Ci sono tradizioni che attraversano il tempo, custodiscono la memoria di un popolo e, soprattutto, raccontano qualcosa della sua identità. A Castellammare di Stabia, tra le usanze legate alla ricorrenza del 2 novembre, ce n'è una davvero particolare: quella dei torroncini dei morti, una specialità dolciaria che si distingue dalle tradizioni del resto della Campania per una caratteristica tanto semplice quanto originale: trasformare il ricordo dei defunti in una dichiarazione d'amore.
Nel periodo dedicato alla commemorazione dei morti, in Campania è consuetudine regalare il cosiddetto torrone dei morti. Un dolce che, secondo la tradizione popolare, nasce anche con l'intento di esorcizzare attraverso il cibo l'angoscia della morte. Nella sua versione più classica è composto da cioccolato e mandorle, anche se oggi viene proposto in numerose varianti e gusti. Nella cultura napoletana, invece, è diffuso anche 'll'uosso 'e muorto', un dolce dalla forma allungata, simile a un sigaro, preparato con zucchero e mandorle.
A Castellammare, però, la tradizione assume un significato completamente diverso. Il torrone perde la sua classica forma e diventa un piccolo capolavoro di pasticceria, realizzato a forma di cuore, stella, luna e in tante altre figure. La vera particolarità è la decorazione: ogni torroncino può essere accompagnato da una frase personalizzata, un messaggio affettuoso o una dedica destinata alla persona amata.
Anche la ricetta si distingue. Al posto della classica combinazione di cioccolato e mandorle, il cuore del dolce è costituito da un morbido impasto di torrone preparato con mandorle, miele e albume d'uovo, successivamente ricoperto da una naspratura al cioccolato oppure da zucchero colorato.
Ma dietro questa singolare usanza c'è soprattutto una storia, raccontata da Libero Ricercatore, tramandata oralmente da diverse generazioni di gallettari, che ha il sapore di una favola popolare.
I protagonisti sono 'Fonso e 'Ntunetta, due fidanzati stabiesi. Durante il periodo dedicato alla commemorazione dei defunti, la ragazza era solita vivere con particolare tristezza quei giorni, perché le ricordavano la perdita della madre. Ogni anno, con malinconia, ripeteva al suo innamorato: «Fo', comme songhe amare chisti juorne!».
Un dolore che 'Fonso non riusciva a cancellare, ma che desiderava almeno alleviare. Così, per restituire un sorriso alla sua amata, decise di mettere all'opera la propria creatività nel laboratorio. Preparò un dolce dalla forma di cuore e lo donò a 'Ntunetta, accompagnando il regalo con una frase destinata a rimanere nella tradizione: «Ora ti ho addolcito questi giorni!».
Da quel gesto sarebbe nata l'usanza stabiese dei torroncini dei morti: non più soltanto un dolce legato alla ricorrenza dei defunti, ma un piccolo dono attraverso il quale esprimere affetto, vicinanza e amore.
Una tradizione che racconta anche il carattere di Castellammare, capace di reinterpretare un'usanza popolare e darle una veste tutta propria. Perché, in fondo, se altrove il torrone dei morti richiama simbolicamente la terra che accoglie la vita, a Castellammare diventa il modo per ricordare che anche nei giorni più malinconici c'è spazio per un gesto capace di addolcire il cuore.