Politica

I sindaci stabiesi e la maledizione della tratta ferroviaria dismessa. Dopo Pannullo ora rischia anche Cimmino

L’ex sindaco fu sfiduciato dopo un incontro con il primo cittadino di Gragnano. Ora l’attuale fascia tricolore è a rischio scioglimento

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Quella maledetta tratta ferroviaria tra Castellammare e Gragnano. Corsi e ricorsi storici. Perché ogni volta che un sindaco stabiese è vicino alla risoluzione di quest’annoso problema, si interrompe bruscamente il mandato elettivo.
E’ accaduto con Toni Pannullo e rischia di accadere, adesso, a Gaetano Cimmino.
C’è un aneddoto che forse non è mai stato raccontato finora. E narra proprio della missione dell’allora sindaco Toni Pannullo nella vicina Gragnano. Doveva essere un tranquillo pomeriggio di febbraio (2018), precisamente il giorno 5, quando l’allora primo cittadino del Pd si recò nella città della pasta per mettere nero su bianco un accordo con il sindaco di allora Paolo Cimmino. Si parlò appunto della riattivazione della tratta ferroviaria attraverso l’introduzione di un tram leggero.
Dopo poche ore, fu sfiduciato proprio in uno studio notarile di piazza San Leone a Gragnano.
Proprio in questi giorni il sindaco attuale Gaetano Cimmino – su cui pende la spada di Damocle dello scioglimento – ha incontrato virtualmente (in videoconferenza) il primo cittadino di Gragnano per l’attivazione della tratta ferroviaria dismessa da anni. E ironia della sorte potrebbe essere proprio uno degli ultimi atti da sindaco, perché in settimana il Consiglio dei Ministri dovrebbe esprimersi sull’eventuale scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche.
Se così fosse, la tratta ferroviaria Gragnano-Castellammare si confermerebbe una bestia nera per i sindaci stabiesi. Dopo Pannullo toccherebbe a Cimmino.

Daniele Di Martino


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