Castellammare, il Pd chiese più volte all’ex sindaco di dimettersi

La presidenza della GORI o di altro Ente o non mi dimetto! Sarebbe questa la risposta, categorica, che Vicinanza avrebbe dato ai vertici regionali del Pd quando gli fu suggerito di dimettersi per salvare l'amministrazione comunale e cercare di non far sprofondare Castellammare nel pozzo nero dello scioglimento per camorra.

All'indomani dei fatti di camorra che travolsero in pieno l'amministrazione Vicinanza, che ancora si trascina strascichi di queste vicende, subito i vertici di partito cercarono di trovare una soluzione per salvare Capra e cavoli. Ma purtroppo nulla è andato come doveva. Vicinanza, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe alzato sempre di più la posta in cambio delle dimissioni. Prima la ricandidatura, come lui stesso ha ammesso, poi trapela da voci di corridoio che il sindaco stabiese avrebbe addirittura chiesto la presidenza di un Ente regionale per cedere il passo a Castellammare.

Dal partito fecero sapere di non avere intenzione di cedere e che Vicinanza, dimettendosi, avrebbe fatto la scelta più saggia. Nulla, non ha voluto mollare la presa. Come non hanno voluto mollare i consiglieri a suo sostegno. Dopo il consigliere comunale indagato, Gennaro Oscurato, Vicinanza e di suoi avrebbero dovuto dimettersi per azzerare tutto e ripartire, in tempi normali, per nuove elezioni che avrebbe già disputato e con ogni probabilità vinto. Purtroppo però il giornalista politico non ha voluto rischiare, tirando fino all'ultimo quando poi è stato sciolto per infiltrazioni di camorra.

Tira e molla nel Pd che, nei mesi, ha portato a non poche frizioni ed attriti, talvolta anche con toni accesi, e che si protrae ancora oggi. Guerre politiche, lotte tra fazioni, battaglie intestine che gettano, di nuovo, Castellammare e gli stabiesi nel baratro del commissariamento.

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