Cronaca
Castellammare, inchiesta sui boss. Il Riesame frena sulle intercettazioni
Misure cautelari confermate per tutti, ma spunta un cavillo
Confermate tutte le misure cautelari a carico di boss e gregari del clan D’Alessandro, nell’ambito dell’ultima inchiesta della DDA che ha decapitato la cosca egemone sul territorio di Castellammare di Stabia.
Tutti gli indagati hanno scelto di non ricorrere al Riesame, opportunità colta soltanto da Petronilla Schettino, moglie del cassiere del clan Michele Abbruzzese, difesa dall’avvocato Francesco Romano. Anche in questo caso l’ordinanza di custodia cautelare è stata confermata, ma la difesa ha ottenuto l’inutilizzabilità delle intercettazioni che costruiscono buona parte del castello accusatorio. Le eccezioni della difesa di Petronilla Schettino si sono concentrate sulle proroghe di indagini dei Pm, motivo per cui il tribunale del Riesame ha sancito di non dover considerare le intercettazioni dell’ultimo anno dell’inchiesta, a partire dall’agosto 2024.
Un particolare non di poco conto, che rischia di far traballare l’intera inchiesta e che sarà al centro del ricorso in Cassazione per ottenere l’inutilizzabilità di un periodo ancora più ampio delle conversazioni captate dalla polizia di Stato, titolare dell’indagine su delega della DDA.
Il castello accusatorio, infatti, si fonda proprio sulle intercettazioni ambientali di casa Abbruzzese, prendendo spunto proprio dalle conversazioni tra il cassiere del clan e la moglie Petronilla Schettino.
Nelle stesse conversazioni è spuntato anche il consigliere comunale Gennaro Oscurato, eletto con una lista civica a sostegno dell’attuale sindaco Gigi Vicinanza, anche se non risulta indagato.

