Politica
Solo x Stabia incontra il Comitato Terme
Avviato un percorso comune per la tutela delle sorgenti e il recupero del patrimonio termale. «Non è una battaglia per il termalismo, ma per riscoprire l’identità di un popolo».
Le acque sono la storia di Castellammare di Stabia, la sua ricchezza più autentica e un patrimonio naturale che per decenni ha rappresentato un’opportunità di benessere, sviluppo economico e aggregazione sociale. Eppure, oggi, proprio questo patrimonio rischia di essere definitivamente compromesso dall’abbandono e dall’assenza di una visione capace di guardare al futuro.
È con questa consapevolezza che ieri sera SOLOXSTABIA ha incontrato i componenti del Comitato Terme di Stabia, ponendo le basi per l’avvio di un percorso comune finalizzato alla tutela delle sorgenti e al recupero del patrimonio termale cittadino. Un confronto prezioso, arricchito dal contributo di esperti tecnici e accademici, che ha permesso di approfondire il legame profondo tra le acque, le strutture realizzate per valorizzarle e la storia della comunità stabiese.
La condizione in cui versano le Terme sembra riflettere quella che attraversa oggi Castellammare: un progressivo abbandono, accompagnato dall’indifferenza verso ciò che rappresenta la memoria collettiva e potrebbe ancora costituire una risorsa per il futuro. Due realtà accomunate da una ferita che rischia di diventare insanabile se non si interviene con scelte concrete e una prospettiva di lungo periodo.
Nel corso dell’incontro si è discusso di progetti concreti e realizzabili, di interventi da avviare gradualmente per recuperare quei luoghi e restituire alla città la ricchezza che per decenni le Terme hanno custodito e offerto generosamente alla comunità. La prima, indispensabile priorità è la messa in sicurezza delle sorgenti: un patrimonio straordinario, prezioso per la salute e potenzialmente capace di generare nuove opportunità economiche e occupazionali.
Ma per comprendere le ragioni del declino delle Terme bisogna avere il coraggio di guardare alla storia delle scelte compiute. Le Terme non esistono più a Castellammare perché c’è la camorra? Nient’affatto. La loro fine è il risultato di decenni nei quali è mancata una gestione all’altezza del valore di quel patrimonio, una strategia di rilancio e una vera cultura delle acque. Come se, per troppo tempo, il destino di una risorsa fondamentale fosse stato affidato a logiche estranee all’interesse collettivo.
Quei luoghi, un tempo punto di incontro e di coesione per la comunità, sono stati progressivamente svuotati della loro funzione. Prima dall’interno, attraverso politiche occupazionali piegate a logiche clientelari ed elettorali; poi dall’esterno, con la devastazione e la spoliazione delle strutture. Oggi l’ingresso delle Nuove Terme restituisce un’immagine drammatica: sembra la carcassa di un animale i cui brandelli siano stati strappati da avvoltoi e corvi quando la carne era ancora viva.
Eppure, persino in quello scenario di degrado, sopravvivono le tracce di un’architettura colta e sapiente. Basta saper guardare oltre gli squarci, i rovi e le ferite inferte a un complesso che racconta una delle pagine più significative della storia stabiese. Quella bellezza non è scomparsa del tutto e rappresenta ancora una ragione per credere nella possibilità di recupero.
A determinare la crisi delle Terme non è stato un destino inevitabile, ma l’assenza di visione, di pianificazione economica e di programmazione. È mancata la capacità di riconoscere nelle acque una risorsa strategica, da tutelare e valorizzare attraverso un progetto capace di coniugare salute, turismo, occupazione e sviluppo del territorio.
Oggi, invece, si rischia di cancellare definitivamente questa prospettiva, trasformando un’area storicamente legata alla cura idropinica in una nuova zona ospedaliera. Una scelta che solleva interrogativi sulla programmazione della domanda sanitaria, soprattutto mentre altri presidi ospedalieri del comprensorio attendono ancora, dopo anni, l’avvio delle proprie attività.
Il timore è che si riproponga ancora una volta una politica del cemento fine a sé stessa, incapace di considerare il valore complessivo dei luoghi e le possibilità offerte da un patrimonio naturale e architettonico unico. Castellammare non può permettersi di rinunciare alle proprie sorgenti senza aver prima valutato ogni alternativa possibile.
Non esiste, infatti, una contrapposizione inevitabile tra il recupero delle Terme e il potenziamento dei servizi sanitari. È possibile immaginare una progettualità capace di tenere insieme queste esigenze, valutando anche l’inserimento di una struttura pubblica di alta specializzazione, dedicata, ad esempio, alle malattie rare o alla cura dei tumori, all’interno di un più ampio progetto di riqualificazione del complesso termale.
Un’ipotesi da approfondire attraverso studi di fattibilità e un’attenta programmazione, ma che consentirebbe di aprire una prospettiva diversa: restituire alla città un luogo di cura senza cancellarne la vocazione originaria, valorizzando al contempo il patrimonio architettonico e ambientale.
Il parco delle Terme potrebbe tornare a essere uno spazio di serenità e accoglienza, accessibile agli stabiesi e ai turisti, ma anche ai pazienti e alle loro famiglie, chiamati ad affrontare la battaglia più difficile contro la malattia. Un ambiente nel quale la qualità della cura possa accompagnarsi alla dignità dei luoghi, al verde e alla possibilità di ritrovare momenti di sollievo.
L’incontro tra SOLOXSTABIA e il Comitato Terme di Stabia rappresenta, dunque, un primo passo verso una riflessione condivisa sul futuro di un patrimonio che appartiene all’intera città. La sfida non riguarda soltanto il rilancio del termalismo, ma il modello di sviluppo che Castellammare intende costruire e la capacità di proteggere le proprie risorse, trasformandole in opportunità per le generazioni future.
È questa la ragione per cui la battaglia per le acque rappresenta una delle motivazioni fondamentali dell’impegno di SOLOXSTABIA. Non una semplice rivendicazione del passato, ma la volontà di impedire che una parte essenziale della storia stabiese venga cancellata dall’indifferenza e dalle scelte sbagliate.
Perché le acque non sono soltanto sorgenti da mettere in sicurezza o strutture da recuperare. Sono memoria, cultura, benessere e possibilità di sviluppo. Sono ciò che ha reso Castellammare una città riconoscibile e che potrebbe ancora contribuire al suo rilancio.
La battaglia per le acque non è una lotta per il solo termalismo. È una lotta per riscoprire l’identità di un popolo e restituire a Castellammare la possibilità di credere nel proprio futuro.

