Castellammare, allarme per le Antiche Terme: a rischio 12 milioni di euro
Dodici milioni di euro per il recupero delle Antiche Terme, altri finanziamenti già perduti, il rischio di compromettere il rilancio di uno dei patrimoni storici ed economici della città e, sullo sfondo, una presenza della camorra che continua a condizionare il territorio. È un quadro preoccupante quello delineato dai Democratici e Progressisti di Castellammare di Stabia, che lanciano un nuovo appello alle istituzioni, alle forze politiche e alla società civile: la città non può più permettersi ritardi, errori e distrazioni.
Al centro della denuncia c'è la determina comunale n. 2272, relativa alla gara europea per l'affidamento della progettazione esecutiva e dei lavori di riqualificazione e rifunzionalizzazione del complesso delle Antiche Terme e dell'annesso Parco delle Acque.
La preoccupazione riguarda soprattutto i tempi: il finanziamento di 12 milioni di euro, disposto con delibera CIPESS del 2 agosto 2022, rischia di andare perduto se entro il 31 dicembre 2026 non sarà sottoscritto il contratto con l'aggiudicatario dei lavori. Una scadenza che, secondo i Democratici e Progressisti, era nota già dal luglio 2025.
Un'eventualità che la città non può assolutamente permettersi, soprattutto dopo le precedenti perdite di risorse pubbliche: 15 milioni destinati a Savorito e 35 milioni revocati per gli interventi relativi al porto e a Fincantieri.
«Dopo quattro anni dal finanziamento sarebbe davvero uno scuorno inaccettabile», sottolineano i Democratici e Progressisti, che hanno presentato una nuova nota, la terza dal 2023, per chiedere chiarimenti sull'iter amministrativo, sull'aumento dei costi e sulle scelte progettuali che hanno portato alla suddivisione dell'intervento in due lotti.
Uno degli aspetti più critici riguarda proprio la struttura dell'intervento. Il secondo lotto, per un importo vicino ai sei milioni di euro, non risulta coperto dall'attuale finanziamento e comprende opere considerate necessarie per completare la piena funzionalità del complesso: la realizzazione di un'area piscine all'aperto e il ripristino del blocco terapeutico ai piani superiori dell'edificio principale.
Il rischio, secondo il movimento politico, è quello di realizzare un'opera soltanto parziale, rinviando a una fase successiva il completamento dello stabilimento termale.
Da qui una domanda politica precisa: perché, nel corso di questi anni, non si è cercato di aprire un confronto con la Regione Campania e con il Governo per ottenere le risorse aggiuntive necessarie a realizzare l'intero progetto?
Per i Democratici e Progressisti, non aver perseguito questa strada rappresenta un errore che oggi rischia di pesare ulteriormente sul futuro della città.
La vicenda delle Antiche Terme, secondo la ricostruzione contenuta nella nota, ha radici lontane.
Il complesso era stato già ristrutturato nell'ambito del Contratto d'Area, con appalto del 7 marzo 2007, e consegnato nel 2012. Eppure, nonostante gli interventi realizzati e le risorse disponibili, la struttura non è mai entrata pienamente in funzione.
Un dato viene indicato come particolarmente emblematico: la determina n. 90 del 26 settembre 2017, relativa ai lavori di restauro, evidenziava una minore spesa di 1.689.854 euro dovuta al mancato appalto degli arredi e delle attrezzature sanitarie.
In sostanza, le Terme erano state ristrutturate, ma non arredate e attrezzate, nonostante la disponibilità delle risorse.
Una vicenda che assume un significato ancora più grave dopo la chiusura delle Nuove Terme, quando il recupero delle Antiche Terme e delle acque stabiesi avrebbe potuto rappresentare un'importante opportunità per salvaguardare un settore storico dell'economia cittadina.
A questo si aggiunge il rischio legato alle concessioni, compresa quella dell'Acetosella, il cui rinnovo è collegato alla ripresa dell'attività di imbottigliamento. Un obiettivo che, secondo i firmatari della nota, non è mai stato affrontato con una strategia concreta, nonostante nel 2023 il Comune abbia speso 700mila euro per acquisire all'asta una parte dello stabilimento.
Dopo il secondo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche, la città si trova ad affrontare una situazione particolarmente difficile. Secondo il movimento, occorre una riflessione seria anche sulla legge che disciplina lo scioglimento degli enti locali, sulle responsabilità della politica e della struttura amministrativa e sul ruolo delle Commissioni straordinarie chiamate a guidare i Comuni durante il periodo di commissariamento.
La normativa, sostengono, dovrebbe essere rivista, introducendo strumenti più efficaci e maggiori responsabilità per chi amministra la cosa pubblica.
Ma soprattutto non bisogna abbassare la guardia.
«La camorra esiste, agisce e condiziona la vita economica e politica della città e di parti dei nostri quartieri. Continua a uccidere», è il monito contenuto nel documento.
Un richiamo che diventa ancora più attuale alla luce dell'omicidio avvenuto a Pimonte, indicato dai Democratici e Progressisti come un ulteriore e drammatico segnale della capacità di azione della criminalità organizzata nell'area stabiese e dei Monti Lattari.
Per questo viene chiesto un impegno ancora più forte e coordinato da parte delle istituzioni, della politica e della società civile, affinché il contrasto alla camorra non si limiti alle dichiarazioni di circostanza, ma diventi una priorità concreta e permanente.
Per i Democratici e Progressisti, la svolta non può essere rimandata alla campagna elettorale: deve essere costruita adesso, partendo dai problemi concreti che condizionano la vita dei cittadini e dalle opportunità che Castellammare rischia di perdere nei prossimi mesi.
In questa direzione viene richiamato anche il documento del 21 ottobre, sottoscritto da diverse forze politiche e civiche: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Verdi, Sinistra Italiana, Per, Psi, Democratici e Progressisti e Italia Viva.
L'obiettivo è aprire una nuova fase, superando vecchi recinti e contrapposizioni, per costruire un progetto politico e civico capace di coinvolgere energie nuove, giovani e realtà impegnate nel cambiamento.
«Lavoriamo insieme, evitando di ripetere stancamente titoli e formule, quasi fossero un programma elettorale», è l'invito rivolto alla città. La proposta è quella di costruire un movimento ampio e inclusivo per il riscatto di Castellammare, individuando le priorità da affrontare immediatamente e sottoponendole alla Commissione straordinaria, alla Città Metropolitana, alla Regione e al Governo.
Tra le proposte anche quella di promuovere un accordo istituzionale e uno strumento specifico per sostenere e accompagnare i Comuni che hanno subito lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, eventualmente attraverso una fase di sperimentazione.
L'ambizione è fare di Castellammare un punto di partenza per un nuovo rapporto tra istituzioni e territori in difficoltà.
Il messaggio conclusivo è netto: non c'è più tempo da perdere. Il rilancio economico, il recupero delle Antiche Terme, la tutela delle risorse pubbliche, il contrasto alla camorra e la costruzione di una nuova stagione amministrativa sono sfide che non possono essere affrontate separatamente.
La città ha bisogno di risposte immediate, di una visione condivisa e di una classe dirigente capace di assumersi responsabilità. Perché aspettare il 2028 potrebbe significare arrivarci con una Castellammare ancora più impoverita e con meno opportunità di ripartenza.