«Il padre è stato un camorrista». Scoppia la bufera dopo l'elezione del nuovo presidente del consiglio diventa un caso. Con la nomina di Emanuele D'Apice, in sostituzione di Vincenzo Ungaro, sono Italia Viva e il presidente della commissione antimafia a rimarcare la parentela «scomoda» del nuovo capo dell'assise stabiese. Emanuele è infatti figlio di Luigi D'Apice, detto 'o ministro, deceduto poco più di un anno fa, ma coinvolto in inchieste giudiziarie con il clan Cesarano di Ponte Persica e condannato in via definitiva nei primi anni 2000. Indagini che all'epoca costarono lo scioglimento del consiglio comunale della vicina Pompei.
Subito dopo l'elezione, infatti, Emanuele D'Apice, nel ringraziare il centrodestra per la fiducia, ha ricordato la figura del padre deceduto: «E' stato il mio faro - ha detto - E' grazie a lui se sono l'uomo che sono», con annesso applauso della maggioranza e del sindaco Gaetano Cimmino.
Dichiarazioni che hanno scatenato un vortice di polemiche e reazioni politiche. In mattinata, si è scomodato addirittura il presidente della commissione antimafia Nicola Morra, ex Cinque Stelle, che sui social ha ripreso l'articolo del Fatto Quotidiano a firma di Vincenzo Iurillo: «I figli non devono scontare gli errori dei padri. Tuttavia la dissociazione rispetto a comportamenti sanzionati dalla comunità come criminali rimane doverosa».
Poi è il coordinatore regionale di Italia Viva, Ciro Buonajuto, a sollevare il caso: «È vero che le colpe dei padri non ricadono e non debbono ricadere sui figli ma le parole del consigliere D’Apice all’atto dell’insediamento, quale Presidente del Consiglio Comunale di Castellammare di Stabia, che individua precisamente nel padre, il faro della sua attività politica, sono estremamente gravi e preoccupanti. Sono altri, uomini e donne dello Stato, delle Istituzioni della Chiesa ad essere ‘fari’ della nostra attività politica non certamente un uomo che la giustizia italiana ha condannato come camorrista».
Non mancano le reazioni anche dal Movimento Cinque Stelle: «Rispettiamo il Presidente del Consiglio per il ruolo importante all’interno dell’assise ma non possiamo che dissociarci dai ringraziamenti alla figura di suo padre, Luigi D'Apice, deceduto un anno fa e condannato per concorso in associazione camorristica nel 2004. È vero che le colpe dei padri non ricadono sui figli ma, pur comprendendo l'affetto umano che lega un figlio al proprio genitore, tali dichiarazioni all'interno di uno spazio istituzionale e i successivi applausi da parte della maggioranza, risultano assolutamente inopportuni a fronte di comportamenti estremamente gravi sanzionati dalla comunità»affermano i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle Francesco Nappi e Laura Cuomo, il consigliere regionale Luigi Cirillo e le deputate Carmen Di Lauro e Teresa Manzo.