C’è un omissis che potrebbe nascondere molto più di un nome. Dietro quella parola, che oscura l’identità di una politica regionale, si intravede uno scenario che chiama in causa i rapporti tra potere politico e nomine nella sanità campana. E non sarebbe l’unico riferimento eccellente: nelle dichiarazioni rese agli inquirenti compare anche un altro recordman di preferenze, descritto come figura di riferimento nei rapporti con l’ex primario.
È uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta sulla morte del piccolo Salvatore, il caso del 2024 che ha portato agli arresti domiciliari Eutalia Esposito, già primario ospedaliero. Un’indagine nella quale, accanto agli aspetti legati alla vicenda clinica, affiorano dichiarazioni che allargano il campo ai presunti condizionamenti politici nella gestione della sanità.
A parlare è Salvatore Ercolano, ex consigliere comunale stabiese. Il ginecologo, dopo aver lasciato l’ospedale di Castellammare di Stabia per approdare in una struttura privata, è rimasto coinvolto nella medesima inchiesta. Per lui è stata disposta la sospensione dal servizio per dodici mesi, anche se ha mostrato collaborazione ai pm.
Le sue dichiarazioni, tuttavia, chiamano in causa una rete di relazioni che merita di essere approfondita. Davanti al pubblico ministero, Ercolano ricostruisce i rapporti politici dell’ex primario e afferma che, attualmente, sarebbe «collegata in maniera strettissima con omissis». In precedenza, secondo il suo racconto, il riferimento sarebbe stato un altro esponente politico, anch’egli con un importante consenso elettorale e oggi ai vertici della Regione Campania. Entrambi, stando a quanto riferito, sarebbero esponenti di primo piano del Partito democratico.
Nel racconto compare inoltre un altro protagonista della politica campana, descritto come una figura che, negli anni precedenti, avrebbe avuto un ruolo determinante nelle nomine di numerosi primari all’interno delle aziende sanitarie locali, prima di lasciare spazio a un familiare stretto.
Al momento c’è solo un omissis che lascia presagire la verifica in corso da parte della magistratura. Ma le parole messe a verbale aprono un fronte che va oltre la singola vicenda giudiziaria e investe il rapporto, delicato e cruciale, tra istituzioni, sanità e potere politico.