Politica
Castellammare, la giunta chiede al governo i fondi per il restyling del Romeo Menti
Il restyling del Romeo Menti passa per un bando del ministero dello Sport.Il Comune di Castellammare di Stabia, attraverso una delibera di giunta, ha dato il via libera alla partecipazione al bando rivolto ai Comuni con popolazione superiore a 5mila abitanti.
Palazzo Farnese chiede un milione e mezzo per rimettere a nuovo lo stadio della Juve Stabia, anche perché la squadra del presidente Langella parteciperà ai play off promozione per la serie A.E chissà cosa potrà accadere.
In ogni caso, anche per il prossimo campionato di serie B, è necessaria un’opera di restyling per adeguare la struttura agli standard moderni, anche per consentire un aumento di capienza.L’impianto ora è omologato solo per 7mila spettatori, ma ne potrebbe contenere fino a 12mila.
In ogni caso il Comune chiede un finanziamento da un milione e mezzo, impegnando altri 300mila euro di fondi comunali.
IL MINISTRO ABODI
Il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, dichiara “Le infrastrutture dedicate allo sport in tutte le sue forme non costituiscono solo lo spazio fisico nel quale si svolge l’attività motoria, fisica, sportiva e si ‘allena’ la cultura del movimento, ma sono centri di aggregazione e condivisione, con un impatto che va ben oltre il semplice utilizzo specifico, generando valore educativo e sociale, e contribuendo al benessere psicofisico delle persone che le frequentano.Valore costituzionale, come recita il comma 7 dell’articolo 33 della nostra Carta.
Per queste ragioni, il Governo presieduto da Giorgia Meloni ritiene una priorità il miglioramento dei luoghi nei quali si praticano le varie discipline sportive, a partire da quelli nei quali la socialità manifesta debolezze e fragilità, dove lo sport è assente o chiude, come è successo a Caivano, esperienza concreta ed esemplare, che stiamo replicando con altri 8 progetti di grande impatto a Roma, Milano, Napoli, Foggia, Reggio Calabria, Palermo e Catania.Ma parallelamente a queste iniziative, riproponiamo anche nell’anno in corso il bando “Sport e periferie”, per il quale, attraverso il nostro Dipartimento per lo Sport, investiamo 110 milioni di euro, la cifra più alta degli ultimi anni, ai quali si aggiungeranno ulteriori 70 milioni di euro provenienti dal Fondo per lo sviluppo e la coesione.
Obiettivo: contribuire a realizzare nuovi impianti sportivi pubblici, solo se davvero necessari e gestibili, e, soprattutto, migliorare quelli esistenti di proprietà comunale, abbattendo le barriere architettoniche, mettendoli in sicurezza ed efficientandoli energeticamente.Una volta assegnate le risorse del bando, la graduatoria dei progetti non finanziati, da nazionale, si scomporrà in graduatorie regionali, consentendo alle Regioni di finanziarli con risorse proprie.
Il senso della collaborazione interistituzionale tra Governo e amministrazioni del territorio, un’altra opportunità per sostanziare e qualificare il modello sportivo italiano, che vince e convince”.
Politica
Sorrento, terremoto politico: il Consiglio di Stato annulla le elezioni del 2020. “Consultazione viziata all’origine”
Ribaltata la sentenza del Tar. Per i giudici l’irregolare ammissione di un candidato può aver alterato l’intero esito del voto. Si apre una fase istituzionale delicatissima.
Non c’è pace per Sorrento. Cinque anni dopo, la bomba è esplosa. Il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione del Tar e certificato ciò che per anni è stato oggetto di ricorsi e polemiche: le elezioni comunali del 2020, che portarono Massimo Coppola alla guida della città, si sono svolte in modo irregolare.
Una sentenza destinata a segnare un prima e un dopo nella storia politica recente di Sorrento. Non si tratta di una semplice censura tecnica: il massimo organo della giustizia amministrativa ha stabilito che l’ammissione contestata di un candidato sindaco — Marco Fiorentino — non può essere considerata irrilevante rispetto al risultato finale. Al contrario, potrebbe aver inciso in maniera determinante sull’intera competizione.
L’errore del Tar
Il Tar aveva ritenuto che, anche escludendo il candidato contestato, il risultato non sarebbe cambiato. La conclusione si fondava su un dato aritmetico: al ballottaggio il sindaco eletto aveva riportato 1.903 voti in più del rivale, mentre Marco Fiorentino al primo turno aveva ottenuto 1.865 voti — un numero inferiore allo scarto finale.
