Castellammare, pantano nel porto. Mare ricoperto da fango

Una colata di fango ha invaso questa mattina lo specchio d’acqua del porto di Castellammare di Stabia, proprio a pochi passi da dove, appena pochi giorni fa, il veliero Amerigo Vespucci aveva salutato la città. Le immagini restituiscono la violenza dell’ondata di maltempo che ha colpito il territorio stabiese e raccontano, ancora una volta, la fragilità di un territorio esposto al rischio idrogeologico.

La bomba d’acqua che si è abbattuta sulla città ha provocato disagi in numerose zone e trascinato a valle una grande quantità di acqua, fango e detriti. Dalle aree montane il materiale ha iniziato a scendere rapidamente, raggiungendo le strade e creando situazioni di forte pericolo. A preoccupare è stata anche la situazione delle gallerie, alcune delle quali sono state chiuse per consentire le necessarie verifiche agli impianti e mettere in sicurezza le infrastrutture.

La quantità di pioggia caduta in un arco temporale ristretto è stata impressionante. E ancora una volta è stato evidente quanto possa essere sottile il confine tra un violento episodio di maltempo e una tragedia.

Paura anche nel centro antico, dove il deflusso delle acque ha trascinato fango e detriti lungo le strade. Una situazione che riaccende i riflettori anche sulle condizioni delle vasche borboniche e, più in generale, sulla necessità di garantire una costante manutenzione delle opere e dei sistemi di raccolta e regimentazione delle acque.

L'emergenza di oggi ripropone inevitabilmente il tema del dissesto idrogeologico, una questione che Castellammare si porta dietro da anni e sulla quale sono attesi interventi strutturali. Al centro della discussione ci sono anche i circa 15 milioni di euro destinati agli interventi di messa in sicurezza del territorio, risorse la cui disponibilità e programmazione sono da tempo oggetto di confronto istituzionale.

Negli ultimi anni, tra gli ostacoli alla realizzazione degli interventi è stata indicata anche la situazione determinatasi sul versante del Faito dopo la tragedia della funivia, con il sequestro di alcune aree interessate dagli interventi.

Ma l'emergenza di questa mattina ripropone una domanda che resta sul tavolo: quanto ancora bisognerà attendere prima che le risorse destinate alla prevenzione vengano concretamente trasformate in opere di messa in sicurezza?

Perché il fango che oggi ha raggiunto il porto non è soltanto la conseguenza di una pioggia eccezionale. È anche il promemoria di un territorio che continua a chiedere interventi prima che sia troppo tardi.

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