Cantiere unico SAD 2, Democratici e Progressisti chiedono di fermare l’iter
Sospendere l’iter del Cantiere Unico SAD 2 e riaprire il confronto istituzionale e tecnico prima dell’avvio della gara. È la richiesta avanzata da Democratici e Progressisti, che torna sul progetto per la gestione integrata dei rifiuti che coinvolge Castellammare di Stabia e Torre Annunziata.
Al centro della posizione del gruppo c’è soprattutto il valore e la durata del futuro affidamento: otto anni per un importo complessivo indicato in circa 131 milioni di euro. Una scelta che, secondo Democratici e Progressisti, richiede una ricostruzione puntuale del percorso seguito finora, dati verificabili e una valutazione approfondita dei costi e della qualità del servizio.
La raccolta dei rifiuti e la pulizia della città, sottolineano i promotori della richiesta, rappresentano un indicatore importante della qualità della vita e dell’efficienza dell’amministrazione pubblica. A Castellammare il servizio è stato negli anni oggetto di criticità, contestazioni e interventi istituzionali. Per questo, prima di assumere nuovi impegni per un periodo così lungo, il gruppo ritiene necessario effettuare un bilancio documentato della gestione attuale e di quelle precedenti.
Democratici e Progressisti richiamano il precedente affidamento, sottoscritto nel 2023 per un importo indicato in circa 53 milioni di euro per cinque anni, chiedendo che i risultati ottenuti vengano verificati attraverso la documentazione ufficiale. In particolare, il gruppo chiede di esaminare la nota comunale del 21 gennaio, i report del direttore dell’esecuzione, i verbali di contestazione, le eventuali penali e le risposte del gestore, oltre ai dati relativi alla raccolta differenziata, alla qualità del servizio e alla realizzazione della sede operativa e legale a Castellammare.
Il confronto tra il servizio attualmente in vigore e quello progettato per il SAD 2, secondo il gruppo, dovrebbe consentire di capire se il nuovo modello sia effettivamente in grado di superare le criticità già emerse oppure rischi di trasferirle nel futuro appalto.
Una delle questioni sollevate riguarda i costi. Da una prima lettura dei documenti, sostiene Democratici e Progressisti, nei cinque anni il Comune e quindi i cittadini potrebbero sostenere un maggiore onere di circa 2 milioni di euro, che salirebbe a oltre 3 milioni nell’arco degli otto anni. A fronte di questo incremento, vengono segnalati possibili ridimensionamenti di alcuni servizi, come la raccolta del vetro e dei cartoni per le attività commerciali, e una riduzione del personale previsto per Castellammare: 130 addetti contro i 146 indicati nel 2023.
Il progetto predisposto dall’Ente d’Ambito per il Cantiere Unico tra Castellammare e Torre Annunziata prevede un affidamento di otto anni, un valore complessivo dichiarato di circa 131 milioni di euro, 204 lavoratori e 96 automezzi. Ed è proprio sul dimensionamento delle risorse che Democratici e Progressisti chiedono ulteriori chiarimenti. Il gruppo evidenzia infatti una differenza tra i 96 automezzi previsti dal nuovo piano per i due Comuni e i circa 110 mezzi attualmente in servizio a Castellammare.
Anche il numero degli addetti viene considerato meritevole di approfondimento. Il Piano, secondo quanto riportato nella nota, descriverebbe circa 170 unità nel turno mattutino, 25 nel pomeridiano e altre 25 come riserva, arrivando apparentemente a 220 unità rispetto alle 204 indicate complessivamente. Da qui la richiesta di chiarire se la riserva sia già compresa nel dato dei 204 lavoratori e se i numeri si riferiscano a lavoratori effettivi o a unità equivalenti a tempo pieno.
