Neonato morto a Castellammare, la ginecologa che vuotò il sacco

È Filomena Romeo a rompere il muro di silenzio attorno a quanto accaduto nella sala parto dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia il 22 febbraio 2024. La ginecologa, inizialmente coinvolta nella ricostruzione fornita dal personale sanitario, decide successivamente di raccontare agli inquirenti una versione diversa, indicando circostanze che, secondo il Gip di Torre Annunziata, trovano riscontro in ulteriori elementi investigativi.

È questo uno dei passaggi più delicati dell’ordinanza cautelare che ha portato agli arresti domiciliari della primaria Eutalia Esposito e all’interdizione per dodici mesi di Roberta Vinaccia, Salvatore Ercolano e Natalina Buono.

La testimonianza di Romeo assume un peso particolare perché riguarda direttamente la fase decisiva del parto di Rachele Commesso, madre del piccolo Salvatore, nato in gravissime condizioni e morto il 28 marzo 2024.

Secondo quanto ricostruito dal Gip, Romeo avrebbe riferito che entrambe le episiotomie praticate durante il parto erano state eseguite dalla dottoressa Esposito, smentendo così la ricostruzione inizialmente attribuita alla Romeo stessa.

Ma non è solo questo il punto.

La ginecologa avrebbe raccontato agli investigatori una dinamica del parto profondamente diversa da quella contenuta nella prima documentazione sanitaria. In particolare, avrebbe descritto le difficoltà incontrate durante l’espulsione del bambino e la situazione determinatasi nella fase immediatamente precedente alla nascita.

Le sue dichiarazioni, sottolinea il Gip, non sarebbero rimaste isolate. Il giudice richiama infatti ulteriori testimonianze e soprattutto il contenuto delle intercettazioni, considerate elementi capaci di confermare la ricostruzione fornita dalla ginecologa.

Ed è proprio qui che la vicenda cambia direzione.

L’inchiesta inizialmente si era concentrata anche sull’ipotesi che le gravissime condizioni del neonato potessero essere state determinate dalla presenza di un “nodo vero” sul cordone ombelicale. La relazione sanitaria dell’11 aprile 2024, firmata dalla primaria Esposito, riferiva che il parto era stato fisiologico e che soltanto dopo la nascita ci si era accorti della presenza del nodo, definito «irrimediabilmente stretto».

La ricostruzione investigativa successiva, però, avrebbe messo in discussione proprio questo passaggio. Secondo l’accusa, il nodo sarebbe stato apposto successivamente sul cordone per sostenere una spiegazione alternativa delle condizioni del bambino.

E Romeo, nella nuova ricostruzione, diventa una figura centrale.

Il Gip evidenzia che le sue dichiarazioni avrebbero trovato conferma nelle intercettazioni, al punto da considerarle un elemento decisivo per ricostruire ciò che sarebbe realmente accaduto in sala parto. Le captazioni, secondo il provvedimento, avrebbero inoltre documentato le pressioni esercitate all’interno del reparto per mantenere una versione dei fatti favorevole ad alcuni degli indagati.

La ginecologa avrebbe dunque scelto di parlare mentre attorno alla vicenda si consolidava una ricostruzione ufficiale che, secondo la Procura, avrebbe omesso elementi fondamentali.

E proprio le sue parole avrebbero contribuito a far emergere le contraddizioni.

Il Gip dedica ampio spazio alla ricostruzione fornita da Romeo, mettendola a confronto con le dichiarazioni degli altri sanitari e con le conversazioni intercettate. Ne emerge, secondo l’ordinanza, una versione nella quale la gestione del parto e le responsabilità dei presenti risultano differenti rispetto a quanto inizialmente dichiarato.

Non è un dettaglio secondario. È la possibile chiave per comprendere perché, dopo il decesso del bambino, sarebbe stata costruita – secondo l’ipotesi accusatoria – una diversa rappresentazione dell’accaduto.

La stessa ordinanza evidenzia infatti come le intercettazioni abbiano consentito agli investigatori di ricostruire le pressioni esercitate sui colleghi e sul personale ostetrico e infermieristico, oltre alle presunte condotte di falsificazione della cartella clinica e di occultamento di elementi utili alle indagini.

La “svolta Romeo”, dunque, è uno dei punti chiave dell’inchiesta. La sua versione dei fatti diventa il contraltare di quella inizialmente consegnata agli atti e contribuisce, secondo il Gip, a ricomporre i tasselli di una vicenda nella quale la tragedia della morte di un neonato sarebbe stata seguita da un secondo fronte: quello delle presunte alterazioni, omissioni e ricostruzioni concordate.

Le accuse, naturalmente, dovranno essere sottoposte alle successive fasi del procedimento e agli accertamenti processuali. Ma nell’ordinanza del Tribunale di Torre Annunziata il ruolo della ginecologa Romeo emerge come uno degli elementi che hanno contribuito a far saltare la prima versione dei fatti e a imprimere una svolta decisiva all’inchiesta.

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