Notte dell’Immacolata, in periferia l’unico falò di quartiere “legalizzato”

C’è un posto in cui il falò dell’Immacolata non è risultato abusivo. Siamo a Ponte Persica, periferia nord di Castellammare di Stabia, lì dove la notte dell’Immacolata è stata davvero una festa. L’iniziativa del gruppo della parrocchia è riuscita perfettamente e senza sfociare nell’illegalità, contrariamente a tutti gli altri rioni di Castellammare di Stabia.

Ma come si è riusciti a ottenere il via libera per l’accensione del falò? Due sono i fattori determinanti. Il primo è che la “pira” è stata installata in un terreno privato. In secondo luogo, la location non ricadeva nel territorio di Castellammare, bensì nel Comune di Pompei, proprio in una zona di confine. E’ stata proprio l’amministrazione del sindaco Lo Sapio a dare il via libera al parroco Don Modestino Capodilupo, che si è assunto tutta la responsabilità dell’iniziativa, tra l’altro riuscita benissimo. Un messaggio importante quello lanciato dal gruppo della parrocchia di Ponte Persica, tra l’altro scritto a caratteri cubitali su uno striscione esposto sulla pira di legno: “Nuova generazione, vecchia tradizione”.

E’ un punto, forse, da cui ripartire se si vuole davvero “legalizzare” la tradizione dei falò nei rioni stabiesi. Arriva dalla periferia un esempio da seguire, probabilmente. I commissari prefettizi, da poco nella città stabiese, hanno dimostrato una certa sensibilità sul tema, organizzando una bella manifestazione sul lungomare con fuochi pirotecnici di qualità, falò sull’arenile e una standing ovation degli oltre 20mila (si stima!) frequentatori della notte dell’Immacolata stabiese. In una delle recenti interviste, proprio i commissari hanno dichiarato di voler lavorare a un regolamento che possa permettere di vivere la tradizione dei falò nei quartieri in piena sicurezza. Magari partendo dall’esperienza della parrocchia di Ponte Persica.  

Daniele Di Martino

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