Quel gol al Marassi l'aveva sognato con la maglia della Sampdoria. E invece è arrivato con quella della Juve Stabia. Il calcio toglie, il calcio restituisce. Chiedere per informazioni ad Antonio Di Nardo, il nome che oggi infiamma il cuore dei tifosi della Juve Stabia e riempie le pagine dei quotidiani sportivi. La sua non è solo la storia di un gol decisivo in Serie B. E' il racconto di una rivincita personale, di un cerchio perfetto che si chiude e di un sogno che ha rischiato di spegnersi prima del tempo.
Il rifiuto e l'esilio nelle categorie minori
Cresciuto nel prestigioso settore giovanile della Sampdoria, Di Nardo sembrava destinato a palcoscenici importanti. Poi, la brusca frenata. Il club blucerchiato decide di non puntare su di lui, spedendolo nel limbo delle categorie minori. Inizia così un pellegrinaggio amaro tra prestiti e campi polverosi di Serie C e Serie D. Una discesa così dura da spingere l'attaccante a un passo dall'addio definitivo al calcio giocato, stanco di porte sbarrate e promesse infrante.
La rinascita tra Campobasso e Pescara
Riesce a convincere il fratello, un mental coach per calciatori. Quando il baratro sembrava inevitabile, ecco la svolta. A credere in lui è prima il Campobasso in serie D, con cui vince il campionato, trascinando poi i molisani a una salvezza in serie C il campionato successivo. Poi la chiamata del Pescara. In Abruzzo Di Nardo ritrova fiducia, minutaggio e, soprattutto, il gol (14). La sua rinascita sul campo attira le attenzioni dei club di categoria superiore, trasformando la sua parabola da potenziale talento perduto a certezza del calcio professionistico.
Lo sgambetto al passato e la consacrazione con la Juve Stabia
In estate arriva la chiamata della Juve Stabia e la chance in Serie B. Il destino, che ha spesso la memoria lunghissima, scrive la sceneggiatura perfetta proprio nella sfida contro la sua ex Sampdoria. Entrato in campo con la fame di chi ha masticato la polvere, Di Nardo ha firmato la sua prima rete con la maglia della Juve Stabia proprio contro la squadra che lo aveva scartato, dopo appena 12 minuti da quando era subentrato a Candellone.
Una gioia incontenibile, senza esultanza polemica, ma carica di un significato profondo. Oggi Castellammare si gode il suo nuovo bomber, un calciatore che non ha più paura di cadere e che cerca la definitiva consacrazione all'ombra del Monte Faito.