«era il più grande ma uomo non all'altezza del talento»
Castellammare di Stabia. Diego Armando Maradona ha incontrato nel suo cammino terreno anche Luigi Bobbio, magistrato e poi politico. Era il 1991 e Luigi Bobbio, giovane Pubblico Ministero, avrebbe voluto trasferire il pibe de oro dal Napoli a Poggioreale. La storia è nota, l'arresto però non è mai avvenuto perchè «mi dissero di no per evitare sommosse e la richiesta non fu accolta». Luigi Bobbio racconta quei momenti. Aveva 34 anni e Bobbio era in servizio presso la Procura Partenopea, era pm del pool anti-droga che indaga sul traffico di stupefacenti tra Caserta Napoli. Dalle captazioni delle intercettazioni emerge anche il nome di Maradona che finisce sotto la lente di ingrandimento del pm che conferma anche che all'epoca dei fatti era tifosissimo del Napoli. Bobbio è nato proprio a Napoli.
«Quando venne nel mio ufficio a Castel Capuano per l'interrogatorio c'era la ressa. Chiesi al mio segretario: fatti fare un autografo per te e uno per me, io non posso chiederlo».
«La morte di un uomo e di un grandissimo giocatore non può che suscitare cordoglio - dice - E' stato probabilmente il più grande di tutti i tempi». In quel momento però fa sapere Bobbio «Maradona era per me come qualunque altra persona. Era un indagato come gli altri e come tale lo trattai, senza sconti. Gli elementi per la custodia cautelare c'erano, così chiesi al procuratore l'autorizzazione ad arrestare il calciatore. Non mi fu concessa. Penso che il procuratore ritenesse quella misura eccessiva ma non in relazione ai fatti, che erano gravi, bensì al clamore che ciò avrebbe suscitato». L'accusa era di "detenzione e cessione di cocaina. Furono sentite decine di testimoni, si accertò che Maradona incontrava in un noto albergo napoletano ragazze di tutti i tipi, anche più di una per notte». «Quando venne nel mio ufficio per la prima volta a Castel Capuano per l'interrogatorio c'era la ressa. Interrogai Maradona anche una seconda volta. Da quell'indagine - ricorda Bobbio- scaturirono filoni successivi che riguardarono anche altri giocatori del Napoli. Mi resi conto che l'ambiente calcistico non era quello che voleva mostrarsi all'esterno. Così persi ogni interesse per il calcio. All'epoca il calciatore era ottimamente difeso dall'avvocato Siniscalchi. Fu molto lungimirante nel chiedere il patteggiamento, che gli accordai. Il mio ricordo della persona? Era esattamente come appariva, un uomo dal punto di vista emotivo quasi inconsapevole. Forse non all'altezza dell'immenso talento che Dio gli aveva donato». emidav