Il consigliere comunale di opposizione Mario d’Apuzzo interviene sulla raccolta firme promossa da alcuni esponenti della società civile stabiese per chiedere al Ministero dell’Interno di scongiurare un eventuale scioglimento del Comune.
Secondo d’Apuzzo, così come riportato dagli organi di informazione locali, l’iniziativa sembrerebbe essere maggiormente orientata alla tutela dell’immagine dell’attuale amministrazione comunale piuttosto che a quella della città.
«Se la preoccupazione fosse realmente Castellammare di Stabia e non chi oggi la governa – afferma il consigliere – sarebbe opportuno chiedersi perché una mobilitazione analoga non sia stata promossa quando venne sciolta la precedente amministrazione guidata dall’allora sindaco Gaetano Cimmino».
D’Apuzzo ricorda come, in quell’occasione, non vi furono appelli pubblici o iniziative simili da parte degli stessi ambienti culturali che oggi sostengono la raccolta firme. «Si assistette a una vera e propria caccia alle streghe, seguita poi da un imbarazzato silenzio quando ci si rese conto delle occasioni perse», sostiene.
Il consigliere pone inoltre una questione di carattere istituzionale, interrogandosi sull’opportunità di contestare o tentare di influenzare un procedimento avviato dagli organi dello Stato. Il riferimento è alle attività del Ministero dell’Interno e della Prefettura, svolte anche alla luce di indagini della magistratura che avrebbero evidenziato elementi potenzialmente riconducibili a rischi di infiltrazione o condizionamento da parte della criminalità organizzata.
«In uno Stato di diritto – osserva d’Apuzzo – il controllo di legalità non dovrebbe mai essere percepito come un’aggressione politica, né contrastato attraverso campagne di pressione mediatica o morale. Gli organi dello Stato devono poter operare in piena autonomia e indipendenza».
Nel suo intervento, il consigliere richiama anche il ruolo degli intellettuali, che a suo avviso dovrebbero promuovere il rispetto delle istituzioni e delle regole, evitando di alimentare valutazioni sugli accertamenti in corso sulla base delle convenienze politiche.
D’Apuzzo conclude sostenendo che, qualora non emergessero elementi tali da giustificare un eventuale scioglimento dell’ente, sarà lo Stato stesso a prenderne atto. Viceversa, se tali elementi dovessero essere accertati, «sarà doveroso accettarne le conseguenze». Per il consigliere, «un atteggiamento responsabile non consiste nel chiedere allo Stato di chiudere gli occhi, ma nel pretendere che li tenga sempre aperti».
Il suo intervento si chiude con il richiamo al principio latino: «Dura lex, sed lex».