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Politica

Scafarto apre la villa, Cimmino chiude tutto. Imbarazzo tra sindaco e assessore: divorzio vicino

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Gianpalo-Scafarto

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Scafarto dice di voler aprire la villa, Cimmino chiude tutto. E se provate a chiedere a qualche consigliere di maggioranza, la risposta è: «Non lo sappiamo ancora». Il decreto del premier Conte ha creato più caos che altro. Doveva essere una fase 2 di ripartenza, invece è stata una fase-1 bis con qualche libertà in più, ma non ancora ben interpretata dai cittadini. Lo sa bene il sindaco di Castellammare che si è affrettato a smentire non solo quanto dichiarato dal suo assessore Gianpaolo Scafarto sulle colonne di Metropolis, ma anche per tenere in casa i cittadini stabiesi, ormai diventati tutti runner. Ebbene le intenzioni del sindaco sarebbero quelle di mantenere chiusa la villa comunale, l’assessore invece ha fatto intendere il contrario. Apriti cielo. 

E quindi, con questa confusione, è finito sul tavolo della maggioranza di centrodestra un provvedimento pronto ad essere pubblicato. Sarà un’ordinanza sindacale, ma pare che il sindaco Cimmino abbia voluto confrontarsi un po’ con tutta la coalizione. Al momento non c’è una linea comune. Ma si registra anche una fuga in avanti dell’assessore alla sicurezza, Gianpaolo Scafarto, destinata a creare un caso in maggioranza. Dalle recenti esternazioni, quindi, si intende che la linea del sindaco non è proprio quella dell’assessore. E volendo fare “due più due”, si comprende che l’ex capitano del Noe sembra ormai vicino all’addio. Anche perché, da quanto trapela nei banchi della maggioranza, Scafarto in questo periodo di emergenza avrebbe assicurato poco la sua presenza, come del resto anche negli ultimi mesi. Tutti ora pensano a un preludio di un addio politico.

Daniele Di Martino

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Politica

Diaspora in Forza Italia, Annarita Patriarca: “De Siano ha fallito, lasci il coordinamento”

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«Il presidente Silvio Berlusconi è stato chiaro: bisogna rinnovare. Riprendere il dialogo con la società civile e aprirsi al confronto con le forze produttive e propositive della società. E noi siamo d’accordo con lui: c’è bisogno di un rinnovamento a tutti i livelli. Senza i distinguo e gli steccati che, in questi anni, hanno depotenziato il messaggio e la proposta politica di Forza Italia sul territorio». A dirlo è Annarita Patriarca, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale.
«Il richiamo all’inclusione è di sicuro la strada maestra. Una inclusione vera, però, lontana da quel modello che, in questi anni, ha visto molti dirigenti azzurri abbandonare il nostro partito e trovare ospitalità altrove. Le ultime dichiarazioni del coordinatore regionale Domenico De Siano arrivano purtroppo in ritardo e finiscono per diventare un mea culpa per tutti gli errori gravi commessi. Chi ha resistito, nonostante un clima non inclusivo, lo ha fatto solo per amore di Forza Italia e perché profondamente convinto della visione liberale e democratica del nostro presidente, Silvio Berlusconi – ha continuato Patriarca –. Una visione che, in Campania, ha trovato lo sbarramento di una parte del partito che si è di fatto consegnata al disimpegno mortificando uno straordinario movimento politico di massa, fortemente radicato sul territorio».
«Sono stati allontanati non solo i più qualificati esponenti della società civile ma gli stessi quadri politici costretti a subire visioni miopi e chiuse che di politico non hanno nulla. E che poi, alla prova dei fatti, non hanno prodotto i risultati sperati. Compresi alcuni celebri e presunti “feudi” elettorali, dove, malgrado il potere esercitato in maniera così penetrante, i risultati alle urne sono stati tutt’altro che felici. Molti hanno lavorato in condizioni di difficoltà inspiegabili – ha continuato il capogruppo azzurro –, spesso osteggiati nella formazione delle liste per le regionali e per le amministrative. Riuscendo comunque ad evitare una debacle e mantenendo un risultato elettorale in linea con gli altri partiti alleati. Costoro, dunque, non possono in alcun modo essere considerati “nemici” essendosi, con sacrificio e impegno personali, fatti carico, al posto di altri, dell’onere di organizzare il partito per le competizioni elettorali».
«Chi guida un partito non impone mai le sue decisioni, ma le condivide con la base a maggior ragione se lo stesso non coltiva il rapporto con il territorio. E soprattutto non scade nell’invettiva personale nei confronti di chi, solo ed esclusivamente ai suoi occhi, può rappresentare una “minaccia”. Le argomentazioni politiche qualificano il politico che le dispiega. Quando si scende sul piano personale, ogni dialogo si interrompe».
«E, infine, una valutazione di carattere generale che in politica vale da sempre: chi perde resta in squadra ma cede il passo. Sia per propria dignità sia per dare la possibilità al partito di rigenerarsi e di offrire all’elettorato finalmente una valida alternativa. Non ammettere la sconfitta e restare inchiodati al proprio posto sono indici di debolezza. In questi casi sarebbe meglio rendersi disponibili al tanto auspicato rinnovamento. Il sen. De Siano, tenuto conto del suo ruolo istituzionale, può decidere di lasciare l’organizzazione del partito in Campania per dedicarsi all’attività parlamentare a Roma, in questi mesi di particolare impegno per il mondo politico. Dando così la possibilità a chi vuole davvero lavorare sul territorio di realizzare la visione liberale e democratica del nostro presidente Silvio Berlusconi».

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