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Castellammare, Viaggio nelle Antiche Terme distrutte
Un’immagine della città inaccettabile è la prima sensazione che si prova affacciandosi nel Parco delle Antiche Terme di Stabia, la seconda, se ci si ferma dopo aver osservato a riflettere, è un senso di rabbia. Dall’ex stazione in disuso, al parco, allo stabilimento è tutto un “viaggio horror” tra incuria, degrado, inseguimento di progetti faraonici. Di quella che un tempo era una brulicante stazione termale dove ci si recava non solo a bere le acque minerali è rimasto un ricordo sempre più sbiadito nel tempo come quelle vecchie foto ingiallite che ogni tanto si guardano per ricordare i tempi che furono. Lo sgorgare delle acque è la sola cosa rimasta oggi come allora ma c’e’ solo quella. Un suono che viene da lontano come gli odori sulfurei. Il resto sono fonti transennate, erbacce, rovi, distruzione e tempo che passa con la consapevolezza che anche per questa estate le Antiche Terme non saranno luogo di cura, ristoro e mescita delle acque. Oggetto nel 2006 di un programma di ammodernamento con un progetto che ha “cercato di operare le innovazioni tecnologiche previste dentro i caratteri dell’edificio storico senza variazioni sostanziali, recuperando e restaurando i materiali in klinker della facciata, i rivestimenti in mosaico vitreo dei pilastri e delle sale interne, i colori e le pavimentazioni originarie, e riprogettando la suddivisione del cortile in tre spazi distinti attraverso nuovi porticati che hanno dato anche accesso al parco sulle falde del monte”, a lavori conclusi, le Terme di Stabia ristrutturate e vandalizzate non sono mai entrate in funzione. In questi anni dopo la conclusione dei lavori le amministrazioni comunali che si sono succedute si sono tutte confrontate con il tema della riapertura senza però mai entrare nel concreto del da farsi. Eppure nel silenzio rotto ogni tanto da qualche annuncio di progetti faraonici mai nessuno si è posto il problema di fare una stima dei danni, di capire come rimettere in piedi quella struttura vandalizzata, con vasche e lavandini divelti, ma forse non pericolosa dal punto di vista strutturale. Eppure nel 2017 c’era una determina comunale in cui si faceva riferimento ad 1 milione e 800 mila euro mai spesi per arredi ed altro soldi che forse sarebbero serviti a rimettere, risistemati gli arredi e ripristinate le cabine, in funzione le Antiche Terme. Oggi mentre i rovi diventano più alti, e i lavandini restano divelti a terra, e le fonti vietate alla mescita, la città resta “appesa” ad un non ben definito progetto di riqualificazione della struttura (finanziato con quasi 12 milioni euro di fondi europei) che però lo scorso febbraio ha subito una battuta d’arresto in Conferenza di Servizi, perché la Soprintendenza di Napoli ha posto diverse contestazioni.
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