Cronaca
A Castellammare decine di alloggi occupati senza titolo e alta morosità
Occupazioni abusive ancora irrisolte, canoni non riscossi e procedure di sgombero rimaste incompiute. È il quadro che emerge dall’analisi dedicata alla gestione del patrimonio abitativo comunale contenuta nella relazione della Commissione d’accesso, che ha passato al setaccio l’attività amministrativa dell’ente.
Secondo il documento, il Comune dispone di oltre trecento alloggi di edilizia residenziale pubblica distribuiti in diversi quartieri cittadini. La concentrazione maggiore è nel rione Savorito, complesso nato dopo il terremoto del 1980 per dare una risposta all’emergenza abitativa, ma il patrimonio comprende anche immobili situati in via Benedetto Brin, Fondo San Catello, Salita San Giacomo, via Marconi, via Ugo Foscolo, Santa Croce e in altre zone della città.
La Commissione evidenzia come, nonostante l’avvio negli anni scorsi di un programma di riordino del patrimonio immobiliare, molte delle criticità individuate siano rimaste senza soluzione. L’obiettivo era quello di aggiornare la situazione degli assegnatari, contrastare le occupazioni prive di titolo, recuperare i canoni non versati e riportare la gestione degli immobili entro criteri di maggiore trasparenza.
Dalla ricognizione effettuata risulta che, all’inizio del 2026, erano ancora 54 gli alloggi occupati abusivamente, mentre la morosità riguardava circa il 45 per cento degli assegnatari. Numeri che, secondo gli ispettori, dimostrano come le iniziative adottate non abbiano prodotto gli effetti attesi.
Tra gli aspetti messi in evidenza figura anche il mancato completamento delle procedure di sgombero. Le diffide agli occupanti senza titolo sarebbero state notificate, ma i successivi provvedimenti necessari per liberare gli immobili non sarebbero stati adottati in modo sistematico. Gli interventi eseguiti hanno interessato soltanto alcuni appartamenti sarebbero stati effettuati principalmente in seguito all’attività dell’autorità giudiziaria.
La gestione del settore sarebbe stata fortemente condizionata dalla carenza di personale, ritenuta insufficiente per affrontare il numero delle pratiche pendenti. Vi sarebbero presunte interferenze esterne che avrebbero inciso sul rallentamento delle attività amministrative, in particolare durante una fase di instabilità politica dell’ente.