Per Castellammare, inoltre, il gruppo chiede di motivare la differenza tra le 130 unità indicate nel nuovo Piano e il precedente riferimento, che nella documentazione viene indicato da Democratici e Progressisti come erroneamente quantificato in circa 190 addetti, anziché nei 146 previsti dal capitolato del 2023. Per Torre Annunziata, invece, viene chiesto di dimostrare la copertura delle 74 unità rispetto ai servizi pomeridiani, balneari, mercatali e di pronto intervento.
Per Democratici e Progressisti occorre inoltre ricostruire il percorso istituzionale che ha portato alla definizione del SAD 2, verificando le iniziative assunte negli anni 2023, 2024 e 2025 dal Comune, dall’ATO Napoli 3 e dall’EDA Napoli 3. Il gruppo chiede di acquisire le comunicazioni intercorse tra gli enti, le eventuali proposte formulate autonomamente da Castellammare e gli indirizzi espressi dalla Commissione straordinaria.
La mancata espressione di un indirizzo contrario, sottolineano i Democratici e Progressisti, non dovrebbe essere considerata automaticamente come prova di un’adesione consapevole e definitiva al modello del Cantiere Unico. La richiesta, viene precisato, non è quella di sostenere che la procedura sia invalida, ma di garantire la piena conoscibilità degli atti, la tracciabilità delle decisioni e un adeguato confronto tra le amministrazioni coinvolte.
Dopo lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia, secondo il gruppo, trasparenza, controllo pubblico e chiarezza delle responsabilità assumono un rilievo ancora maggiore, anche alla luce della storia di attenzione istituzionale che ha interessato la gestione dei rifiuti in città. Per questo viene chiesta la pubblicazione di tutti i documenti che hanno portato alla definizione del Piano Industriale, del Capitolato, del Piano Economico-Finanziario, delle analisi delle alternative, del dimensionamento delle risorse e del cronoprogramma della gara.
Particolare attenzione viene dedicata proprio al Piano Industriale, al Capitolato Speciale d’Appalto e al Piano Economico-Finanziario. Secondo Democratici e Progressisti, non sarebbero sufficientemente documentati alcuni risparmi indicati nel progetto, tra cui circa 624 mila euro annui e ulteriori 240 mila euro attribuiti alla riorganizzazione dei turni a Torre Annunziata.
Il gruppo chiede quindi la pubblicazione di prospetti comparativi tra la gestione unitaria e l’ipotesi di appalti separati, comprendendo i costi del personale, dei mezzi, delle strutture, delle riserve operative, dei servizi stagionali, degli impianti e delle spese comuni. Il risparmio di 240 mila euro, inoltre, dovrebbe essere dimostrato attraverso il calcolo delle ore notturne e straordinarie eliminate, delle relative maggiorazioni, del costo del nuovo turno pomeridiano e degli effetti sulla qualità e sulla sicurezza del servizio.
Un altro capitolo di rilievo riguarda gli investimenti iniziali, quantificati nel progetto in circa 7,99 milioni di euro. Democratici e Progressisti chiedono di ricostruire per ogni categoria il piano degli investimenti, la vita utile dei beni, il valore residuo, gli investimenti sostitutivi, i costi di manutenzione e il regime proprietario delle dotazioni.
Nel mirino anche l’IRR, indicato nel documento al 34,3%, per il quale viene chiesto un prospetto completo dei flussi di cassa, degli oneri finanziari, delle imposte, del capitale circolante, dei valori residui, dei ricavi CONAI e dei costi relativi agli impianti e alle prestazioni escluse dal PEF.
Un approfondimento viene richiesto anche sulla revisione dei prezzi, con particolare riferimento al rapporto tra la formula prevista dall’articolo 31 del Capitolato e le disposizioni dell’articolo 60 del decreto legislativo 36/2023. Il gruppo chiede inoltre di chiarire gli indici ISTAT utilizzati, i pesi indicati nel 64% e 36%, la soglia di attivazione e gli eventuali conguagli in aumento o in diminuzione.
