Sale l'indice di contagiosità dopo sei settimane
Dopo un periodo in cui si era assistito ad un rallentamento della curva dei casi torna infatti a peggiorare la situazione epidemiologica con l'indice di trasmissibilità Rt risalito sopra l'1 (a 1,03), per la prima volta dopo 6 settimane. Anche l'incidenza torna a crescere ed aumenta l'impatto della pandemia sui servizi assistenziali, con le terapie intensive che si collocano sopra la soglia critica del 30% di occupazione a livello nazionale. I dati del monitoraggio settimanale del ministero della Salute e Istituto superiore di sanità (Iss) indicano, questa settimana, un "peggioramento generale" degli indici della pandemia che porta ad un "aumento del rischio di una epidemia non controllata e non gestibile".
Dopo il monitoraggio della Cabina di regia del ministero della Salute e dell'Istituto superiore di sanità sul periodo 28 dicembre-3 gennaio il ministro Roberto Speranza ha firmato un' ordinanza per far passare da giallo ad arancione a partire da lunedì cinque Regioni: Calabria, Emilia-Romagna, Lombardia Sicilia e Veneto. "Dobbiamo tenere - ha fatto sapere Speranza - il massimo livello di attenzione perché il virus circola molto e l'indice del contagio è in crescita", spiega Speranza.Il governo lavora al nuovo Dpcm, che entrerà in vigore il 16 gennaio e dovrebbe scadere a fine mese o anche più avanti, se si deciderà di prolungare lo stato di emergenza.
Nel report, gli esperti parlano di un "peggioramento generale" della situazione, con l’incidenza a 14 giorni che torna a crescere dopo alcune settimane e con l'aumento - dato che preoccupa non poco - dell’impatto della pandemia sui servizi assistenziali: "Questo si traduce in un aumento generale del rischio", evidenziano. Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di sanità, conferma che "c'è un incremento della velocità di crescita dei casi" e che l'età media di chi si contagia e di chi purtroppo muore resta costante, a conferma del fatto che a perdere la vita sono ancora principalmente le persone più anziane e fragili. La fase è delicata e sembra il preludio, avvertono gli scienziati, a un "nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane", se tutto restasse così com'è. Tenendo in considerazione i 21 indicatori, il rischio è alto in 12 Regioni e province: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Bolzano, Trento, Puglia, Umbria e Veneto. Altre otto (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Sardegna, Sicilia, Valle d'Aosta) sono a rischio moderato e solo la Toscana, pero ora, è a basso rischio.L'incidenza preoccupa in particolare nella Regione del Veneto, dove negli ultimi 14 giorni si sono contagiate 927,36 persone ogni 100mila abitanti, e in tutto il Paese è ben lontana dai livelli che consentirebbero il ripristino completo del tracciamento. La terapia intensiva è un altro nodo critico: 13 Regioni e Province hanno un tasso di occupazione sopra la soglia critica del 30% e il numero di ricoverati in intensiva continua a crescere. Aumentano anche i casi non riconducibili a catene di trasmissione note, per i quali cioè non si riescono a ricostruire i contatti che hanno provocato l'infezione, cosa che complica tantissimo la gestione.