La morte del piccolo Salvatore, avvenuta nel marzo del 2024 all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, torna al centro della cronaca giudiziaria. A distanza di oltre due anni dalla tragedia, l’inchiesta della Procura di Torre Annunziata ha portato a provvedimenti nei confronti di alcuni sanitari che, a vario titolo, avrebbero avuto un ruolo nella gestione del parto e nelle successive fasi della vicenda.
Al centro dell’inchiesta figurano Eutalia Esposito, Filomena Romeo, Salvatore Ercolano, Giuseppina Putrone, Natalina Buono e Roberta Vinaccia, tra medici e ostetriche. Per Eutalia Esposito è stata disposta la misura degli arresti domiciliari, mentre per altri sanitari sono state adottate misure interdittive.
Le accuse contestate, a vario titolo, sono particolarmente pesanti: responsabilità colposa per la morte in ambito sanitario, falsità materiale e ideologica in atto pubblico, frode nel processo penale e depistaggio.
Il piccolo Salvatore era nato presso l’ospedale San Leonardo. Durante il parto si sarebbero verificate delle complicazioni e, dopo la nascita, il neonato era stato ricoverato e sottoposto alle cure dei sanitari. Nonostante gli interventi, il bambino è morto nel marzo del 2024, dopo un periodo di ricovero in terapia intensiva
La tragedia ha spinto la famiglia a chiedere che venisse fatta piena luce sulla morte del piccolo. Gli investigatori hanno quindi avviato una complessa attività di ricostruzione per verificare cosa fosse accaduto durante il parto, quali decisioni fossero state assunte dal personale sanitario e se vi fossero state omissioni, errori o condotte che avrebbero potuto incidere sull’esito della vicenda.
Ma l’inchiesta avrebbe fatto emergere anche un secondo e delicatissimo fronte, relativo alla documentazione sanitaria e alla ricostruzione dei fatti successivi alla morte del bambino. Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state compiute condotte finalizzate ad alterare alcuni elementi della vicenda e a rendere più difficile l’accertamento della verità.
Particolare attenzione sarebbe stata riservata alla cartella clinica, nella quale gli investigatori avrebbero individuato presunte anomalie e modifiche riguardanti anche gli orari e le attività svolte dal personale sanitario. Sotto la lente degli inquirenti sarebbe finita anche la gestione del cordone ombelicale e della placenta, elementi ritenuti importanti per ricostruire quanto avvenuto durante il parto.
Da qui le contestazioni relative alle presunte falsità in atto pubblico, alla frode nel processo penale e al depistaggio. Un quadro accusatorio che, se confermato nelle successive fasi del procedimento, aggiungerebbe alla tragedia della morte del neonato anche il sospetto di un tentativo di alterare la ricostruzione di quanto realmente accaduto.
L’inchiesta dovrà ora chiarire le responsabilità individuali dei sanitari coinvolti e stabilire se le condotte contestate abbiano effettivamente avuto luogo e quale sia stato il loro eventuale peso nella morte del piccolo Salvatore e nelle successive indagini.
Resta il dolore di una famiglia che nel marzo del 2024 ha perso il proprio bambino e che, dopo più di due anni, attende ancora risposte.