Politica
Castellammare, caso Ruotolo. D’Apuzzo: “Ha profanato il circolo della legalità”
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Mario D’Apuzzo, capo dell’opposizione di centrodestra di Castellammare:
Quella che si è celebrata nel Circolo Internazionale della Legalità – luogo intitolato al sacrificio di Michele Cavaliere, imprenditore assassinato dalla camorra – non era una riunione qualsiasi, ma la presentazione in pompa magna dell’Osservatorio stabiese sulla Camorra, creatura partorita dall’On.Sandro Ruotolo. E allora non ci si può più nascondere. È il momento di dire le cose come stanno, senza sconti. Quel luogo, simbolo di lotta, coraggio e memoria civile, è stato profanato. È stato ridotto a salotto autoreferenziale, a passerella per vecchie glorie e funzionari di partito in cerca di rilancio.
Una vetrina ben confezionata per ribadire concetti retorici, vuoti e scollegati da qualsiasi concreta volontà di agire. Gravissimo – e scandaloso – è quanto accaduto a Genny Manzo, giornalista stabiese, cacciato in malo modo da una sede che dovrebbe essere baluardo di trasparenza e accessibilità. È stato estromesso con brutalità, colpevole di voler fare il suo mestiere, quello che molti altri hanno smesso di fare: porre domande. E la risposta dell’On.Ruotolo è stata da brividi: “Sono un soggetto protetto”.
Ma protetto da chi, Onorevole? Dai camorristi o dai giornalisti non allineati?Da chi impone il pizzo o da chi osa disturbare il copione autocelebrativo che vi siete scritti da soli?
Lo dica chiaramente, perché usare la scorta come pretesto per sottrarsi al confronto è un insulto.
Un insulto a chi quella scorta l’ha guadagnata rischiando la vita.Un insulto a chi la paga ogni mese con le tasse.
Un insulto a quel concetto di “legalità” che viene brandito come una clava solo quando conviene. Ma la cosa più grave è che tutto questo teatrino si regge su una colossale ipocrisia.L’Osservatorio sulla Camorra?
Un documento autoreferenziale che non dice nulla che non fosse già noto.Nulla che chi vive davvero la città non abbia gridato da tempo.
Io, per primo, in campagna elettorale, ho denunciato – a voce alta e senza mediazioni – il rischio concreto che la criminalità organizzata potesse condizionare il voto. E così è stato. Non esiste norma che vieti alla camorra di votare.Il problema è solo nostro: noi dobbiamo tenerli lontani.
Noi dobbiamo rifiutarne il consenso. E lei, On.Ruotolo, dov’era? Dov’era quando bisognava esporsi?
Quando serviva alzare la voce?Quando c’era da denunciare pubblicamente i rischi? Muto.
Assente.Complice. Ha lasciato che altri costruissero il loro consenso sui resti dello scioglimento, sulla paura, sulla retorica dell’antimafia da palcoscenico.
E oggi viene a impartire lezioni? Tardi e male.E da una posizione che gronda contraddizione. Oggi lei siede fianco a fianco con quelli che ha lasciato liberi di avanzare, sostenendo – col suo silenzio – una coalizione che ha saputo benissimo come e dove raccogliere i voti.
E allora basta con le messinscene, basta con gli osservatori da convegno, basta con la finta indignazione. Siete parte del problema. Altro che soluzione. Il ricordo di Michele Cavaliere è stato ridotto a sfondo decorativo per una rappresentazione indecente.Non una parola vera, non un impegno reale, non un’azione concreta.
Solo propaganda.Solo posizionamenti.
Solo costruzione del consenso. E tutto questo accade in una città dove la sinistra continua a definirsi “laboratorio politico nazionale”.Ma qui non si sperimenta nulla.
Qui si consuma tutto.Si consuma credibilità, dignità, senso delle istituzioni.
Dopo un anno di amministrazione, Castellammare è un deserto: progetti inesistenti, investimenti zero, servizi al collasso.Ma in compenso, che parata di simboli, che belle parole, che grande finzione collettiva! Altro che laboratorio: questa è una centrale opaca di potere, parolaia e autoreferenziale, dove la legalità è solo un’etichetta da applicare al bisogno, dove la memoria è un pretesto da sfruttare, e dove la democrazia si pratica solo se non dà fastidio. Michele Cavaliere meritava altro.
Questa Città merita altro.
Mario D’Apuzzo
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