Grand Hotel La Sonrisa, scattano sequestro e sgombero

Sono iniziate oggi le operazioni di sequestro preventivo e sgombero dei locali commerciali del Grand Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate, il celebre complesso alberghiero noto al grande pubblico come il “Castello delle Cerimonie”. Il provvedimento è stato eseguito in forza di un decreto emesso dal Gip del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura della Repubblica, che ipotizza il reato di invasione di terreni o edifici.

Contestualmente al decreto di sequestro è stato eseguito anche l’ordine di sgombero coatto disposto dalla Procura. L’immobile, già confiscato nell’ambito del procedimento per lottizzazione abusiva, è divenuto nel frattempo proprietà del Comune di Sant’Antonio Abate.

Le operazioni sono coordinate dalla Polizia Municipale di Sant’Antonio Abate con il supporto degli agenti del Commissariato di Polizia di Castellammare di Stabia e dei Carabinieri della Compagnia di Castellammare. Nella mattinata sono stati apposti i sigilli agli uffici e ai locali commerciali del complesso, oltre ai cartelli che attestano l’avvenuto sequestro. Parallelamente è stato avviato lo sgombero delle persone presenti nella struttura, cui seguirà la rimozione di arredi e macchinari.

La Procura ripercorre il lungo iter amministrativo e giudiziario che ha portato al provvedimento eseguito oggi. La vicenda prende le mosse dalla sentenza della Corte d’Appello di Napoli del 14 giugno 2022, divenuta definitiva il 15 ottobre 2024, con la quale è stata disposta la confisca del complesso alberghiero, dei manufatti e delle aree annesse per il reato di lottizzazione abusiva.

Successivamente il Comune di Sant’Antonio Abate ha avviato le procedure per acquisire formalmente il bene al patrimonio comunale, passaggio perfezionato il 28 aprile 2026 con la trascrizione degli immobili presso la Conservatoria di Napoli.

Nel frattempo il SUAP comunale aveva revocato la licenza per l’attività alberghiera e di ristorazione del Grand Hotel La Sonrisa. La revoca è stata confermata sia dal Tar Campania, che ha respinto il ricorso dei gestori, sia dal Consiglio di Stato, che ha rigettato la richiesta di sospensione cautelare.

L’11 maggio 2026 il Comune aveva inoltre ordinato lo sgombero dei locali commerciali, concedendo sessanta giorni per il rilascio dell’immobile. Il termine è scaduto l’11 luglio scorso senza che la struttura fosse riconsegnata all’ente proprietario.

Secondo la Procura, il permanere dell’occupazione del complesso dopo il trasferimento della proprietà al Comune integra il reato di invasione di terreni o edifici. Il Gip ha accolto questa impostazione richiamando il più recente orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui il reato può configurarsi in tutti i casi di occupazione senza titolo di un immobile altrui, anche in assenza di violenza o clandestinità e persino quando a occupare il bene sia l’ex proprietario che abbia perso la disponibilità giuridica dell’immobile.

Per il giudice, il sequestro preventivo era necessario per interrompere la prosecuzione del reato, ritenuto di natura permanente, e impedire l’aggravarsi delle conseguenze derivanti dall’occupazione.

La Procura evidenzia inoltre che gli indagati erano già stati informati dell’obbligo di liberare i locali attraverso i precedenti provvedimenti amministrativi e, in particolare, mediante l’ordinanza comunale di sgombero. Per questo motivo non è stata ritenuta necessaria un’ulteriore intimazione prima dell’esecuzione coattiva.

Il decreto di sequestro preventivo è impugnabile davanti al Tribunale del Riesame. Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e, come ricorda la stessa Procura, gli indagati devono ritenersi non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.

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