Quattro lettere del 1875 e una sorprendente testimonianza del 1881 riaprono la questione dei rapporti tra Heinrich Schliemann e Castellammare di Stabia. L’archeologo tedesco, divenuto celeberrimo per le sue ricerche a Troia, sembra infatti aver avuto con la città stabiese un rapporto più stretto e frequente di quanto finora documentato.
Le prime testimonianze risalgono al 20 novembre 1875. Quattro lettere, spedite da Castellammare a diversi amici, costituiscono una prova particolarmente significativa: Heinrich Schliemann si trovava fisicamente in città.
"Aveva già scoperto TROIA e si mostrava interessato alle vestigia campane, tra cui anche Stabia, sulla quale annota i trascurati scavi settecenteschi. Schliemann - scrive lo studioso Angelo Acampora - ritornò diverse volte a Napoli e dintorni, ma finora non si avevano notizie di altre visite stabiesi. Nel 1881 egli stava preparando la pubblicazione del libro ILIOS e chiese tramite lettera, spedita da Atene il 22 dicembre 1881 al suo amico RUDOLF VIRCHOW, di inviargli le sue note sul Caucaso. La sorpresa che riceviamo è all’interno dello stralcio della missiva riportata da E. Meyer, “Briefe von Heinrich Schliemann”, 1936, che rimetto tradotta: Mi addolora profondamente sapere che puoi ancora offrirmi la possibilità di lavorare con me a TROIA in primavera, perché il lavoro lì è estenuante, lo stess quotidiano e l’orario mi sta logorando e, se dovessi lavorare dal 1° marzo al 1° ottobre, non mi troveresti più tra i vivi.
Tuttavia posso resistere per cinque mesi (ovvero fino ad agosto) e spero davvero che tu possa arrivare per allora. Dopodiché, abbiamo in programma di riposarci a Castellammare…”. Questa precisa lo studioso stabiese è solo una parte della lettera. "Bisognerebbe - aggiunge- consultare l’originale, oggi confluita nel fondo ARCHIV DER BERLIN-BRANDEMBURGISCHEN AKADEMIE DER WISSENSCHAFTEN, Nachlass Rudolf Virchow (BBAV)"