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Politica e camorra, il clan D’Alessandro indicò più candidati da votare

Per gli ispettori del Viminale “il gradimento della cosca di Scanzano era verso il partito Forza Italia”

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Il clan indicò più candidati da far votare. E’ quanto emerge dalla relazione della commissione d’accesso, che ha determinato lo scioglimento del consiglio comunale di Castellammare. Candidati ritenuti di gradimento della cosca di Scanzano gravitanti tutti nel centrodestra stabiese.

Secondo gli ispettori inviati dal Viminale “le attività condotte dal nucleo investigativo dei carabinieri hanno fatto emergere che il clan D’Alessandro aveva interesse nel rinnovo dell’amministrazione comunale stabiese, nella tornata di consultazioni amministrative del 2018” si legge nelle pieghe della relazione antimafia.

Il riferimento è ad alcune intercettazioni tra l’imprenditore Gerardo Delle Donne e il ras di Scanzano, Sergio Mosca, colui che sempre nelle conversazioni captate dagli investigatori si definì “padrone delle Terme”.

“I dialoghi riportati nell’ordinanza del gip – si legge – hanno dimostrato che il clan aveva la possibilità di indirizzare una certa quantità di voti verso alcuni candidati a condizione che gli stessi erano graditi al vertice dell’organizzazione criminale”.

Quindi non si trattò di sostenere un solo aspirante al consiglio comunale, ma più di uno. Infatti, “alla richiesta di indirizzare voti verso un determinato candidato, Sergio Mosca fa capire che si sono già altri soggetti vicini al clan da votare”.

Ma soprattutto, secondo gli 007 del ministero “quello che appare chiaro dal tenore della conversazione è il gradimento verso il partito Forza Italia”.

Daniele Di Martino


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Politica

Scioglimento, ecco il “ricorso in bianco” per desecretare la relazione della commissione d’accesso

La strategia dell’ex sindaco per interrompere i termini e puntare a “smontare” le motivazioni del ministero

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Un ricorso “in bianco”. Così è stato definito durante le riunioni tenute dall’ex maggioranza di Gaetano Cimmino. Una soluzione prospettata dallo studio Clarizia, uno dei principi del foro di Roma, per interrompere i termini e tentare di ribaltare lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche.

Stando a quanto depositato dagli avvocati dell’ex sindaco, si tratta quindi di un ricorso che principalmente punta a far desecretare le motivazioni che hanno spinto il governo a sciogliere il consiglio comunale. Perché in realtà, ufficialmente, questi atti non ci sono. Anche se il contenuto è ben noto per essere stato riportato dalle testate giornalistiche. Ma non sarà possibile smontare queste motivazioni, almeno per il momento. Quindi si proverà a richiedere gli atti ufficiali, che per il momento il Prefetto non ha concesso, per poi provare a fare un “ricorso nel ricorso” entrando nel merito della questione.

La maggior parte dell’ex maggioranza ha firmato senza battere ciglio, in tre invece non se la sono sentita di dare il mandato all’avvocato Clarizia.

Daniele Di Martino

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