Un ragionamento che per il Consiglio di Stato è metodologicamente sbagliato.
I giudici hanno chiarito che non è possibile analizzare la vicenda isolando il solo ballottaggio. L’analisi deve partire dal primo turno, dove Fiorentino aveva raccolto un consenso significativo, superiore allo scarto tra i due candidati più votati. Quei voti, se confluiti su uno dei contendenti principali, avrebbero potuto evitare il ballottaggio o addirittura ribaltare l’esito complessivo.
Non si può, scrivono in sostanza i giudici, procedere in modo “atomistico”. La competizione elettorale è un sistema unitario: alterarne un elemento può modificare l’intero equilibrio.
Il nodo giuridico: il legame tra sindaco e liste
La sentenza richiama esplicitamente il Testo unico degli enti locali (d.lgs. 267/2000), sottolineando il legame inscindibile tra candidatura a sindaco e presentazione delle liste collegate.
Non è un dettaglio formale. Se la candidatura è illegittima, l’intero assetto della competizione — liste comprese — risulta condizionato. Non si tratta semplicemente di sottrarre voti da un conteggio, ma di riconoscere che la dinamica politica e organizzativa della consultazione sarebbe stata diversa sin dall’inizio.
Una consiliatura sotto il segno del dubbio
La decisione apre ora una fase istituzionale delicatissima. Se il voto viene dichiarato irregolare, viene meno la piena legittimazione democratica dell’intera consiliatura. Per quasi cinque anni la città è stata governata da un’amministrazione la cui origine oggi risulta viziata.
Le domande sono inevitabili: che cosa accade agli atti adottati? Quali conseguenze politiche e amministrative si produrranno? Sul piano giuridico opera il principio di continuità dell’azione amministrativa, ma sul piano politico il colpo è pesantissimo.
La sentenza non si limita a correggere un errore procedurale. Mette nero su bianco che l’esito elettorale del 2020 non può considerarsi il frutto di una competizione pienamente regolare.
Per Sorrento si apre ora una nuova, complessa pagina. E il terremoto non è solo giudiziario: è profondamente politico.
Politica
Castellammare, incubo dissesto idrogeologico: “Si rischia una nuova Niscemi”
Castellammare di Stabia torna a fare i conti con l’emergenza idrogeologica. Con un’interrogazione urgente datata 11 febbraio 2026, il consigliere comunale Antonio Federico (Stabia Unica) ha formalmente messo in mora l’Amministrazione chiedendo risposte su una serie di criticità che riguardano la gestione degli alvei, il dissesto del territorio e in particolare la situazione del Rivo San Marco .
Il nodo delle responsabilità
Al centro dell’interpellanza un rimpallo di competenze tra Comune e Regione Campania. In una precedente risposta (prot. 59291 del 4 ottobre 2024), l’Amministrazione comunale aveva riconosciuto la gravità del dissesto idrogeologico, attribuendo però alla Regione il ruolo di “soggetto obbligato” ai sensi del D.P.R. 8/1972 .
Secondo quanto riportato nell’interrogazione, il Settore V del Comune avrebbe inviato negli ultimi anni numerose note ufficiali e perfino una diffida formale (10 ottobre 2024) per sollecitare la manutenzione degli alvei, senza ottenere riscontri. Una situazione di stallo amministrativo che, secondo il consigliere firmatario, non sarebbe più tollerabile alla luce degli eventi recenti.
L’allarme sul Rivo San Marco
Particolarmente critica la condizione del Rivo San Marco. Le relazioni tecniche del Settore IV parlano di “eccessivo degrado della struttura in calcestruzzo” e di “elevata corrosione dei ferri di armatura”, condizioni che hanno portato già nell’aprile 2024 alla chiusura totale della carreggiata di Corso Giuseppe Garibaldi (ordinanza dirigenziale n. 135) .
A quasi due anni da quella decisione, l’interrogazione chiede se sia stata ottenuta la concessione demaniale necessaria e se esista finalmente un progetto esecutivo cantierabile per il consolidamento della copertura del rivo, al fine di scongiurare un crollo strutturale.
Il precedente di Niscemi e il timore di nuove tragedie
Nel documento viene richiamata la tragedia di Niscemi del 25 gennaio 2026, dove un fronte franoso di quattro chilometri ha provocato il collasso di palazzine nel quartiere Sante Croci. Un episodio che, insieme ai recenti fenomeni di scivolamento fangoso a Gragnano (Monte Pendolo), viene indicato come prova della fragilità dei Monti Lattari e della necessità di interventi immediati.
