Castellammare, d’Apuzzo contro l’ordinanza del sindaco: “Uso distorto dei poteri straordinari”

Nuovo scontro politico a Castellammare di Stabia sull’ordinanza sindacale relativa alla Villa Comunale. A intervenire è il consigliere comunale Mario d’Apuzzo, che attacca duramente il provvedimento, definendolo un utilizzo improprio dei poteri straordinari attribuiti al sindaco.

Secondo d’Apuzzo, l’Ordinanza n. 73/2026 qualifica come “emergenza contingibile e urgente” una situazione che, a suo avviso, riguarda invece l’ordinaria gestione degli spazi pubblici e il controllo della Villa Comunale.

“Come consigliere comunale non posso tacere di fronte all’ennesimo uso distorto dei poteri straordinari del sindaco”, afferma d’Apuzzo, precisando di condividere pienamente l’obiettivo di garantire la sicurezza dei pedoni. Tuttavia, secondo il consigliere, tale esigenza non giustifica il ricorso a strumenti eccezionali quando l’amministrazione dispone già di mezzi ordinari, quali regolamenti di polizia urbana, un’adeguata segnaletica, controlli della Polizia Municipale e campagne di sensibilizzazione.

Per il consigliere, i comportamenti incivili di alcuni frequentatori della Villa Comunale non rappresentano i presupposti richiesti dall’articolo 54 del Testo Unico degli Enti Locali per l’adozione di un’ordinanza contingibile e urgente.

Nel mirino finisce anche la durata del provvedimento. “Confesso una certa curiosità nel conoscere quale sarà la valutazione della Prefettura quando leggerà un’ordinanza contingibile e urgente senza alcun termine finale. Forse sorrideranno. O, più probabilmente, rideranno per non piangere”, dichiara.

D’Apuzzo estende quindi la critica all’operato complessivo dell’amministrazione comunale, sostenendo che il provvedimento rappresenti “il modo di amministrare di questa maggioranza”, accusata di trasformare “la programmazione in propaganda e l’ordinaria amministrazione in una perenne emergenza”. Nel suo intervento richiama anche le vicende delle Terme del Solaro e delle antiche terme, indicate come esempi di promesse e progetti rimasti incompiuti.

Infine, il consigliere contesta anche l’impianto giuridico dell’ordinanza, parlando di “strafalcioni” e di richiami a disposizioni normative che ritiene non più vigenti. “Se anche la conoscenza delle norme diventa contingibile e urgente, allora il problema non è l’ordinanza: è chi l’ha scritta”, conclude.

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