate 2026, i 18 mesi minimi di commissariamento scadrebbero a fine 2027.

Il vincolo della "Finestra": Poiché per legge (L. 103/1991) le elezioni comunali si tengono solo tra il 15 aprile e il 15 giugno, un Comune che torna "libero" a dicembre 2027 deve obbligatoriamente attendere la primavera successiva.

Risultato: Sorrento resterebbe senza un’amministrazione eletta fino a maggio o giugno 2028.

Il nodo dell'incandidabilità

Per legge, la relazione della Commissione d’Accesso può indicare i nomi di esponenti politici ritenuti responsabili della cattiva gestione o della vicinanza ai clan. Per loro scatterebbe l'incandidabilità: un provvedimento che impedirebbe a diversi soggetti di presentarsi alle urne nel 2028.

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