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Cronaca

Castellammare, oggi l’ultimo saluto a Monsignor Cece nel silenzio e nella sobrietà

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Accompagnato da quattro vescovi, alcuni sacerdoti e i familiari, ha varcato il portone principale della chiesa Concattedrale di Castellammare di Stabia(quel portone centrale che viene aperto in quattro occasioni: Processione di San Catello, Celebrazione dei Matrimoni, Funerali dei sacerdoti e dei bambini) prima di raggiungere il cimitero di Cimitile.

Castellammare di Stabia. Oggi l’ultimo saluto all’Arcivescovo Emerito Mons. Felice Cece, in un funerale celebrato privatamente alla presenza di un numero ristretto di persone. Per l’esattezza meno di 15. Se ne è andato nel silenzio, così come preferiva stare lui. «A chi – ricorda don Catello Malafronte, suo vicario generale – lo conosceva nel suo aspetto più sociale, lo ricorderà per il suo essere schivo, riservato e silenzioso che non amava il chiasso e i discorsi inutili».

Probabilmente la cerimonia religiosa così come è stata celebrata, causa norme anti-covid, rappresenta il funerale che avrebbe voluto ricevere il vescovo proveniente dal Nolano. Accompagnato da quattro vescovi, alcuni sacerdoti e i familiari, ha varcato il portone principale della chiesa Concattedrale di Castellammare di Stabia(quel portone centrale che viene aperto in quattro occasioni: Processione di San Catello, Celebrazione dei Matrimoni, Funerali dei sacerdoti e dei bambini) prima di raggiungere il cimitero di Cimitile. All’uscita della chiesa solo alcuni agenti di polizia municipale del Comune di Castellammare di Stabia che hanno omaggiato una bara in legno semplice. Pochi fiori, solo una ghirlanda, sulla bara in chiesa un vangelo aperto. Nessuna folla, come sarebbe potuto essere in una situazione normale, ad aspettarlo. Se ne è andato nel silenzio «così ci parla il Vescovo Felice – ha detto Mons. Alfano che ha presieduto la messa – mettendosi da parte. Siamo grati per quello che ci lascia. Raccogliamo – ha detto commosso – questa eredità, lo accompagniamo in questo ultimo viaggio ma sappiamo che ci sarà sempre vicino e questo ci riempie di gioia…la gioia del risorto».

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Cece ha guidato l’Arcidiocesi dal 1989 fino al 2012, ha ospitato Papa Giovanni Paolo II nel 1992 ed ha vissuto gli anni seguenti all’unificazione dell’Arcidiocesi di Sorrento e della Diocesi di Castellammare di Stabia. Tutti lo ricordano come un pastore buono, di alto spessore culturale e teologico, un grande studioso. Un uomo dal grande carisma, poco folcloristico ma molto concreto. Così come l’ha ricordato anche il Cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, che ha inviato un telegramma nella giornata di oggi.
L’Arcivescovo Cece ha sempre rispettato il significato dell’anello vescovile che indossava, anello che rappresenta la scelta di obbedienza e servizio alla Chiesa del Vescovo, la sua dichiarazione di fedeltà e intenti, ma anche del suo potere sui fedeli affidati alle sue cure. Infatti l’anello vescovile rappresenta l’eternità, l’infinito privo di principio e fine. Quell’ anello che Cece ricevette durante l’Ordinazione Episcopale, era semplice poco decorato, senza pietre preziose. Ma sicuramente a Mons. Cece non piaceva la tradizione di farsi baciare l’anello episcopale che deriva dal Medioevo, quando era segno di rispetto e sottomissione baciare l’anello del Monarca. Quando un fedele baciava l’anello, Mons. Cece era impacciato, imbarazzato, sfuggente, timidamente lo permetteva ma subito portava la mano al petto e accennava un sorriso.
Girolamo Serrapica

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