Scioglimenti, il procuratore Fragliasso: “Cambia la politica, non i funzionari”

«Si cambia la classe politica, ma i funzionari che per anni hanno gestito il potere rimangono lì». È questo uno dei passaggi più duri dell’intervento del procuratore Nunzio Fragliasso, tornato a puntare i riflettori sulle infiltrazioni della camorra nelle istituzioni locali e sui limiti dello scioglimento dei consigli comunali. Un monito che riguarda da vicino Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, due realtà segnate dai provvedimenti di scioglimento per condizionamenti mafiosi.

L’occasione è il convegno “Sciogliere non basta”, organizzato da Foro XXI e in programma questo pomeriggio a Villa Tiberiade. Un titolo che sintetizza il cuore delle riflessioni del procuratore: la rimozione degli organi politici non può rappresentare, da sola, la risposta definitiva alla presenza della criminalità organizzata nella gestione della cosa pubblica. Fragliasso richiama innanzitutto la persistente presenza della camorra sul territorio, citando l’arresto di Valentino Gionta junior, che si nascondeva in un bunker sotto casa. «Se qualcuno avesse ancora bisogno di ricordare che qui c’è la camorra», osserva, ribadendo quanto il radicamento criminale continui a rappresentare una questione concreta e attuale. Il procuratore torna poi sulle dichiarazioni pronunciate a Palazzo Fienga, che avevano alimentato il confronto con la politica cittadina e con l’amministrazione del sindaco Corrado Cuccurullo. «Non ho mai detto “andate a casa”», precisa. «Ho detto in pubblico ciò che avevo già detto in privato: non bastano le operazioni di facciata. Rimboccatevi le maniche, qui c’è la camorra». Ma è soprattutto sul funzionamento degli apparati amministrativi che arriva l’affondo più significativo. Per Fragliasso, sciogliere un Comune senza intervenire sui meccanismi burocratici che hanno accompagnato la gestione dell’ente rischia di lasciare intatti centri di potere e dinamiche consolidate. «Si manda a casa la classe politica, ma chi ha gestito per anni in modo deteriore la cosa pubblica rimane al proprio posto», afferma il procuratore, indicando la necessità di valutare interventi mirati anche sulla macchina amministrativa, attraverso rotazioni e sostituzioni del personale laddove necessario. Il riferimento è alla gestione di settori delicati come appalti, licenze e concessioni edilizie, ambiti nei quali occorre impedire che eventuali condizionamenti continuino a operare anche dopo il commissariamento. Il ragionamento assume un peso particolare alla luce delle vicende di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, accomunate dal problema della capacità delle istituzioni di spezzare legami e prassi che possono sopravvivere al cambio degli amministratori. Lo scioglimento, in questa prospettiva, non può esaurirsi in un provvedimento formale: deve accompagnarsi a un’effettiva opera di risanamento e di ricostruzione della fiducia dei cittadini. Da qui l’appello a una «politica con la P maiuscola», capace di riprendersi il governo dei territori e di contrastare le infiltrazioni senza limitarsi a interventi simbolici. Un richiamo che si accompagna alla preoccupazione per il proliferare delle liste civiche, che «spuntano come funghi» a ridosso delle elezioni e che, soprattutto nei piccoli Comuni, possono risultare più esposte al rischio di condizionamenti mafiosi nella raccolta del consenso. Il caso di Torre Annunziata, tornata al commissariamento dopo appena quattro anni, diventa così un ulteriore elemento di riflessione sulla fragilità dei percorsi di risanamento istituzionale. Il messaggio di Fragliasso è netto: sciogliere un consiglio comunale è necessario, ma non basta se non si interviene anche sulle strutture amministrative e sui meccanismi che consentono alla criminalità organizzata di condizionare la vita pubblica. Perché il rischio, altrimenti, è che cambino i nomi sulla porta del Comune, mentre i vecchi equilibri continuano a sopravvivere.

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