Castellammare, la longa manus della politica sulle nomine ospedaliere: il gip accende i riflettori sul sistema dei primari

Nell’ordinanza che ha portato all’arresto di Eutalia Esposito, ex primario di Ginecologia del San Leonardo, il giudice richiama il tema dei condizionamenti politici nelle nomine dei vertici dei reparti. Al centro le dichiarazioni di Salvatore Ercolano e il peso del consenso elettorale.
Non soltanto le condotte contestate e le eventuali responsabilità individuali. Nell’ordinanza che ha portato all’arresto di Eutalia Esposito, ex primario del reparto di Ginecologia dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, per la morte del piccolo Salvatore, il giudice per le indagini preliminari pone l’accento anche su un tema più ampio e delicato: il possibile condizionamento della politica nelle nomine dei vertici ospedalieri.
Un passaggio che allarga lo sguardo oltre la vicenda giudiziaria e investe il rapporto tra gestione della sanità pubblica, consenso elettorale e incarichi dirigenziali. Una ricostruzione che, come sottolineato nell’ordinanza, resta da verificare nelle sue diverse implicazioni, ma che apre interrogativi sul funzionamento di un sistema nel quale il peso politico di alcuni professionisti potrebbe incidere sugli equilibri interni alle strutture sanitarie.
Il gip richiama, in particolare, le dichiarazioni rese da un altro ginecologo indagato, Salvatore Ercolano, durante l’interrogatorio preventivo. Secondo la lettura proposta dal magistrato, da queste dichiarazioni affiorerebbe un quadro nel quale il consenso elettorale di determinati professionisti potrebbe rappresentare una leva nei rapporti con la politica e, potenzialmente, nella gestione delle nomine ospedaliere.
Il peso dei voti e le nomine dei primari
È proprio il rapporto tra voti e incarichi a rappresentare uno degli aspetti più rilevanti del ragionamento riportato dal giudice. Nell’ordinanza viene evocata la possibilità che il sostegno elettorale garantito da figure radicate sul territorio possa tradursi in una forma di protezione politica, con ripercussioni sugli equilibri decisionali e sulla possibilità di mettere in discussione il ruolo di alcuni primari.
Nel passaggio dedicato alla vicenda, viene ricordato che Esposito era stata eletta al Consiglio comunale di Castellammare di Stabia, poi sciolto nel 2021, con circa 800 voti di preferenza. Un risultato che, secondo la ricostruzione riportata, avrebbe rappresentato un importante capitale elettorale, potenzialmente spendibile a sostegno di altri candidati.
Una questione che va oltre il singolo reparto
Il quadro delineato dal gip pone dunque una questione che supera i confini del reparto di Ginecologia del San Leonardo: fino a che punto le dinamiche del consenso politico possono interferire con le scelte organizzative della sanità pubblica?
È questo uno degli interrogativi che emergono dalla lettura dell’ordinanza. Il tema riguarda la possibile sovrapposizione tra relazioni politiche, influenza territoriale e attribuzione degli incarichi di vertice, in un settore nel quale le nomine dovrebbero rispondere a criteri professionali, organizzativi e di trasparenza.
Resta fermo che le valutazioni contenute nell’ordinanza e le dichiarazioni richiamate dovranno essere considerate nel loro contesto processuale e non equivalgono, di per sé, a un accertamento definitivo di responsabilità. Ma il riferimento al possibile peso del consenso elettorale nelle dinamiche delle nomine ospedaliere aggiunge un ulteriore elemento di interesse a un’inchiesta che, oltre alle contestazioni rivolte ai singoli indagati, riporta al centro il rapporto tra politica e sanità nel territorio stabiese.

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