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Politica

Rimpasto, ipotesi azzeramento. Tutti vogliono la presidenza del consiglio. E Forza Italia si rinforza

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Aula-Consiliare

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Azzeramento totale di tutte le cariche. Nelle ultime ore, a Palazzo Farnese, prende corpo anche la pazza idea di fare tabula rasa. Un’ipotesi che i fedelissimi del sindaco Gaetano Cimmino avrebbe preso in considerazione per risolvere il rebus rimpasto di giunta. Inizialmente, tale ipotesi, era stata completamente scartata. Il sindaco ritiene che la sua giunta abbia lavorato bene, senza quindi la necessità di stravolgere tutto. Ma con poche caselle a disposizione in molti resterebbero scontenti. E quindi prende corpo l’idea dell’azzeramento totale, non solo in giunta ma anche di tutte le altre cariche politiche, compresi la presidenza del consiglio comunale e le presidenze di commissione. Davvero tutto in discussione. Da qui si capisce il pressing su Vincenzo Ungaro da parte del sindaco Gaetano Cimmino e del consigliere di Forza Italia Antonio Cimmino, nel corso dell’ultimo consiglio comunale.
In realtà fa gola proprio la presidenza. Non è un mistero che il partito di Berlusconi ambisce a tale carica, ma anche nella lista Cimmino sindaco c’è chi scalpita.
Intanto, Forza Italia si rinforza. Nelle prossime ore è atteso il passaggio di Enza Maresca dal gruppo misto al gruppo consiliare forzista, in quota Annarita Patriarca.

Daniele Di Martino

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Politica

Diaspora in Forza Italia, Annarita Patriarca: “De Siano ha fallito, lasci il coordinamento”

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«Il presidente Silvio Berlusconi è stato chiaro: bisogna rinnovare. Riprendere il dialogo con la società civile e aprirsi al confronto con le forze produttive e propositive della società. E noi siamo d’accordo con lui: c’è bisogno di un rinnovamento a tutti i livelli. Senza i distinguo e gli steccati che, in questi anni, hanno depotenziato il messaggio e la proposta politica di Forza Italia sul territorio». A dirlo è Annarita Patriarca, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale.
«Il richiamo all’inclusione è di sicuro la strada maestra. Una inclusione vera, però, lontana da quel modello che, in questi anni, ha visto molti dirigenti azzurri abbandonare il nostro partito e trovare ospitalità altrove. Le ultime dichiarazioni del coordinatore regionale Domenico De Siano arrivano purtroppo in ritardo e finiscono per diventare un mea culpa per tutti gli errori gravi commessi. Chi ha resistito, nonostante un clima non inclusivo, lo ha fatto solo per amore di Forza Italia e perché profondamente convinto della visione liberale e democratica del nostro presidente, Silvio Berlusconi – ha continuato Patriarca –. Una visione che, in Campania, ha trovato lo sbarramento di una parte del partito che si è di fatto consegnata al disimpegno mortificando uno straordinario movimento politico di massa, fortemente radicato sul territorio».
«Sono stati allontanati non solo i più qualificati esponenti della società civile ma gli stessi quadri politici costretti a subire visioni miopi e chiuse che di politico non hanno nulla. E che poi, alla prova dei fatti, non hanno prodotto i risultati sperati. Compresi alcuni celebri e presunti “feudi” elettorali, dove, malgrado il potere esercitato in maniera così penetrante, i risultati alle urne sono stati tutt’altro che felici. Molti hanno lavorato in condizioni di difficoltà inspiegabili – ha continuato il capogruppo azzurro –, spesso osteggiati nella formazione delle liste per le regionali e per le amministrative. Riuscendo comunque ad evitare una debacle e mantenendo un risultato elettorale in linea con gli altri partiti alleati. Costoro, dunque, non possono in alcun modo essere considerati “nemici” essendosi, con sacrificio e impegno personali, fatti carico, al posto di altri, dell’onere di organizzare il partito per le competizioni elettorali».
«Chi guida un partito non impone mai le sue decisioni, ma le condivide con la base a maggior ragione se lo stesso non coltiva il rapporto con il territorio. E soprattutto non scade nell’invettiva personale nei confronti di chi, solo ed esclusivamente ai suoi occhi, può rappresentare una “minaccia”. Le argomentazioni politiche qualificano il politico che le dispiega. Quando si scende sul piano personale, ogni dialogo si interrompe».
«E, infine, una valutazione di carattere generale che in politica vale da sempre: chi perde resta in squadra ma cede il passo. Sia per propria dignità sia per dare la possibilità al partito di rigenerarsi e di offrire all’elettorato finalmente una valida alternativa. Non ammettere la sconfitta e restare inchiodati al proprio posto sono indici di debolezza. In questi casi sarebbe meglio rendersi disponibili al tanto auspicato rinnovamento. Il sen. De Siano, tenuto conto del suo ruolo istituzionale, può decidere di lasciare l’organizzazione del partito in Campania per dedicarsi all’attività parlamentare a Roma, in questi mesi di particolare impegno per il mondo politico. Dando così la possibilità a chi vuole davvero lavorare sul territorio di realizzare la visione liberale e democratica del nostro presidente Silvio Berlusconi».

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