Era insieme al genero Raffaele Afeltra quando è stato raggiunto dai colpi che gli sono stati fatali. Il boss dei Monti Lattari viaggiava sul sedile del passeggero, mentre alla guida dell’auto c’era il genero. I due stavano percorrendo la strada che porta verso un terreno appartenente alla famiglia quando, nella serata di ieri, sono entrati in azione i killer.
Secondo quanto ricostruito finora dagli investigatori, sarebbero stati quattro i colpi esplosi con un fucile calibro 12. Tre proiettili hanno centrato Afeltra, senza lasciargli scampo. Il 69enne, noto negli ambienti criminali con il soprannome di ’o Burraccion, era tornato in libertà da circa tre anni, dopo aver trascorso un lungo periodo in carcere.
Resta ancora da chiarire, invece, il ruolo avuto dal genero durante l’agguato. Stando alle prime informazioni raccolte dai carabinieri e ora sottoposte a ulteriori verifiche da parte della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Raffaele Afeltra non sarebbe stato colpito dai proiettili.
Subito dopo gli spari avrebbe arrestato la marcia, sarebbe uscito dall’abitacolo e avrebbe allertato i soccorsi, informando contemporaneamente i propri familiari. La telefonata ha fatto scattare l’allarme e poco dopo i parenti hanno raggiunto il luogo dell’agguato.
Al loro arrivo, però, il delitto era ormai compiuto. Afeltra si trovava ancora all’interno dell’automobile, mentre intorno alla vettura erano già al lavoro i soccorritori e le forze dell’ordine. I familiari hanno assistito in silenzio alle operazioni, in un clima di forte tensione, mentre vigili del fuoco e carabinieri procedevano con gli accertamenti.
Gli investigatori hanno passato al setaccio la zona alla ricerca di elementi utili per ricostruire l’esatta dinamica dell’omicidio. In particolare, si cerca di stabilire da quali punti siano stati esplosi i colpi e dove si trovassero i responsabili nel momento in cui hanno aperto il fuoco.
La conformazione del luogo potrebbe aver favorito l’agguato. Si tratta infatti di una strada stretta e in pendenza, immersa nella vegetazione e caratterizzata da diversi punti che possono offrire riparo e consentire di osservare la carreggiata senza essere individuati. Tra le ipotesi prese in considerazione c’è anche quella secondo cui gli assassini avrebbero atteso il passaggio della vettura, conoscendo le abitudini della vittima e prevedendo il suo arrivo lungo quella strada. Si tratta, tuttavia, di una pista investigativa ancora da verificare.
L’indagine è coordinata dalla pm Anna Frasca della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Sul caso stanno lavorando i carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia e del Nucleo investigativo di Torre Annunziata.
Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta sarà ricostruire con la massima precisione quei pochi istanti in cui si è consumato l’agguato: il momento in cui l’auto ha raggiunto la stradina, la posizione dei due occupanti, la direzione degli spari, la via di fuga utilizzata dai killer e ciò che è accaduto subito dopo l’esplosione dei colpi.
Gli accertamenti dovranno mettere insieme i rilievi effettuati sulla scena del crimine, le eventuali testimonianze e il racconto fornito dal genero, rimasto illeso e immediatamente impegnato a chiedere aiuto. Saranno proprio questi elementi a poter fornire agli investigatori nuovi tasselli per ricostruire l’esatta dinamica dell’omicidio e individuare i responsabili.