Il consigliere sottolinea come il tempo delle “lettere senza risposta” sia finito e paventa possibili profili di responsabilità penale in caso di inerzia amministrativa.
Le richieste: azioni legali e interventi urgenti
Il consigliere Antonio Federico chiede lumi sull’eventuale avvio di un’azione legale contro la Regione presso il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche o tramite ricorso per omissione di atti d’ufficio, sulla possibilità di intervenire “in danno” alla Regione, con ordinanze contingibili e urgenti per la pulizia degli alvei, anticipando le somme necessarie per garantire l’incolumità pubblica, ma anche sull’installazione di sistemi di monitoraggio tecnologico (pluviometri, sensori laser) nelle aree classificate a rischio R4.
L’idea è quella di istituire una Commissione permanente di controllo e garanzia per il rischio idraulico, già proposta in una precedente mozione rimasta inevasa, oltre all’aggiornamento e alla verifica operativa del Piano di Protezione Civile, anche alla luce delle modifiche alla permeabilità dei suoli dopo gli eventi di Gragnano.
Una questione politica e di sicurezza
L’interrogazione riapre dunque un fronte politico delicato, che intreccia competenze istituzionali, responsabilità amministrative e sicurezza dei cittadini. La richiesta è chiara: passare dalle diffide agli atti concreti.
Ora la parola spetta al Sindaco e alla Giunta, chiamati a chiarire non solo lo stato delle procedure, ma soprattutto le tempistiche e le azioni effettive per ridurre il rischio in un territorio storicamente fragile come quello stabiese.
Politica
Castellammare, riunione di maggioranza infuocata. Vicinanza tenta di arrivare a marzo
Bocche cucite sulla riunione di maggioranza voluta questa mattina a palazzo Farnese dal primo cittadino per scegliere le linee guida per il prosieguo dell’attività amministrativa. In testa c’era il consigliere comunale dei 5 stelle Alessandro Langellotti che, nonostante gli altisonanti comunicati di appoggio esterno al sindaco viste le vicende giudiziarie che hanno coinvolto un collega consigliere che poi si è dimesso, pare sia tornato sui suoi passi rimanendo saldo al suo posto in consiglio. Assente eccellente Giovanni Tuberosa, consigliere del partito democratico ed ex capogruppo in consiglio comunale. Stando a quello che trapela, la riunione si è aperta con un “mea culpa” dell’alter ego del primo cittadino stabiese, Ciro Cacciola, quello che per molti è la vera “anima politica” di palazzo Farnese e che Vicinanza ha voluto con se dal primo momento. Al centro della discussione anche il modus operandi degli assessori. Secondo qualche indiscrezione trapelata Cacciola avrebbe ammesso il bisogno di maggiore sinergia tra Giunta e Consiglio ”. La strategia sembrerebbe quella di arrivare, proponendo anche ipotetiche caselle in giunta, a fine febbraio, termine ultimo per andare al voto nella prossima tornata elettorale. La riunione si è spostata sul PUC, dove non mancano i mal di pancia. E’ qui che i toni sono diventati accesi. Stando sempre a voci di corridoio, l’intenzione dell’assessore Giuseppe Guida è quella di approvare a prescindere il PUC, mettendo in atto poi varianti e modifiche. Allora qualche consigliere ha sottolineato che sarebbe opportuno prima modificare il piano urbanistico comunale e poi magari approvarlo. Iter, che dovrebbe tener conto anche del Piano Paesaggistico Regionale (PPR) della Campania . Piano studiato dalla Regione in collaborazione con il Ministero dei Beni culturali proprio per delimitare zone di attuazioni ni comuni per dare una linea di indirizzo omogenea ed univoca a livello regionale. Il 22 ottobre scorso la Regione ha deliberato il PPR. Da questa data, i comuni hanno 4 mesi di tempo ai comuni per proporre osservazioni riguardo all’ inclusione di alcune zone piuttosto che l’ esclusione di altre. Al momento a Castellammare non si sta proponendo nulla e il Piano Regionale rischia di penalizzare alcune zone della città. Fermo restando poi eventuali deroghe.
Tornando all’ affaire politico stabiese, si registra un dato importante: nessuno vuole andare alle urne nella prossima tornata elettorale non certo per amore della città, ma soltanto perchè nessuno è pronto alla campagna elettorale ed in molti rischierebbero di rimanere fuori dal palazzo di città.
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