Castellammare, l’ex sindaco sciolto per infiltrazioni “ La legge va cambiata”

«La legge sugli scioglimenti va cambiata». È un disco incantato, Gigi Vicinanza. L’ex sindaco lo ripete ancora una volta al Circolo Internazionale, nel corso della conferenza stampa convocata per illustrare le ragioni del ricorso con cui tenta di ribaltare la decisione del Viminale.

E va in scena anche la fiera dell’incoerenza. Perché quando si è trattato di sparare a zero contro l’amministrazione di centrodestra sciolta per infiltrazioni mafiose, Vicinanza non si è certo risparmiato. Sono innumerevoli i suoi editoriali sui giornali «amici» e i suoi interventi tutt’altro che garantisti. Quel garantismo che oggi invoca, guarda caso, per convenienza personale.

Vicinanza sostiene che non ci siano prove. Eppure, anche quando si è trattato di sciogliere l’amministrazione di centrodestra, non erano necessarie prove nel senso richiesto in sede penale. La normativa, infatti, si fonda su una valutazione di tipo preventivo, basata sul criterio del più probabile che non. Tradotto: anche elementi indiziari e situazioni che facciano emergere un concreto pericolo di infiltrazione mafiosa nella gestione della cosa pubblica possono giustificare lo scioglimento.

E allora, se oggi la legge va cambiata, il principio dovrebbe valere anche per il passato. Oppure il garantismo vale soltanto quando a finire nel mirino è la propria parte politica?

Poi c’è la teoria del «delitto politico», che Vicinanza attribuisce a una parte del PD. Una ricostruzione che lascia il tempo che trova, soprattutto perché quella stessa parte politica ha portato avanti la battaglia sul tema anche insieme al centrodestra, condivisibile o meno che fosse la linea adottata.

Adesso, però, Vicinanza annuncia che farà il «sindaco di strada», con l’ambizione nemmeno troppo nascosta di tentare nuovamente la scalata a Palazzo Farnese. Al suo fianco, come ha dichiarato apertamente, ci sarà anche Valeria Longobardi, che nel frattempo ha sbattuto la porta del PD per schierarsi con lui. Oggi l’ex consigliera ha abbandonato il gruppo WhatsApp del partito, spiegando di essere in sintonia con la linea nazionale contro la destra, ma non con quella cittadina. Una distinzione che, evidentemente, non le impedisce di prendere le distanze dal suo partito proprio sul terreno dello scontro locale.

Per il resto, al momento, è tutto fumo e niente arrosto. Nessun elemento nuovo che lasci intravedere concrete possibilità di ribaltare la decisione attraverso il ricorso appena presentato. Almeno per quanto emerso finora.

Anzi, nei prossimi giorni sono attese le citazioni in giudizio relative alle possibili incandidabilità dei politici menzionati nella relazione che ha portato allo scioglimento. Almeno una decina di amministratori, tra sindaco, assessori e consiglieri, rischiano di finire davanti al giudice.

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