Da definire, secondo la nota, anche la titolarità, la rendicontazione e la destinazione dei ricavi CONAI, così come i costi di trattamento e smaltimento posti a carico degli enti. Democratici e Progressisti sottolineano che il minore costo dell’appalto può contribuire al contenimento della TARI, ma non determina automaticamente una riduzione della tariffa individuale.
Il gruppo chiede poi di riconsiderare alcune clausole contrattuali relative alle penali, al cumulo delle sanzioni, alla garanzia definitiva e all’eventuale incameramento della garanzia per il personale eccedente. La presenza di personale aggiuntivo, viene sostenuto, non dimostrerebbe di per sé un inadempimento o un danno per l’ente: eventuali conseguenze economiche dovrebbero essere collegate a una violazione specifica, accertata in contraddittorio e proporzionata al pregiudizio.
Anche la clausola sociale viene indicata tra gli aspetti da approfondire. Secondo Democratici e Progressisti dovrebbe tutelare l’occupazione senza tradursi automaticamente nell’assorbimento integrale del personale uscente e senza comprimere l’autonomia organizzativa del futuro gestore. Il blocco generale delle assunzioni amministrative, inoltre, dovrebbe essere sostituito, secondo il gruppo, da obblighi di servizio e di organico minimo.
La scelta del lotto unico dovrebbe poi essere motivata, viene chiesto, attraverso un’analisi del mercato, degli effetti sulla concorrenza, della partecipazione delle imprese e delle possibili alternative territoriali o funzionali. Dovrebbero inoltre essere individuati con precisione impianti, autorizzazioni, centri di raccolta, eventuali mezzi pubblici concessi in uso, servizi aggiuntivi, prestazioni a chiamata e relativi prezzi o limiti quantitativi.
Democratici e Progressisti chiedono infine di rendere noti gli eventuali incarichi affidati a soggetti esterni per la redazione del Piano, indicando procedura, oggetto, compenso, copertura finanziaria, professionalità coinvolte e prodotto consegnato. Il ricorso a consulenti, viene precisato, non costituirebbe di per sé un’irregolarità, ma le modalità di formazione della documentazione dovrebbero essere verificabili.
Nella parte conclusiva della nota vengono elencate le possibili conseguenze che, secondo il gruppo, potrebbero derivare dalla prosecuzione della procedura senza completare le verifiche e correggere le eventuali incoerenze. Tra queste vengono indicati possibili contenziosi sul bando, sul capitolato o sugli atti di approvazione, richieste cautelari di sospensione della gara o dell’aggiudicazione, eventuali necessità di rieditare la procedura, difficoltà nella comparazione delle offerte, controversie sulla sostenibilità economica delle proposte e sulla revisione del corrispettivo, oltre a possibili maggiori costi per servizi aggiuntivi, impianti, trattamento e prestazioni non adeguatamente quantificate.
Il gruppo richiama anche le possibili difficoltà nel subentro al gestore attuale e nella continuità del servizio, le questioni legate all’applicazione di penali e garanzie e il rischio di una riduzione della qualità del servizio nei periodi di maggiore pressione. Vengono citate, infine, eventuali valutazioni di responsabilità amministrativo-contabile, precisando che queste potrebbero essere prese in considerazione solo qualora fossero concretamente accertati danno, condotta imputabile e nesso causale.
Democratici e Progressisti precisano che tali conseguenze non sarebbero automatiche, ma rappresenterebbero rischi da valutare in rapporto al valore dell’appalto e alle criticità evidenziate.
La richiesta formalizzata il 17 settembre è quindi quella di sospendere l’iter nella forma attuale e riaprire il confronto istituzionale e tecnico prima dell’avvio della gara. “L’obiettivo non è escludere preventivamente il modello del Cantiere Unico – sostengono Democratici e Progressisti – ma assicurare che una gara di tale valore sia fondata su dati verificabili, prestazioni determinate, costi correttamente quantificati e adeguate garanzie per i Comuni, i lavoratori e gli utenti”.