"La spiaggia è libera, ma non è del tutto gratuita per gli stabiesi a giudicare dai costi sostenuti dal Comune". E' quanto dichiara Mario D'Apuzzo, capo dell'opposizione di centrodestra, sull'utilizzo dell'arenile di Castellammare di Stabia.
"Leggo spesso il Sindaco Vicinanza rivendicare la realizzazione della spiaggia libera come uno dei risultati più significativi dell’attuale amministrazione. Ed è giusto che una città possa offrire ai propri cittadini e ai turisti spazi pubblici accessibili a tutti. Tuttavia, quando si parla di “spiaggia libera”, occorre evitare che passi il messaggio di una spiaggia senza costi; la spiaggia sarà pure libera per chi la frequenta, ma certamente non è stata gratuita per i cittadini stabiesi.
Leggendo le determine adottate dal Comune per la stagione balneare 2026 emerge infatti che sono stati impegnati complessivamente circa 394 mila euro per una stagione della durata di appena 122 giorni. Con la Determina DSG n. 811 del 15 aprile 2026 sono stati affidati i servizi di assistenza e salvataggio per circa 165 mila euro. Con la Determina DSG n. 929 del 24 aprile 2026 è stato affidato il noleggio e la gestione dei moduli sanitari per oltre 55 mila euro. Con la Determina DSG n. 931 del 24 aprile 2026 sono stati affidati il noleggio, l’installazione e la manutenzione di strutture e attrezzature per ulteriori 174 mila euro.
Al di là di ogni valutazione politica, credo sia legittimo chiedersi perché servizi così strettamente collegati siano stati affidati attraverso procedure separate; perché non si sia programmato per tempo, considerato che il PAD era stato approvato già nel settembre 2025 e gli indirizzi per la stagione 2026 erano noti da mesi; perché si sia scelto di ricorrere al noleggio di strutture e attrezzature anziché valutare un acquisto che avrebbe consentito al Comune di dotarsi di beni utilizzabili anche negli anni futuri. Sono domande che qualsiasi cittadino attento all’utilizzo delle risorse pubbliche dovrebbe porsi.
La vera questione non è la spiaggia libera, che rappresenta un servizio importante e condivisibile. La vera questione è capire se quasi 400 mila euro per appena quattro mesi di attività rappresentino la soluzione più efficiente, economica e vantaggiosa per la città. Il punto, tuttavia, non è mettere in discussione la spiaggia libera. La vera questione riguarda il modo in cui le risorse pubbliche vengono programmate e impiegate.
Le spese sostenute dal Comune erano infatti perfettamente prevedibili. Il Piano di Utilizzazione delle Aree Demaniali era stato approvato già nel settembre 2025 e gli indirizzi per la stagione balneare 2026 erano noti da molti mesi. Non si trattava, dunque, di esigenze improvvise o di emergenze imprevedibili, ma di costi certi, programmabili e ripetitivi. Ed è proprio in questi casi che una pubblica amministrazione dovrebbe privilegiare la programmazione e le procedure di evidenza pubblica.
Bandi di gara predisposti con largo anticipo avrebbero potuto favorire una maggiore concorrenza tra gli operatori economici, consentendo all’ente di ottenere prezzi più vantaggiosi, servizi migliorativi e condizioni economiche potenzialmente più favorevoli per la collettività. Al contrario, la sensazione che emerge è quella di una gestione concentrata nelle ultime settimane utili, con affidamenti distinti e ravvicinati che inevitabilmente riducono gli spazi di confronto competitivo.
Ulteriori interrogativi riguardano la scelta di procedere al noleggio di strutture e attrezzature anziché valutarne l’acquisto. Una parte significativa delle somme impegnate riguarda infatti beni che il Comune avrebbe potuto progressivamente acquisire al proprio patrimonio, rendendoli disponibili anche per le future stagioni balneari e riducendo i costi negli anni successivi. Le opere pubbliche e i servizi pubblici non si misurano soltanto con le inaugurazioni, i comunicati o i tagli dei nastri; si valutano anche sulla capacità di programmare, di spendere bene e di utilizzare con responsabilità il denaro dei cittadini".